Non è certamente questo un periodo febbrile per quanto attiene il rinnovo del vigneto italiano, data l'incertezza che regna sul settore vitivinicolo.

"Tuttavia – ha precisato Dionisio Vizzon, direttore del polo vivaistico Vitis di San Giorgio della Richinvelda (PN) – vorrei ricordare a chi si appresta ad impiantare una nuova vigna che l'esclusivo interesse, se non accanimento, sul prezzo della barbatella, rischia di far perdere di vista il reale obiettivo di chi investe nel settore, ovvero la qualità. Qualità del prodotto finito, il vino, che nasce ovviamente da barbatelle di elevato valore: anzitutto sane ed esenti da patogeni, geneticamente rispondenti al modello enologico prescelto e tecnicamente adatte a ben svilupparsi in vigna. Partenze stentate, fallanze, malattie e basso profilo genetico non possono certo essere tollerate come contropartita ad un prezzo di acquisto che oggi si vuole il più basso possibile, ma che non deve erodere le garanzie essenziali del prodotto!".

"Infatti – gli fa eco il presidente di Vitis Atanasio Lovisa, che di crisi del settore ne ha viste più d'una – sappiamo per esperienza che in epoche come queste la moneta cattiva scaccia quella buona, ma bisogna tenere duro, serrare i denti e non arretrare neanche di un passo sulla qualità".

Sono questi gli auspici che hanno introdotto il 20 novembre scorso il convegno tecnico sulle patologie della vite organizzato da Vitis presso la propria sede di San Giorgio della Richinvelda (Pn). Un evento che ha richiamato tecnici da tutta Italia, che ha presentato interessanti relazioni scientifiche e che ha soprattutto lanciato un chiarissimo messaggio: c'è un lavoro enorme dietro ad una barbatella, e tutti dobbiamo averne maggiore consapevolezza.

 

Anzitutto la sanità
È indubbiamente il profilo sanitario che maggiormente preoccupa i viticoltori, specie riguardo patologie quali mal dell'esca, flavescenza dorata e legno nero.

"In vigneto – ha spiegato Rino Credi dell'Università di Bologna – flavescenza e legno nero non sono distinguibili. Sono malattie entrambe causate da fitoplasmi e trasmesse da insetti vettori e, seppur in misura minore, anche il vivaismo può contribuire a diffonderle". Tuttavia, da sperimentazioni condotte dal ricercatore bolognese, le barbatelle colpite da legno nero e/o flavescenza dorata molto spesso muoiono in vivaio (una volta mese in campo), oppure comunque evidenziano chiaramente i sintomi della malattia e, ugualmente, vengono eliminate prima della commercializzazione.

Cosa diversa è il mal dell'esca, patologia causata da una serie di funghi. Studi condotti da Stefano Di Marco dell'Istituto di Biometeorologia del Cnr di Bologna hanno evidenziato che anche piante infette possono produrre normalmente ed arrivare fino al compimento del ciclo di vita del vigneto. Negli ultimi anni (Sudafrica, Australia, California e, in Italia, in Piemonte) si sono intensificate le sperimentazioni relativamente al trattamento con acqua calda (immersione per 30 minuti in acqua a 50 gradi e poi raffreddamento in acqua fredda) eseguito sulle talee prima dell'innesto. Tale tecnica è anche applicabile, sempre in vivaio, sulle barbatelle. Gli esiti sono positivi, anche se la terapia porta solo ad una diminuzione di vitalità del patogeno: è quindi una tecnica da sviluppare ulteriormente.

C'è un altro fronte di lotta che prevede l'applicazione di prodotti sia chimici sia biologici prima dell'innesto.

