Nocciolo, il rilancio passa dalla sostenibilità

Il settore corilicolo è in espansione, grazie alla crescita della domanda mondiale e ai prezzi elevati. AgroNotizie ha intervistato Maria Corte, ricercatrice del Creso

Lorenzo Cricca di Lorenzo Cricca

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Negli ultimi anni alcune referenze dell’ortofrutta fresca sono state messe a dura prova e per questo motivo cresce l'interesse per il nocciolo, anche al di fuori dei territori storicamente vocati alla corilicoltura
Fonte foto: CReSO - consorzio di ricerca, sperimentazione e divulgazione per l' ortofrutticoltura piemontese

Il nocciolo è una specie dal grande potenziale, che ha tutte le carte in regole per offrire interessanti opportunità ai produttori. La produzione media annua mondiale di nocciole in guscio si aggira attorno al milione di tonnellate (dati Fao 2014), con un incremento del 35% rispetto al 2000; la domanda mondiale di nocciole è in crescita.
Quest'anno però la Turchia, dove viene prodotto il 70% dell'intera produzione mondiale, è stata soggetta ad un clima pessimo che ha drasticamente ridotto i raccolti: da 800 mila a 540 mila tonnellate. Questo ha prodotto contraccolpi al mercato corilicolo e all'industria.

AgroNotizie ha intervistato Maria Corte - ricercatrice del Creso - Centro di ricerca e sperimentazione per l'ortofrutticoltura piemontese - per approfondire alcuni aspetti del nocciolo e del settore corilicolo.

La domanda mondiale di nocciole è in crescita. Quale è la situazione attuale?
"Le nocciole mantengono un andamento positivo legato alla crescente richiesta di mercato - spiega Maria Corte -, a differenza di altri prodotti ortofrutticoli penalizzati da eccedenze produttive e prezzi al di sotto dei costi di produzione. A livello mondiale la Turchia è il primo produttore con circa 800 mila tonnellate. Seguono poi l’Italia con 80 mila tonnellate (quindi un decimo di quella turca), gli Stati Uniti con 30 mila tonnellate, la Spagna ed alcuni paesi emergenti come Cina, Azerbajian, Georgia e Cile. Le nocciole turche vengono prevalentemente esportate e l’Italia con una quota di import vicina al 90% è tra i primi acquirenti".
 
Quali sono le prospettive per la coltivazione del nocciolo in Italia? Quali le sue prospettive di mercato?
"L’Italia con circa 71 mila ettari, dislocati tra Piemonte, Lazio, Campania e Sicilia, e con produzioni medie oscillanti tra 100 e 130 mila tonnellate all’anno, è il primo produttore di nocciole europeo. I flussi commerciali nel periodo 2010-2013 evidenziano una richiesta crescente di nocciole da parte dell’industria dolciaria. L'offerta interna è però insufficiente e di conseguenza c'è stato un incremento delle importazioni dall’estero (circa 35 mila tonnellate/anno di nocciole). I dati medi delle scorse stagioni mostrano un trend positivo per produzione e prezzi. Quest’anno, complici le gelate che hanno compromesso la produzione delle province settentrionali della Turchia, i prezzi delle nocciole italiane sono schizzati alle stelle con valori superiori alla media. La Tonda Gentile Trilobata (la varietà più pregiata) ha raggiunto i 520,00 euro al quintale (Fonte dati: Camera di Commercio di Cuneo). Corsi e ricorsi storici insegnano che annate così sono del tutto eccezionali. Con una produzione di nocciole turche a pieno regime, i prezzi sono destinati a calmierarsi verso il basso, anche se la domanda di materia prima rimane intatta".
 
Il settore corilicolo è in forte espansione. Può essere il nocciolo un’occasione per riconvertire, nelle aree vocate, terreni coltivati a colture che non soddisfano più?
"Negli ultimi anni alcune referenze dell’ortofrutta fresca sono state messe a dura prova sia per la crisi dei consumi, ma anche a causa di emergenze fitosanitarie inaspettate. La frutta secca, e in particolare il nocciolo, ha presentato un andamento anticiclico, spuntando prezzi crescenti e remunerativi. Per questo l’interesse per il nocciolo cresce, anche al di fuori dei territori storicamente vocati alla corilicoltura. Negli ambienti collinari e pedemontani presenta il vantaggio di essere una coltura sostenibile da un punto di vista ambientale, con basso fabbisogno di imput energetici (acqua, agrofarmaci), con un ruolo attivo per il mantenimento del terreno contro il rischio di frane e smottamenti e d'interesse paesaggistico.
La rusticità del nocciolo non deve però indurre a credere che si adatti a tutti gli areali. La domanda riguardo le aree vocate è già una risposta: prima di realizzare nuovi impianti occorre valutare attentamente la vocazionalità del territorio. Zone eccessivamente umide o ventose, fondovalle soggetti a intensi fenomeni di inversione termica, terreni che non drenano a sufficienza sono sconsigliati per la corilicoltura. Realizzare noccioleti in aree non vocate li espone a squilibri vegeto-produttivi, aumentando la sensibilità alle malattie e riducendone le potenzialità produttive. Saranno inevitabilmente i primi a non essere economicamente sostenibili quando le quotazioni di mercato si riposizioneranno su livelli meno brillanti rispetto alla situazione attuale".

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: frutticoltura import/export mercati interviste sostenibilità frutta in guscio

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