La frutta cresce meglio se la si misura

Un calibro particolare, il Calibit, e algoritmi specifici inventati dalla bolognese HK - Horticultural Knowledge permettono di aumentare la pezzatura. L'esempio di Pink Lady: nel 2014 +2,69 mm in media per ettaro. Guarda il video

Barbara Righini di Barbara Righini

Questo articolo è stato pubblicato oltre 3 anni fa

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Calibit è un calibro particolare a cui è stata aggiunta una memoria

Diversi anni di ricerca universitaria e poi il lancio commerciale nel 2011 con il motto: “Se puoi misurarlo, puoi migliorarlo”.

HK, Horticultural Knowledge, fondata nel 2011 a Bologna da un gruppo di ricercatori dell'università coordinati dal professor Luca Corelli Grappadelli della Facoltà di Agraria, si è specializzata nell'agricoltura di precisione applicata alla frutticoltura, in particolare alla coltivazione di mele e pere.

Utilizzando un calibro particolare, il Calibit, e applicando algoritmi sviluppati dai ricercatori, è possibile controllare la velocità di crescita dei frutti, prevedere la produzione finale e la pezzatura. Si tratta di informazioni molto importanti che, conosciute in tempo, permettono all'imprenditore agricolo di calibrare gli input all'appezzamento agricolo, aumentandone la produttività e quindi la redditività.

La società monitora al momento 350 ettari di frutteti fra Spagna, Italia e Francia, lavorando con realtà affermate come Apofruit, Agrintesa o Melavì

Il frutticoltore misura con Calibit un campione casuale di frutti prelevati da 12 piante per ettaro, trasferendo poi i dati raccolti sul portale web PerFrutto: immediatamente conosce quindi la velocità di crescita media, il calibro medio previsto alla raccolta e la distribuzione in classi di pezzatura per ogni appezzamento monitorato.

Ho notato che con l'accrescimento regolare dei frutti ottengo un calibro superiore e una migliore colorazione”, racconta Davide Marconi, agricoltore di San Pietro in Vincoli (Ra) che da 10 anni utilizza il metodo su 8 ha di Pink Lady. “In termini di lavoro in più per gli 8 ettari sono circa 80 ore, ma ne vale la pena”.

Secondo i dati resi noti da HK per il 2014, prendendo un ettaro coltivato a Pink Lady come esempio, con un incremento di diametro medio reale di 2,69 mm fra prima previsione e misurazione finale, è stato possibile realizzare un incremento di valore (considerando un prezzo medio di 0,40 euro/Kg) pari a 1935 euro per ettaro. Nella pratica, con un calcolo approssimativo, è possibile dedurre che lavorando 80 ore in più per stagione (su un appezzamento di 8 ettari come quello di Marconi) ogni ora di lavoro viene retribuita con un aumento di valore di circa 193 euro

Fra i primi a credere nelle potenzialità del metodo, quando ancora era in fase sperimentale, la cooperativa Apofruit. Ora lo utilizza su 80 ettari di melo e 30 circa di pero.
Non è un sistema che si apprezza da subito – racconta Alberto Grassi, direttore tecnico di Apofruit - I risultati si vedono con il tempo. Con lo storico riesci ad vedere l'alta produttività della quale beneficiano gli impianti. In pratica rimani sempre nella parte alta del listino della cooperativa”.

Se per il singolo frutticoltore il vantaggio è quello di poter aumentare la pezzatura dei frutti, per una realtà come Apofruit, sapere in anticipo quantità e qualità corrispondenti ai diversi appezzamenti permette di “impostare una buona campagna commerciale”.
 

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Fonte: Agronotizie

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Tag: frutticoltura innovazione ricerca agricoltura di precisione

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