Ciliegio, una specie in evoluzione

Nuove prospettive sulle tecniche d'allevamento e sulla conduzione della pianta

Lorenzo Cricca di Lorenzo Cricca

Tecnica
Questo articolo è stato pubblicato oltre 11 anni fa

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Foto di Fiori di ciliegio By MorgueFile.com - mrmac04
Fonte foto: Morguefile.com

Da alcuni anni la cerasicoltura si sta orientando verso un aumento della densità d’impianto allo scopo di coniugare qualità, quantità e standardizzazione del prodotto nell’ottica di una gestione quanto più economica e competitiva del ceraseto.

'Per poter ottenere tale risultato - spiega Stefano Lugli, del Dipartimento di Colture Arboree dell'Università di Bologna - si richiede tuttavia di risolvere alcuni aspetti storicamente problematici di questa coltura: una naturale tendenza degli alberi a raggiungere grandi dimensioni, una spiccata acrotonia delle piante, un habitus vegetativo per lo più assurgente ed un periodo improduttivo iniziale (conseguenza dell'elevata vigoria). La messa a punto di strategie di conduzione dei ceraseti per l'alta densità è stata resa possibile grazie ai progressi conseguiti nelle tecniche d'allevamento e conduzione delle chiome, ed all'ottenimento di portinnesti clonali dotati di gradi crescenti di controllo di vigoria. Dunque si può considerare aperta e ben tracciata anche nel ciliegio dolce la strada dell'innovazione strutturale degli impianti verso l'aumento delle densità di piantagione rispetto a quelle tradizionalmente concepite come valide.'

 

Scelte integrate per l’impianto
'Nelle scelte del modello d'impianto - continua Stefano Lugli - intervengono quindi diversi fattori come la vigoria indotta dal portinnesto, quella propria della varietà, il grado di fertilità del terreno, la disponibilità idrica e nutrizionale, le tecniche colturali, la possibilità di meccanizzare alcune operazioni, l'ampiezza e la giacitura dell'appezzamento e, non ultimo il livello d'organizzazione aziendale ed il grado di professionalità del produttore. Questo nuovo approccio verso la densità d'impianto maggiore è stato fortemente supportato dalla possibilità di utilizzare varietà con caratteristiche agronomiche innovative rispetto alle tradizionali e da tecniche di coltivazione in grado di guidare e gestire efficacemente la produzione.’

‘L'applicazione dei criteri - prosegue Lugli - e tecniche di conduzione per l'alta densità consentono di ridurre sia la mole degli alberi sia il periodo improduttivo e contemporaneamente di aumentare la resa produttiva. Tutto si traduce in una migliore governabilità delle piante, una maggiore razionalità dei prodotti fitosanitari e dei concimi, una maggiore efficienza delle macchine e dei cantieri di lavoro. L'alta densità inoltre consente di contenere i costi complessivi e di ridurre il periodo di ammortamento, diminuendo così i costi colturali.'

 

Vantaggi e limiti di sistemi intensivi
L'applicazione dei criteri e delle tecniche di conduzione per l’alta densità consentono di ridurre gli alberi, di ridurre il periodo improduttivo e di aumentare la resa produttiva unitaria. Tutto si traduce in una migliore governabilità delle piante da terra, una maggiore razionalità d’impiego dei prodotti fitosaniatri e dei concimi, una maggiore efficienza nell’impiego delle macchine irroratrici e dei cantieri di lavoro. L’alta densità consente inoltre di contenere i costi di mano d’opera complessivi, di ridurre il periodo degli ammortamenti, di ottimizzare l’impiego dei mezzi tecnici portando alla riduzione dei costi colturali. Bisogna anche sottolineare che esistono alcuni elementi di rischio quali l’aumento degli investimenti iniziali, la maggiore difficoltà a conservare nel tempo l’efficienza produttiva e la qualità delle ciliegie e la riduzione della longevità del frutteto.

Scelta delle distanze nell’impianto
La distanza dell’impianto è elemento di grande importanza nell’architettura dell’impianto stesso, data la sua influenza sulla funzionalità del ceraseto. ‘La distanza tra le filechiarisce Stefano Lugli -  in genere è poco variabile in quanto definita dalla presumibile altezza delle piante adulte e dallo spazio necessario per l’uso dei mezzi meccanici. Questo si traduce che per impianti a medio o medio-alta densità si hanno dai 5,0 ai 6,0 metri a seconda del modello considerato. La distanza sulle file cambia invece notevolmente in funzione della vigoria, della forma d’allevamento e della potatura adottata. Ogni forma d’allevamento raggiunge il suo optimum d’efficienza con appropriate distanze di piantagione, dunque la loro scelta è fondamentale.’

