Sicilia, grande successo per il convegno internazionale sul pomodoro

Genetica, difesa fitosanitaria, tracciabilità e sicurezza alimentare al centro del First international symposium on tomato genetics for mediterranean region

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Da sinistra: Luciano Trentini e Massimo Mirabella durante la seconda giornata del simposio

La sala convegni del PalaAgrisicilia a Vittoria (Rg) ha fatto da cornice l’8 ed il 9 ottobre al First international symposium on tomato genetics for mediterranean region, il convegno organizzato dal mensile Agrisicilia - diretto da Massimo Mirabella - per discutere di genetica, difesa fitosanitaria, tracciabilità e sicurezza alimentare del pomodoro con alcuni tra i massimi esperti italiani e stranieri. 

Le due giornate hanno visto la presenza di 240 persone e l’inaugurazione del primo centro convegni in Italia dedicato al settore agricolo: il PalaAgriSicilia.

Dopo la prima giornata di studi dedicata agli scenari futuri del pomodoro e delle sementi di qualità, che ha fornito ai professionisti e agli addetti ai lavori numerosi spunti di riflessione sulle tendenze del mercato e sulle direzioni di ricerca intraprese dalle aziende sementiere internazionali, gli interventi di della seconda giornata si sono concentrati sul tema della difesa fitosanitaria. 

A caratterizzare la prima giornata di studi sono state le relazioni dei ricercatori israeliani Haim Rabinowitch (Hebrew University of Jerusalem) e Eytan Kachel, sales manager della società Philoseed, specializzata nella produzione di sementi per pomodoro, e del francese Philippe Verschave, manager della Vilmorin, azienda storica, leader in Europa nella produzione di sementi per ortaggi.

In particolare, Rabinowitch nella sua relazione "Red Revolution - the tomato’s future” ha indicato come ricerca scientifica, migliore qualità, resa maggiore a costi minori, diversificazione e resistenza genetica alle malattie saranno le chiavi del successo per il pomodoro del futuro. Per questi motivi Rabinowitch prevede l'aumento delle coltivazioni in serra rispetto a quelle in pieno campo e l'aggregazione delle piccole aziende in organismi più ampi, in grado di sostenere i costi della ricerca e dell'innovazione.

Eytan Kachel, considerato il padre del ciliegino, nel suo intervento “From an idea to innovation” ha raccontato come è nato un prodotto che ha spopolato sui mercati italiani ed europei. Dopo un confronto tra la ricerca varietale israeliana e le abitudini alimentari dei consumatori italiani, attenti al gusto, ai colori e alla bellezza estetica del prodotto, nel 1988 è stato sperimentato il “Naomi”, la prima varietà a grappolo piccolo, la cui produzione è stata avviata proprio nel sud est siciliano, con il nome di “pomodorino di Pachino”.

Philippe Verschave ha tracciato una panoramica sulla propria azienda, Vilmorin, la più antica che si conosca nel settore della vendita di sementi (oltre 270 anni). Oggi l'azienda ha 9 mila dipendenti e sedi in tutto il mondo. L'Italia, dove Vilmorin è presente da 28 anni, rappresenta il principale mercato dell'azienda per ciò che riguarda il pomodoro. Verschave ha presentato i prodotti di punta ed il terreno su cui i ricercatori si stanno misurando già da alcuni anni.

Andrea Restuccia della MedHermes, società sementiera internazionale che ha la sua sede centrale a Ragusa, ha presentato le attività del gruppo nel campo della ricerca indipendente, della produzione e commercializzazione di sementi da orto ibride professionali. L'azienda conta 41 varietà registrate in Europa, di cui 29 di pomodoro. Alcune di queste sono resistenti alle principali malattie virali veicolate da insetti come il Tylcv (Tomato yellow leaf curl virus, nota come "mosca bianca"). Restuccia ha presentato anche Tomato Cult, una piattaforma ispirata al mondo dei social network, attualmente dedicata al pomodoro e il cui obiettivo è mettere in comunicazione produttori e consumatori finali.

