Piccoli frutti, "Vi racconto la mia storia"

AgroNotizie ha intervistato Marika Servadei, che ha trovato nuove opportunità nella riconversione della sua azienda sulle colline forlivesi da kiwi a mirtillo

Lorenzo Cricca di Lorenzo Cricca

Tecnica
Questo articolo è stato pubblicato oltre 6 anni fa

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Piccoli frutti e mirtillo: una nuova opportunità produttiva per gli agricoltori
Fonte foto: © Agronotizie

Cresce l'interesse verso i piccoli frutti agli occhi di agricoltori e operatori del settore. Il loro valore aumenta grazie agli aspetti legati alla riconversione e alla differenziazione colturale, all’elevata redditività, alla valorizzazione delle aree interne e marginali e alle preferenze dei consumatori sempre più attenti alla salubrità e alle proprietà nutraceutiche. Inoltre, si inseriscono perfettamente nell'ottica di un'agricoltura sostenibile e maggiormente attenta alle esigenze dell'ambiente.

AgroNotizie ha chiesto a Marika Servadei, proprietaria dell'Azienda Rio del Sol di Petrignone di Forlì, di parlare della sua esperienza di produttore di mirtillo e di approfondire le dinamiche che guidano le sue scelte. 

"La coltivazione dei piccoli frutti è stata caratterizzata da un notevole dinamismo negli ultimi anni - spiega Marika Servadei -. Grazie a questo crescente interesse è stato possibile far uscire i piccoli frutti dallo stereotipo di prodotto di nicchia.
Fino a qualche anno fa l'azienda Rio del Sol produceva kiwi, coltura tipica dell'areale collinare tra Forlì e Faenza. I nostri impianti però sono stati colpiti dalla batteriosi (Pseudomonas syringae pv actinidiae) e così siamo stati costretti ad abbattere molte piante. Per andare avanti dovevamo riconvertire l'azienda dal punto di vista produttivo e così ci siamo guardati attorno per individuare una coltivazione che potesse soddisfare le nostre esigenze. Durante un viaggio in Cile, secondo produttore mondiale di mirtillo dopo gli Usa (Fonte Fao), ho avuto modo di visitare diverse aziende che coltivano mirtillo. In questo modo ho potuto conoscere da vicino le caratteristiche di questa specie, i suoi bisogni, le sue prospettive e potenzialità. Arrivata in Italia ho poi visitato alcune aziende piemontesi presso Saluzzo (Cn) dove ho potuto acquisire dati più precisi su realtà vicine alla mia ed affinare ulteriormente le mie conoscenze.

Ne sono rimasta folgorata e così ho deciso nel 2011 di piantare circa un ettaro di mirtillo presso le colline di Petrignone di Forlì. Visti poi i risultati ottenuti nell'anni successivi ho piantato nel 2014 un altro ettaro. 
La positività della nostra esperienza è sicuramente dovuta all'idoneità del terreno di coltivazione ed alla corretta gestione imprenditoriale dell'azienda. Il mirtillo infatti è una specie estremamente esigente: predilige terreni leggeri, anche se tollera alti livelli di argilla, ricchi di sostanza organica (5-10% almeno) ma soprattutto privi di calcare e a reazione molto acida (pH compreso fra 4 e 5,5). Ha necessità di frequenti irrigazioni a causa dell’apparato radicale molto superficiale. Per soddisfare alcune di queste esigenze concimiamo ed irrighiamo con sostanze tendenzialmente acide per mantenerne un giusto livello di acidità, anche se il nostro terreno ne è naturalmente disposto. Ad esempio durante l'irrigazione aggiungiamo acido nitrico in base a quanto ci viene suggerito dalle costanti analisi del terreno e dell'acqua che facciamo. Abbiamo adagiato le piante su dei 'cuscini' di torba all'atto della loro deposizione in campo allo scopo di migliorare il drenaggio dell'acqua ed evitare pericolosi ristagni idrici e migliorare lo sviluppo dell'apparato radicale". 

"Le varietà che abbiamo scelto sono Juke (la più precoce), Brigitta (l'intermedia) e Blue Crop (la più tardiva) -
prosegue Servadei -. Queste tre varietà ci permettono di coprire una finestra produttiva di circa cinque settimane che va mediamente da metà maggio alla fine giugno. La forza del nostro prodotto è sicuramente l'elevata qualità, l'ottimo sapore dolce privo di asprità e l'elevata conservabilità (20 giorni a temperatura ambiente e oltre un mese in atmosfera controllata).

Un'immagine della coltivazione di mirtillo presso l'azienda Rio del Sol a Petrignone di Forlì, nelle colline tra Forlì e Faenza

Al momento vendiamo direttamente i frutti raccolti ai negozianti ed ai consumatori finali senza conferire a cooperative o Organizzazioni di produttori. Ed il risultato è sicuramente soddisfacente dal punto di vista remunerativo. Nel 2014 abbiamo prodotto 7-8 quintali di mirtilli ad ettaro vendendo tutto il prodotto ad un ottimo prezzo. Il nostro obiettivo è quello di raggiungere nei prossimi 2-3 anni i 50 quintali ad ettaro. Ricordiamo che nel cuneese, principale areale italiano di produzione, la media produttiva è di 200 quintali ad ettaro. Da segnalare che diverse Cooperative e Gdo mi hanno chiesto la possibilità di consegnare a loro la mia produzione, confermando il crescente interesse verso questa produzione e le straordinarie possibilità che può dare. Al momento però credo che per l'organizzazione della mia azienda e per la sua capacità produttiva produrre mirtilli in vaschette da 250-500 grammi e venderli direttamente sia più remunerativo". 

Alcune informazioni sul mercato del mirtillo

Per capacità di produzione Stati Uniti e Cile occupano attualmente il primo e il secondo posto al mondo, ma le superfici cinesi sono in rapida crescita. Presto la Cina potrebbe diventare il più importante Paese produttore e consumatore di mirtilli del mondo. A sostenerlo sono stati i rappresentanti mondiali del settore dei piccoli frutti in occasione del Congresso Internazionale tenutosi a Qingdao, in provincia dello Shandong nella Cina orientale, a metà giugno 2014.
La Cina infatti aveva già 20.366 ettari nel 2013, con la produzione che aumenterà in pochi anni, insidiando la leadership dei primi due produttori. Anche il consumo a livello mondiale continua a crescere: i mercati nordamericani rappresentano l'80% del totale, mentre Europa e Asia hanno ancora un enorme potenziale di crescita. Le esportazioni cilene inoltre dunque aumentate del 14% nel mercato europeo e del 42% nei mercati asiatici.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: frutticoltura ortofrutta import/export mercati interviste piccoli frutti

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