L'origine del melo? Fra il Kazakistan e la Cina occidentale

Sulla base di nuovi dati ottenuti dal sequenziamento del genoma, l'Istituto agrario di San Michele all'Adige colloca il centro d'origine nell'Asia centro-occidentale

Questo articolo è stato pubblicato oltre 11 anni fa

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Istituto agrario San Michele all'Adige, l'origine del melo coltivato

Da sempre gli studiosi si dividono relativamente all'origine del melo coltivato, ma l’Istituto agrario di San Michele all’Adige, sulla base di nuovi dati ottenuti dal sequenziamento del genoma attualmente in corso nei laboratori del Centro ricerca e innovazione, punta a confermare una delle ipotesi originali, quella cioè che localizza il centro di origine del melo nelle regioni montuose poste fra il Kazakistan e la Cina.
 
Più precisamente il melo coltivato attuale deriverebbe dalla domesticazione della specie Malus sieversii dell’Asia centro-occidentale. Tale domesticazione, sulla base di studi archeologici indipendenti dal nostro, sembra risalire ad un momento piuttosto recente, nel periodo immediatamente pre-classico, tra i 2.000-3.000 anni avanti Cristo, e legato all’invenzione ed alla diffusione della pratica dell’innesto.
L’attività sperimentale è consistita nell’ottenere ed analizzare la sequenza di 23 geni su 75 diversi alberi, che includevano rappresentanti di 10 varietà coltivate di melo e di tutte le principali specie selvatiche di melo (25 specie). L’ottenimento di tali sequenze è stato di gran lunga facilitato dalla disponibilità della sequenza completa del genoma di melo, varietà Golden Delicious.
 
“Con strumenti di bioinformatica abbiamo quindi confrontato le differenze di sequenza, base nucleotidica per base nucleotidica, tra tutte le cultivar e le specie - spiega il ricercatore Silvio Salvi, intervenuto al Museo Tridentino di Scienze naturali nell’ambito del ciclo di incontri Darwin Today -. Il totale di sequenze prodotte ed analizzate è stato alla fine di circa 10.700 basi per cultivar ca. 700.000 basi in totale. Tale dataset costituisce il più ampio studio della diversità genetica mai svolto sul melo”.

Le stesse indagini molecolari stanno chiarendo se e quali altre specie del genere Malus abbiano contribuito, in epoca preistorica o storica, alla formazione della specie coltivata. Ancora oggi, dal punto di vista genetico, il melo coltivato è una specie in attiva trasformazione grazie al lavoro dei “breeders”, che apportano continuamente nuovi geni tramite incroci controllati ed eliminano le varianti non adatte alla moderna agricoltura.

I risultati dell'indagine dicono chiaramente che il melo coltivato risulta geneticamente indistinguibile dal melo selvatico della specie Malus sieversii, che vive endemico nelle foreste della regione di Tien Shan, al confine tra il Kazakistan e la Cina occidentale. Il melo domestico risulta invece nettamente distinto da altre specie melo selvatico, quale il Malus sylvestris, che vive anche nelle foreste europee ed italiane.
L’identificazione del vero centro di origine da cui deriva il melo coltivato e della specie M. sieversii come antenato, sono inoltre di notevole impatto sul miglioramento genetico. Esemplari di melo appartenenti alla specie M. sieversii possono essere utilizzati nei programmi di incrocio in quanto sono caratterizzati da resistenze genetiche a patogeni ed a stress ambientali e dall’altro posseggono aspetti quali-quantitativi del frutto non lontani dalle mele coltivate. Diversi esemplari di M. sieversii sono già stati inclusi nella collezione dell’Istituto agrario e sono già in atto collaborazioni con le principali collezioni mondiali di germoplasma che contengono tale specie selvatica.
 
Per approfondimenti sull'attività di sequenziamento del genoma: www.applegenome.org
 
 

 

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