‘Le forme d’allevamento da adottare negli impianti moderni – continua Lugli - devono favorire il rapido sviluppo della chioma al fine di massimizzare nel più breve tempo possibile l’intercettazione luminosa. E’ necessario eseguire opportuni interventi per guidare ed eventualmente correggere lo sviluppo spaziale della chioma evitando il crearsi di zone d’ombra. Con l’aumento della densità d’impianto e la progressiva riduzione delle dimensioni della pianta occorre sempre maggiore attenzione alla distribuzione e all’estensione della superficie fogliare attiva perché da essa dipendono le performance produttive del ceraseto. La forma della chioma deve inoltre plasmare l’albero secondo il suo habitus vegetativo naturale, deve tenere conto della risposta dell’albero all’ambiente e alla potatura e deve rispondere ai criteri d’economicità per quanto riguarda la sua conduzione sia in fase d’allevamento che di produzione.’

 

Evoluzione dei sistemi d’impianto
Tradizionalmente, la coltivazione del ciliegio è stata di tipo estensiva: le piante venivano considerate come una serie di elementi isolati. Nei moderni impianti, volti all’alta densità, si afferma invece l’albero inteso come porzione costitutiva di un filare continuo e produttivo. In questo modo si cerca di creare una parete fruttifera, all’interno della quale non sono più presenti soluzioni di continuità. ‘Gli interventi di potatura mirano ad eliminare le difformità di struttura delle piante e garantire l’equilibrato sviluppi delle ramificazioni.'

'Per gli impianti fino a 500 alberi/ha possono essere adottate con successo sia le forme in volume, come il vaso e le sue varianti ‘vaso basso’, ‘slanciato’ e ‘ritardato’., sia le forme in parete come la ‘palmetta irregolare’ e la ‘bandiera’. Le forme in volume sono diffuse un po’ dovunque in Italia mentre molto più limitata è la diffusione delle forme in parete che trovano un notevole impiego nei terreni pianeggianti dell’area vignolese. Per le densità fino a 1000 alberi/ha ed oltre sono indicate altre forme di allevamento come il fusetto, e le sue varianti, l’ipsilon trasversale e la forma a V.’

 

Le forme d’allevamento
Le forme d’allevamento e le tecniche di potatura hanno nel tempo subito profonde modifiche adattandosi alle diverse esigenze della cerasicoltura. Attualmente si va verso strutture d’impianto tendenti ad agevolare quanto più possibile l’esecuzione delle operazioni colturali (in primo luogo la raccolta).

Tenuto conto della dimensione aziendale, del grado di meccanizzazione e della disponibilità di manodopera, della destinazione finale del prodotto, la scelta può ricadere:

  1. Forma appiattita: chioma di limitato spessore e che si sviluppa secondo il piano verticale (parete continua). In queste forme la raccolta viene normalmente effettuata mediante l’impiego di carri a piattaforme laterali. Rientrano tra queste forme la palmetta e la bandiera;
  2. Forma in volume: chioma il larghezza e spessore che in altezza. Si cerca qui una forma in grado di fruttificare il più vicino possibile a terra, compatibilmente con le esigenze degli interventi tecnici da effettuare sotto chioma. La raccolta viene effettuata per lo più da terra o con l’utilizzo di piccole scale. Rientrano tra queste forme il vaso e il vasetto catalano o vaso basso a branche multiple e sue varianti;
  3. Forme ibride: chioma concepita in volume ma in grado di costituire pareti fruttificanti continue, dove quindi la pianta è più libera di crescere in altezza. In base alla vigoria del portinnesto, la raccolta viene eseguita in parte da terra ed in parte con l’utilizzo di piccole scale o con carri a piattaforme laterali. Rientrano in queste forme il fuso libero, il fusetto e l’allevamento a ‘solaxe’.
  4. Altre forme: su altre forme d’allevamento, adatte a impianti intensivi ad alta o altissima densità di piantagione con portinnesti nanizzanti in grado di creare pareti fruttifere gestibili completamente da terra (frutteti pedonali). Rientrano in questa tipologia le forme a parete singola come l’asse centrale o cordone e le forme  a doppia parete inclinata come l’Y trasversale ed il V trasversale.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Dipartimento colture arboree - Università di Bologna

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