Actinidia, nuovi scenari nel contenimento della batteriosi

L'Università della Tuscia ha presentato un protocollo sperimentale per prevenire e contenere la Psa

Lorenzo Cricca di Lorenzo Cricca

Questo articolo è stato pubblicato oltre 8 anni fa

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Sintomi di Pseudomonas syringae pv actinidiae su ramo di actinidia
Fonte foto: Università della Tuscia - Dipartimento di Protezione delle piante (Diprop)

Dopo due anni di sperimentazione e ricerca per individuare metodologie di prevenzione e contenimento contro la Pseudomonas syringae pv actinidiae (Psa) i ricercatori dell'Università della Tuscia di Viterbo, Dipartimento di Protezione delle Piante (Diprop) hanno iniziato a divulgare i risultati ottenuti. Tale attività risulta dall'applicazione di un protocollo sperimentale per il contenimento della batteriosi dell'actinidia in impianti di kiwi verde e giallo posti nella provincia di Latina.

“Il kiwi – spiega il Dr. Giorgio Mariano Balestra, coordinatore del team dell’Università della Tuscia - rappresenta nel Lazio una risorsa economica e agroalimentare di eccellenza. La sola provincia di Latina rappresenta una parte importante della produzione italiana. Se consideriamo che l'Italia è il principale esportatore mondiale di kiwi si può capire come sia necessario aiutare concretamente i produttori laziali ed italiani nel fronteggiare questa fitopatia".

"Per combattere la Psa - continua Balestra - la ricerca sta cercando d’individuare strumenti per prevenirla e di contenerla. In base alle attuali conoscenze acquisite sulla biologia e sulle modalità di diffusione del patogeno, abbiamo sviluppato un protocollo sperimentale che prevede opportune pratiche agronomico-colturali (robusta potatura invernale, eliminazione mediante taglio di rami o tralci infetti e loro successiva bruciatura in azienda, disinfezione e chiusura dei tagli di potatura, disinfezione costante degli utensili di taglio, eradicazione delle piante gravemente colpite dalla batteriosi), interventi di difesa per via fogliare e tramite fertirrigazione, interventi di nutrizione e interventi per stimolare le difese endogene delle piante (nitrato di rame, sostanza organica, ferro, manganese, cloruro di calcio nitrato di magnesio, complessi aminoacidici, umati di potassio) ".

 

Risultati della sperimentazione

“Il protocollo sperimentale – spiega Balestra - è stato sperimentato in differenti impianti di kiwi, tra giallo e verde, in provincia di Latina e colpiti da Psa nel 2008. Complessivamente la superficie coinvolta dalla sperimentazione è stata di circa 10 ettari a cui sono stati comparati i risultati conseguiti su una superficie analoga dove venivano applicati protocolli aziendali.

Nel 2009 abbiamo registrato significative riduzioni dei sintomi fogliari della batteriosi negli impianti trattati; nel 2010 oltre alla riduzione dei sintomi a livello fogliare abbiamo evidenziato un’alta percentuale di piante completamente prive di sintomi. Inoltre, analizzando nel dettaglio questi risultati è interessante far notare come l'applicazione del protocollo ha prodotto un drastico abbassamento dei valori di pH ed un incremento dell’elettroconducibilità della linfa.

Sembra pertanto ipotizzabile che il protocollo sperimentale determini condizioni particolarmente sfavorevoli al batterio fitopatogeno. Inoltre, tra i risultati positivi conseguiti, è da evidenziare anche l’incremento del peso medio (gr.) dei frutti di kiwi; infatti si sono raggiunti i 95 gr per i kiwi verdi (80 gr quelli non trattati) e i 110 gr nei kiwi gialli (90 gr per quelli non trattati)".

 

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