Nella seconda giornata hanno parlato di difesa fitosanitaria gli italiani Luciano Trentini (Foodis, vicepresidente del gruppo di esperti "Qualità e Promozione" della Commissione europea) Antonia Carlucci (Università di Foggia), Walter Salvatore Davino (Università di Palermo), Alberto Lipparini (Assosementi), Assunta Bertaccini (Università di Bologna), Francesco Giuffrida (Università degli Studi di Catania) e l'israeliano Moshe Lapidot (Institute of Plant Sciences Volcani Center).

In particolare Trentini, nel suo intervento su “La produzione del pomodoro in Italia, in Europa e nel bacino del Mediterraneo”, ha messo in evidenza le difficoltà di operare su un mercato saturo, che può crescere solo per mezzo della diversificazione e dell'aumento della qualità. Il fondatore di Foodis ha collegato le patologie all'economia: ogni anno le virosi "falciano" il 10-15% della produzione complessiva. La competitività passa, dunque, attraverso il lavoro dei genetisti e la loro capacità di creare varietà più resistenti. 

Alberto Lipparini ha affrontato il tema de “Il miglioramento varietale e la tracciabilità delle produzioni strumenti imprescindibili per una orticoltura di qualità" portando l’esempio del progetto "Road to quality”, certificato, rivolto a sementieri e vivaisti. 

Antonia Carlucci ha compiuto un'ampia carrellata sulle “Principali patologie fungine e batteriche del pomodoro dal vivaio al campo”, analizzando i sintomi, l'epidemiologia, ma anche le misure di prevenzione e la lotta agli agenti patogeni, in gran parte affidate a un'attenta osservazione dell'agricoltore e valutazione dei tecnici. 

Walter Salvatore Davino, nel suo intervento su “Le principali virosi del pomodoro in Sicilia”, ha focalizzato l'attenzione su una decina di virus attivi nell'isola e in particolare nel ragusano, lanciando l'allarme per un nuovo agente patogeno noto come Southern Tomato Virus, che produce lievi danni ma aumenta la vulnerabilità delle piante ad altri virus. Nella sessione pomeridiana, il docente universitario ha analizzato in particolare il caso del cosiddetto “Mosaico del Pepino”, un virus a bassa variabilità diffuso a macchia d'olio in Sicilia tra il 2011 e 2013 da incaute talee. 

Moshe Lapidot ha parlato su“Genetic resistance to Tylcv - from disease identification to gene discovery”, e in premessa ha presentato la struttura e le attività del Volcani Center, il più grande centro di ricerca agricola in Israele. Entrando in argomento, il ricercatore israeliano ha tracciato una breve storia del Tomato yellow leaf curl virus veicolato dalla "mosca bianca" e ha illustrato come si è giunti per via di ibridazioni a isolare la linea di resistenza TY172. Un caso di successo della genetica, questo, nella lotta impari contro uno dei virus che provoca più danni alle colture di pomodoro.
  
Assunta Bertaccini con “Phytoplasmas and other bacteria threatening tomato production” ha analizzato le differenze, i sintomi e la diffusione geografica dei fitoplasmi e dei batteri, illustrando i relativi protocolli di trattamento per le piante. Nel caso dei batteri, che non sono veicolati da insetti, per impedire il contagio è necessario estirpare le colture e mantenere puliti l'acqua, l’ambiente e gli arnesi di lavoro.

Francesco Giuffrida ha spostato l'attenzione sul tema della “Fertirrigazione del pomodoro fra attualità e innovazione”, auspicando l'uso di metodi e tecnologie già note di distribuzione ottimale delle sostanze nutritive con l'acqua di irrigazione per aumentare le rese. Si tratta di tecnologie di collaudata efficacia, ma spesso inapplicate, a vantaggio di soluzioni più costose e più pubblicizzate.
 
 
 
 

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