Rose e microchip: una nuova passione?

Avviata sperimentazione tra Dipartimento 'G. Scaramuzzi' dell'Università di Pisa, Università di Firenze e Vivai Favilla per l'applicazione di tecnologie RFID a questa specie ornamentale

Questo articolo è stato pubblicato oltre 9 anni fa

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Fonte foto: Favilla Pietro Vivai

Fra rose e microchip può esserci amore? Per azzardare una risposta potremmo ricordarci di una passione vera, sbocciata con un articolo su Agronotizie curato da Bandinelli et al. nel 2008, passione che è cresciuta, in questi ultimi anni, trovando certezze e successi.

Perché non cominciare, quindi, col rammentare la simpatia fra la vite e i microchip? L’impiego della tecnologia RFID (Radio frequency identification) nei prodotti del vivaismo viticolo ha costituito un insieme di azioni finalizzate al raggiungimento degli obiettivi della tracciabilità.
E’ possibile, infatti, attraverso la puntuale conoscenza della storia di ogni singola barbatella prodotta intervenire in un momento preciso per acquisire specifiche conoscenze o per effettuare i necessari approfondimenti.
Questa possibilità valorizza la qualità delle barbatelle prodotte, controlla e certifica le lavorazioni e i servizi effettuati, creando un legame positivo su un comune interesse tra tutte le parti coinvolte nella filiera vivaistico-viticola (Luvisi et al., 2010 a; b).

In sintesi i vantaggi portati in questo sistema da una efficiente tracciabilità possono rinvenirsi nell’area produttiva, in quella del marketing ed in quella della comunicazione. Per concludere questo piccolo cenno potremo ricordare che da tempo è stata presentata, sull’argomento, una richiesta di brevetto che è stata estesa, in tempi più recenti, all’Europa.

La marcatura elettronica di alcune specie ornamentali può apparire di grande rilievo per il loro interesse ambientale o storico (vedi il Cipresso: CNIPA, 2006, o il Platano: INRA, 2008) oppure, come nel caso della Rosa, per il suo elevato valore commerciale, per le garanzie sanitarie che debbono essere offerte per la certificazione europea (91/682/EEC), per le possibilità della gestione informatica di realizzazioni turistiche quali quelle offerte da parchi o giardini botanici.

Con queste premesse, il Dipartimento di Coltivazione e difesa delle specie legnose 'G. Scaramuzzi' – Sez. Patologia vegetale dell’Università di Pisa ed il Dipartimento di Scienze delle produzioni vegetali, del suolo e dell'ambiente agroforestale – Sez. Coltivazioni arboree dell’Università di Firenze, con la collaborazione dei Vivai Pietro Favilla di Capannori (Lucca) hanno avviato la necessaria sperimentazione per valutare l’affinità fra rose e microchip.

Seppure l’associazione microchip RFID/pianta possa, in linea teorica, essere sempre attuabile, specialmente laddove si intendano utilizzare microchip applicati esternamente al soggetto, similarmente alla comune cartellinatura, l’inserimento di apparecchiature elettroniche entro organi della pianta, diversamente, può far sorgere qualche perplessità in funzione delle specifiche caratteristiche istologiche della Rosa o con le tecnologie RFID disponibili.
Ciò è tanto più vero laddove l’organo destinato ad accogliere il microchip – generalmente una struttura lignificata come il tronco – risulti essere di piccole dimensioni.

Nel caso di ornamentali arbustive come la Rosa, oltre all’inamovibilità del microchip come garanzia di tracciabilità, non è possibile ipotizzare interventi invasivi che lascino traccia di sé.
La sperimentazione affrontata si è posta come obiettivo principale quello di definire una procedura idonea per integrare microchip identificativi a soggetti, in modo che i primi risultino inamovibili ed i secondi indisturbati, anche sotto il profilo estetico.

Lo studio in corso riguarda le varietà Queen Elizabeth (Charlotte Armstrong x Floradora) e Dame de Coeur (Peace x Independence) (DC) innestate su Rosa multiflora. I dati fin qui raccolti indicano che i microchip possono essere inseriti in Rosa senza modificare le normali operazioni vivaistiche e senza creare problemi estetici.
Quindi Rose e microchip possono scrivere la storia di una nuova passione.

A cura di: Enrico Triolo, Alessandra Panattoni, Mario Pagano, Roberto Bandinelli, Enrico Rinaldelli, Andrea Luvisi.

Bibliografia

Bandinelli R., Triolo E., Rinaldelli E., Luvisi A., Pagano M. 2008 – Agronotizie. Le novità per l’agricoltura 158-5 
CNIPA 2006 –
http://www.cnipa.Gov.it/site/files/RFIDRelazione stage SABENE-v2.pdf
INRA 2008 – http://www.international.inra.fr/press/platanor_r_vallis_clausa
Luvisi A., Triolo E., Rinaldelli E., Bandinelli R., Pagano M., Gini B. 2010 a – Comput. Eletron. Agric. 70:256-259.
Luvisi A., Panattoni A., Bandinelli R., Rinaldelli E., Pagano M.., Gini B., Triolo E., 2010 b – Scientia Horticulturae 124:349-353
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