Cresce la filiera del noce da frutto in Emilia Romagna

Il progetto 'Noci di Romagna' si candida a diventare polo della nocicoltura italiana

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In Italia si producono 15 mila tonnellate di noci per un consumo di 50 mila tonnellate, mentre in Europa si importano complessivamente 190 mila tonnellate
Fonte foto: © Cricca Lorenzo - Agronotizie

Far crescere la filiera del noce da frutto in Emilia-Romagna nel rispetto dell'ambiente. E’ questo l’obiettivo del progetto Noci, terre di Romagna. Per illustrarne gli sviluppi e le opportunità si è tenuto un incontro a Forlì nell’Azienda agricola San Martino: consueto appuntamento annuale organizzato da Azienda San Martino e New Factor, per creare un'importante occasione di dialogo fra i protagonisti del settore.

Il progetto 'Noci, terre di Romagna' nasce nel 1997 con l'obiettivo di far crescere la coltivazione del noce nei territori romagnoli: una specie frutticola sempre più importante e interessante. Grazie a questo progetto si vuole inoltre elevare questi territori a polo nocicolo d'eccelenza nel panorama nazionale ed internazionale. Ad oggi il progetto conta 150 ettari messi a coltura dall'Azienda San Martino e da altre aziende agricole pioniere. Si vuole raggiungere nell'arco dei prossimi anni la superficie di 300 ettari. 

"Il noce in Emilia-Romagna può essere una valida alternativa alle cultivar tradizionali - Alessandro Annibali, presidente dell'Azienda Agricola San Martino e di New Factor -. E’ però necessario ragionare in termini di filiera: dal produttore al consumatore. Senza dimenticarci che la coltivazione del noce necessita di conoscenza e di imprenditorialità. Siamo partiti dal presupposto che la difesa fitosanitaria sia sicuramente uno degli aspetti più importanti nella coltivazione. Infatti, ottenere un'efficace protezione delle piante e dei frutti, minimizzando l’impatto ambientale, richiede un continuo affinamento della tecnica in campo. E vista la criticità sul panorama nazionale in quest'ambito, negli ultimi anni abbiamo deciso di investire in ricerca e innovazione al fine di trovare valide alternative. In collaborazione con il Prof. Emilio Stefani dell’Università di Modena e Reggio Emilia abbiamo avviato un percorso che ha portato alla realizzazione di prove sperimentali sulla difesa nei confronti della maculatura batterica individuando nuove soluzioni per il controllo di tale patologia".
 
Il noce deve essere coltivato in aree vocate e in aziende che siano preparate a questa 'nuova' cultivar. "Il noce è una specie frutticola che vuole alto livello di meccanizzazione, alto livello tecnico, discreta specializzazione e capacità imprenditoriali - spiega Alessandro Zampagna, Purchase and Procurement Manager New Factor -. Di contro però è in grado di dare alta qualità del prodotto e alto reddito. Dobbiamo dire che c'è tanto mercato per la noce in guscio. L'Italia è un Paese che importa molto prodotto dall'estero, visto il suo consumo: 50 mila tonnellate consumate per una produzione di 15 mila tonnellate. In Europa si importano complessivamente 190 mila tonnellate, provenienti principalmente (circa il 60%) dalla California. Vi è quindi spazio per una produzione italiana di alta qualità che preceda quella californiana di circa 45 giorni con ampie possibilità di commercializzazione. Un'azienda agricola che vuole fare noce deve però avere acqua, terreno pianeggiante o collinare, terreno con buon drenaggio, investire almeno 10 ettari alla coltivazione, visione a lungo termine".


Un momento della visita in campo: Alessandro Annibali (a sinistra), presidente New Factor,
Guglielmo Garagnani (al centro), presidente di Confagricoltura Emilia-Romagna,
Claudio Canali (a destra), presidente di Confagricoltura Forlì-Cesena.

"E' noto che la maculatura batterica rappresenta una delle avversità più temibili per la coltura del noce da frutto - spiega Luca Fagioli, tecnico agronomo del Consorzio Agrario di Ravenna -. I danni arrecati da questo batterio fitopatogeno (Xanthomonas arboricola pv juglandis) possono essere molto gravi: i frutti colpiti nel corso delle prime fasi del loro sviluppo sono soggetti a cascola, compromettendo la produzione. Nell'approccio convenzionale la difesa è basata essenzialmente sull’impiego di due principi attivi: sali di rame e Mancozeb. I primi, che costituiscono l’unico mezzo di difesa per le produzioni biologiche, sono però soggetti ad aspetti di resistenza. Il Mancozeb, fungicida organico di sintesi, è invece molto efficace, ma per il suo elevato impatto sull’ambiente presenta sempre maggiori limitazioni di impiego. Ed è proprio alla luce di queste criticità che presso l’Azienda San Martino è stata messa in campo un'intensa attività di ricerca. I test fatti su sterilizanti/sanificanti e filmanti/stimolanti sono promettenti perché i prodotti valutati sono una valida alternativa al Mancozeb: hanno, infatti, un minor impatto ambientale mantenendo allo stesso tempo un'efficacia accettabile. Rappresentano quindi una possibile soluzione anche nelle coltivazioni biologiche".
 
Non dimentichiamo anche l’aspetto salutistico delle noci. Un alimento dalle proprietà insostituibili, come confermato da numerosi studi, che può contribuire concretamente al nostro benessere. Esso fa parte dei 10 superfood, alimenti che non devono mancare in una dieta sana ed equilibrata.
"La noce è un alimento ricco di lipidi (60-70% di acidi grassi), proteine, fibra, elementi minerali e vitamine - spiega Moreno Toselli, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze agrarie dell'Università di Bologna -. Cento grammi di noci apportano circa 650-700 kcal: nonostante questo la noce è considerata un alimento che contrasta l’aumento di peso corporeo, per il buon rapporto tra acidi grassi omega 6/omega 3 (acido linolenico). Un ottimale rapporto è considerato essere attorno a 2, tuttavia nella dieta di molti paesi occidentali ha superato il valore di 15, contribuendo a determinare le condizioni per l’insorgenza di fenomeni di obesità. La buona concentrazione di acido linolenico (> 10%) permette alla noce di essere un alimento funzionale come pochi. Il consumo costante di circa 30 g (circa 5-6 gherigli/frutti) di noci al giorno permette di ridurre la concentrazione di colesterolo totale e l’LDL nel sangue, ridurre i problemi alle coronarie e all’aorta, ridurre i rischi d’infarto, limita l’incidenza dell’osteoporosi. Inoltre l’elevata presenza di composti antiossidanti, soprattutto derivati dell’acido ellagico e benzoico (fino a 23 mmol/100 g di frutti), permette una maggiore protezione dell’organismo umano verso malattie croniche degenerative ed alcune forme tumorali".
 
Sono inoltre intervenuti Guglielmo Garagnani, presidente di Confagricoltura Emilia-Romagna; Alberto Zambianchi, presidente della Camera di commercio di Forlì Cesena; don Maurizio Monti, parroco di San Martino in Strada; il prof. Emilio Stefani, Università di Modena e Reggio Emilia. Hanno portato la loro testimonianza gli aderenti al progetto Ti Affido un Noce, il senatore Romano Baccarini, preside Istituto Diocesano di Forlì; Alvise di Canossa, Az. Agricola La Cuniola.  
Hanno parteciapto, Massimo Bulbi, presidente della Provincia di Forlì-Cesena; Claudio Canali, presidente Confagricoltura Forlì Cesena; Manlio Maggioli. presidente della Camera di commercio di Rimini. 

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