Op Cereali Emilia Romagna, numeri al rialzo

Raimondo Ricci Bitti riconfermato alla presidenza. I Consorzi agrari di Piacenza e di Reggio Emilia nuovi soci. L'Op rappresenta il 25% della produzione regionale e il 4% di quella nazionale

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I Consorzi agrari di Piacenza e Reggio Emilia nuovi soci di Op cereali Emilia Romagna

Importanti novità e risultati interessanti per l'Op cereali Emilia Romagna di S. Giorgio di Piano (Bo).

L'Op bolognese ha visto ultimamente l'adesione a socio dei Consorzi agrari di Piacenza e di Reggio Emilia - che si vanno ad aggiungere ai Consorzi agrari di Bologna - Modena, di Forli-Cesena e Rimini e alle Cooperative Padenna di Ravenna, Progeo di Masone (Re) e Terremerse di Bagnacavallo (Ra) - confermandosi a tutti gli effetti l'azienda cerealicola più importante e rappresentativa d'Italia.

Nel corso dell'annata 2010 sono stati commercializzati poco meno di 565 mila tonnellate di frumento tenero, frumento duro, orzo, mais, sorgo, soia, girasole, risone e pisello per un valore di quasi 107 milioni di euro e il mercato di riferimento è stato principalmente quello nazionale.

La produzione ritirata dai soci è stata di 655 mila tonnellate.

Dal confronto con le produzioni 2010 regionali e nazionali rilevate dall'Istat, l'Op Cereali Emilia Romagna rappresenta il 25% della produzione regionale e il 4% della produzione nazionale.

L'Op è anche un moderno esempio di controllo di tutta la filiera, grazie alla presenza nel proprio Consiglio d'amministrazione - oltre al riconfermato presidente Raimondo Ricci Bitti - dei componenti Angelo Barbieri, - presidente di Fits (Filiera italiana trading seminativi) - Gabriele Cristofori, - presidente di Unione seminativiMarco Pirani, - presidente di Progeo - e Filippo Tramonti - presidente del Pastificio Ghigi in San Clemente.

Il Cda è stato allargato ai rappresentanti dei due nuovi soci, ovvero a Simone Nasi e Vilson Peroni per il Cap Reggio Emilia ed a Dante Pattini e Scrocchi Pierluigi per il Cap Piacenza.

Come volume di fatturato, con l'ingresso dei due nuovi soci, il valore della produzione rappresentata cresce di oltre il 14%, portando l'Op a sfiorare i 125 milioni di euro.

La campagna di commercializzazione è stata migliore della precedente.

L'andamento di mercato delle principali specie si può sintetizzare in:

- frumento tenero: contesto generale sostenuto, con forti oscillazioni causate da prese di profitto speculative. Situazione tutt'altro che facile in un clima di grande incertezza e fragilità economica e commerciale dell'intera filiera.

- frumento duro: una campagna di commercializzazione 2009 deludente e un raccolto 2010 qualitativamente inferiore alle attese presupponevano aspettative di rialzo almeno sul cereale di ottima qualità. In realtà i prezzi, seppur in ascesa, sono stati per buona parte della campagna di commercializzazione un effetto trascinamento dell'andamento al rialzo che in generale hanno avuto altri cereali in particolare il frumento tenero. Rari i momenti di forte domanda e quindi scarsa attività negli scambi.

- Orzo: calo consistente delle superfici e scarse produzioni hanno praticamente dimezzato i quantitativi. Prezzi in forte aumento fino al provvedimento della Comunità europea che ha decretato l'immissione sul mercato libero di orzo detenuto all'intervento. Conseguente decisa flessione delle quotazioni, seppur con valori oltre i 200,00 euro/t. Andamento certamente influenzato dagli altri cereali. 

- Sorgo: buona campagna di raccolta.

Gli andamenti rialzisti hanno rafforzato la convinzione in molti operatori che le campagne di raccolta di mais e sorgo potessero in qualche modo aumentare l'offerta (seppur di cereali ad uso zootecnico) e quindi raffreddare l'infuocata situazione commerciale.

Aumento della domanda internazionale, scarse produzioni e bilanci di approvvigionamento incerti hanno preso il sopravvento alimentando di fatto consistenti rialzi anche delle quotazioni del sorgo.

- Mais: discreta produzione in termini quantitativi e igienico sanitari.

Un raccolto nazionale quantitativamente superiore alle aspettative non si è rivelato sufficiente a calmierare l'ascesa dei prezzi. Raccolti internazionali inferiori, consumi in ascesa per la competitività dei prezzi rispetto ad altri cereali (in particolare grano) e maggior utilizzo in ambiti energetici, hanno fortemente ridotto le previsioni di stocks finali alimentando una vera e propria psicosi speculativa al rialzo.

Da sottolineare comunque l'instabilità e l'incertezza di questi mercati, che vedono una sempre maggiore incidenza sui prezzi della quota speculativa.

La conseguente dinamica e volatilità delle quotazioni del mercato, ormai inevitabilmente globalizzato, impone valutazioni immediate di carattere commerciale e normativo.

E' in questo contesto – afferma Raimondo Ricci Bitti, presidente dell'Op - che si rafforza il ruolo dell'Op quale strumento di coesione e crescita di un mondo agricolo troppo spesso legato a rapporti consolidati, non sempre in linea con i convulsi andamenti degli attuali mercati cerealicoli.

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