"Per i primi – ha spiegato Di Marco - vi sono molte e giuste remore di tipo ambientale, per i secondi vi sono efficaci trattamenti a base di Trichoderma in diverse fasi della produzione delle barbatelle, ma in entrambi i casi non si tratta di interventi risolutivi. Infatti i risultati di impiego del Trichoderma sono variabili; occorre individuare in maniera precisa quale è il momento ideale per l'intervento, mentre l'impatto sulla qualità della barbatella porta spesso ad una migliore conformazione dell'apparato radicale. È invece assolutamente acclarato che barbatelle che escono sane dal vivaio possono infettarsi in campo assai precocemente, tramite le prime ferite di potatura, mentre non è altrettanto matematico che barbatelle che partono infette dal vivaio evidenzino poi in campo la malattia. Infatti il danno si evidenzia solo se si verificano condizioni agronomiche ed ambientali particolari".

 

Non demordere con la ricerca
"Da sempre portiamo avanti un'attività di sperimentazione in Vitis – ha spiegato Leonardo Valenti dell'Università di Milano -Abbiamo ridotto drasticamente gli interventi in vivaio, per motivi economici e ambientali, continuando tuttavia a proteggere la sanità del materiale e la qualità finale della barbatella."

Il tutto parte da un'analisi della filiera produttiva: gestione del terreno, del vivaio, delle operazioni ‘al coperto'. Gli agronomi Marco Tonni e Angelo Divittini dello studio Sata hanno condotto diverse sperimentazioni relativamente alla cimatura, alle irrigazioni, alla difesa delle barbatelle. "Abbiamo limitato l'impiego dei principi attivi più impattanti per l'ambiente ed al contempo ridotto il numero degli interventi (da una media di 25 a 15-18). Vitis produrrà anche una linea di barbatelle certificate biologiche, per i viticoltori che hanno questa esigenza".

 

I caratteri di una barbatella di qualità
"In Vitis, oltre a curare la sanità del materiale, da sempre si attribuisce grande importanza alla qualità genetica – ha spiegato Divittini - selezionando nelle migliori aree vitate nazionali cloni differenti per le diverse esigenze agronomico-produttive, che poi vengono testati e studiati da tutti i punti di vista, giungendo alla microvinificazione presso la modernissima cantina sperimentale. Inoltre ci assicuriamo che il portinnesto sia in grado di interagire positivamente con l'ambiente (quanti verificano la rispondenza del portinnesto nelle barbatelle che acquistano?). C'è poi una qualità tecnologica della barbatella molto determinata dalla saldatura d'innesto, da un perfetto apparato radicale e da una dimensione adatta. L'apparato radicale deve essere simmetrico e con conformazione adatta all'assorbimento degli elementi (l'eccessivo impiego di ormoni può compromettere queste caratteristiche), mentre la dimensione della barbatella deve essere di 30-35 cm, con diametro da 1 a 1,5 cm. Altro punto estremamente importante è la paraffinatura, che deve essere perfetta ed aderire senza soluzioni di continuità. La barbatella va poi opportunamente conservata per poter giungere al viticoltore in idoneo stato di idratazione, ma non germogliata. C'è infine una qualità ambientale ed ecologica, che non è visibile ma che riguarda la gestione agronomica del vivaio. Strategie adottate dalla Vitis in questa direzione sono quelle già citate di riduzione dell'impiego di fitofarmaci ma anche l'introduzione della manichetta per irrigazione e fertirrigazione (così si evita di bagnare le foglie e favorire l'instaurarsi di patologie fungine) e dell'adattamento delle macchine di irrorazione per evitare fenomeni di deriva del prodotto distribuito".

Graziano Manenti, tecnico di Vitis, ha infine citato la linea di barbatelle certificate biologiche (Vitisbio®), prodotte seguendo i dettami di coltivazione biologica in tutte la fasi del vivaio, e Vitispot®, una innovativa linea di barbatelle in vaso, di due anni di vita, in grado di produrre l'anno stesso della messa a dimora. Sono barbatelle che seguono una modalità di produzione particolare, che sviluppano un anno in vaso dopo la produzione vivaistica e sono ideali per il rimpiazzo delle fallanze in vigneti di ogni età. Spiega Manenti: "Assicurano uno sviluppo molto più rapido, possono essere piantate anche a stagione avanzata e non abbisognano di shelter che le sostengano."