Campania: olivicoltura di qualità e sostenibile

Presentati a Portici diversi studi per modernizzare il settore olivicolo oleario regionale in occasione dell'incontro organizzato dall'Università degli Studi di Napoli Federico II e l'Accademia nazionale dell'olivo e dell'olio in Campania

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

Questo articolo è stato pubblicato oltre 4 anni fa

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La Campania ha circa 70mila ettari di oliveto, un potenziale produttivo annuo di circa 2,5 milioni di quintali di olive
Fonte foto: © Textu - Fotolia

Il mondo della ricerca e della sperimentazione agraria si conferma al servizio della filiera olivicola della Campania: e prova dare delle indicazioni per la modernizzazione del comparto, che nelle cinque province campane esprime un importante potenziale.
 
Infatti, lo scorso 22 ottobre si è tenuto a Portici, nella Reggia borbonica, sede del Dipartimento di Agraria dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, il convegno “L’olivicoltura campana: sostenibilità, sistemi territoriali e qualità” dove sono stati presentati i principali risultati di recenti ricerche condotte in Campania nell’ambito del settore olivicolo-oleario.

La Campania ha circa 70mila ettari di oliveto, un potenziale produttivo annuo di circa 2,5 milioni di quintali di olive, ben 550 impianti di trasformazione tra oleifici e frantoi, che possono arrivare a produrre fino a 400mila quintali di olio e ben cinque Dop di olio Evo. Ma la realtà è molto frammentata e le coltivazioni possono ancora migliorare in qualità e produttività.

Il convegno, organizzato dai docenti Claudio Di Vaio e Raffaele Sacchi, in collaborazione con l’Accademia nazionale dell’olivo e dell’olio, ha visto numerose presenze, oltre 100 partecipanti, tra accademici, agronomi, produttori e studenti per dibattere le tematiche più attuali dell’intera filiera: dall’analisi del mercato alla valorizzazione del prodotto, gli aspetti varietali, le tecniche di coltivazione, la meccanizzazione, la difesa, fino alle tecnologie della trasformazione e alla qualità dell’olio.
 
Riccardo Gucci, presidente dell’Accademia nazionale dell’olivo e dell’olio, ha aperto i lavori e moderato il convegno. Gucci ha sottolineato l’importanza di giornate di formazione e di informazione di questo tipo, che l’Accademia dell’olivo e dell’olio per la prima volta ha organizzato in Campania.
 
Fabio Terribile, docente dell’Università di Napoli, ha parlato di “Un sistema Geo-spaziale di Supporto alle Decisioni per l'Olivicoltura (Soilconseb-Life)”, sottolineando l’importanza di un approccio integrato per la gestione del territorio.
 
Il secondo intervento è stato di Claudio Di Vaio docente dell’Università di Napoli, che ha esposto la relazione “L’olivicoltura campana e il suo Patrimonio genetico”, con un excursus sulle aree di produzione e le varietà presenti nella regione, mettendo in evidenza tutte le azioni che sono state realizzate negli ultimi 15 anni per individuare, caratterizzare e valorizzare il germoplasma olivicolo in Campania.
 
A seguire Tiziano Caruso dell’Università degli Studi di Palermo, ha disquisito in merito alla "Olivicoltura ad elevato grado di meccanizzazione: limiti e prospettive degli impianti in parete" confrontando sistemi di allevamento tradizionali e intensivi.
 
Antonio Leone del Cnr, con l’intervento dal titolo “Olivicoltura di qualità e territorio in provincia di Benevento: il contributo del progetto Cisia del Cnr”, ha fatto una fotografia sull’olivicoltura beneventana e su come il tipo di suolo influenzi le caratteristiche degli olii.
 
Emilio Guerrieri del Cnr, che ha esposto il tema Il controllo della mosca dell‘olivo in un'epoca di Cambiamenti climatici”, ha sottolineato l’importanza del monitoraggio e di una lotta integrata (biologica e chimica) all’insetto chiave dell’olivo, ponendo particolare attenzione su fattori climatici/ambientali come temperatura e umidità che possono essere di limitazione per la mosca.
 
Ultimo oratore della giornata è stato Raffaele Sacchi dell’Università di Napoli, che ha parlato dell’“Innovazione eco-sostenibile e qualità nella filiera olivicolo-olearia campana” e dell’olio come alimento funzionale illustrando i risultati del progetto Iteo realizzato in Cilento e di nuove acquisizioni sulla qualità sensoriale degli extravergini ed i loro riflessi sul benessere e sulla sazietà.

Fra gli interventi non programmati c’è stato quello di Francesco Vinale (Cnr), che ha presentato il progetto di ricerca Linfa Laboratorio pubblico-privato per la ricerca e l’innovazione nella filiera olivicola" e quello di Luciano Bosso su “La potenziale distribuzione di Xylella fastidiosa in Italia: un modello massimo di entropia”.
 
Ha concluso il convegno Riccardo Gucci che ha sottolineato l’importanza di un approccio multi-disciplinare nell’affrontare le problematiche della filiera olivicola moderna.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: ricerca olio olivicoltura difesa integrata Xylella fastidiosa

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