Tuscia, patria italiana della nocciola

La Nocciola Romana è a un passo dalla Dop

Francesca Bilancieri di Francesca Bilancieri

Questo articolo è stato pubblicato oltre 11 anni fa

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Foto: Cittadellanocciola.it

La produzione in Italia e nel viterbese
In Italia la superficie destinata alla produzione di nocciole è concentrata principalmente in quattro regioni: Piemonte, Lazio, Campania e Sicilia. In queste regioni alcune province in particolare sono tradizionalmente specializzate in questo settore: Cuneo, Viterbo, Roma, Avellino, Napoli, Messina. Qui si concentra più dell'80% dell'intero terreno nazionale destinato a questo uso, in quanto esse costituiscono da sempre le zone in cui è più diffusa la coltivazione di nocciole.

In particolare, la provincia di Viterbo si pone in posizione di preponderanza in ambito nazionale grazie alla sua produzione corilicola. Dal 1970, anno in cui la produzione della Tuscia rappresentava soltanto l'11,6% di quella nazionale, si è arrivati al 2001 ad una quota pari al 31,8%, con un incremento medio ogni dieci anni pari a quasi il 55%. Nessuna provincia italiana ha fatto registrare un tasso di crescita così alto. La sola zona di Cuneo ha aumentato la produzione, mentre le altre province più importanti hanno ridotto progressivamente la quota sul totale. La particolare posizione geografica e la qualità del prodotto finito, unite alla tradizionale esperienza maturata in questo mercato nel corso degli anni, rendono la Tuscia il centro di produzione più importante d'Italia sia in termini di quantità che di estensione agraria dedicata alla coltura.

Dal punto di vista varietale troviamo che la Tonda Gentile Romana è la più rappresentata negli impianti della provincia di Viterbo, con una quota di circa il 90%, grazie alla buona adattabilità a diverse condizioni ambientali e pedoclimatiche. Risulta molto apprezzata dalle industrie di trasformazione per le maggiori garanzie di uniformità del prodotto. Le altre cultivar presenti nella provincia rappresentano il restante 10% degli impianti e sono il Nocchione e la Tonda di Giffoni, che assolvono anche alla funzione di impollinatori.

Le superfici di produzione della nocciola nel viterbese (ma lo stesso si può dire del trend nazionale) ha vissuto una fase di progressiva espansione per tutti gli anni '70, per poi andare incontro a una generale diminuzione nel corso degli anni '80. Ciò è stato soprattutto causato dal crollo verificatosi nelle province campane (Avellino e Napoli), non compensato dalla costante espansione avutasi nella provincia di Viterbo, che è continuata fino agli inizi degli anni '90 stabilizzatasi, poi, nel corso dell'ultimo decennio. Questo fenomeno ha profondamente modificato l'assetto nazionale di diffusione della coltura, localizzandola prevalentemente nel Lazio e in particolare nella provincia di Viterbo, dove si nota il costante aumento della quantità di nocciolo prodotte. I dati più recenti confermano questa tendenza, che rende il mercato delle nocciole un elemento fondamentale all'interno dell'economia viterbese sia in termini lavorativi che di produzione di ricchezza. La superficie agricola destinata alla produzione di nocciole nella Tuscia, a tutto il 2000, rappresenta il 14,3% del totale, ponendosi come terzo tipo di coltivazione più diffusa dopo il grano duro (41,4%) e l'olivo (17,4%). La superficie delle piantagioni, prossima ai 18.000 ettari, fornisce una produzione media annua di 40.000 tonnellate che rappresenta il 5% di quella mondiale. Ma il ruolo più importante è quello assunto da questo comparto nell'economia viterbese, in quanto coinvolge più di 8.000 famiglie e 30 comuni, ponendosi come attività produttiva prevalente in 15 di essi.

Comuni della provincia di Viterbo % Sau

Bassano Romano

Calcata

Canepina

Capranica

Caprarola

Carbognano

Corchiano

Fabbrica di Roma

Faleria

Ronciglione

Soriano nel Cimino

Sutri

Vallerano

Vasanello

Vignanello

28,1

58,0

31,5

77,5

71,0

78,0

55,2

49,5

64,1

51,5

40,1

26,2

63,0

53,6

74,2

 

Nel corso degli ultimi vent'anni, l'elevata specializzazione produttiva ha dato vita ad un indotto particolarmente dinamico, come testimoniano la nascita di diverse associazioni di produttori e la presenza di ditte specializzate nella costruzione di macchine nella raccolta e nella trasformazione e commercializzazione del prodotto.

Il prodotto viene quasi esclusivamente venduto sgusciato ed è destinato, per almeno il 70% dell'intera produzione mondiale, all'esportazione. I principali acquirenti internazionali sono rappresentati dalle industrie dolciarie. Si stima che solo il 4% degli scambi totali sia rappresentato dalla nocciola in guscio.

 

Il ruolo delle associazioni di produttori
I produttori sono soprattutto raggruppati in grandi associazioni che svolgono un ruolo fondamentale nella regolazione del mercato, specialmente per quanto riguarda la concentrazione dell'offerta e il miglioramento del prodotto.

Le organizzazioni associative hanno accorpato le cooperative di produttori già esistenti sul territorio. In provincia di Viterbo sono attive tre grandi associazioni; l'Assofrutti di Caprarola (prima associazione riconosciuta a livello nazionale), l'Apronvit, che ha riunito le cooperative di Capranica e di Fabbrica di Roma, e l'Apnal di Ronciglione.

Le associazioni contribuiscono all'integrazione verticale della filiera e operano fino ai primi livelli del canale commerciale. Inoltre, a seguito dell'approvazione di uno specifico progetto esse ricevono dei contributi ai sensi del Reg. Cee 2159/89. Ciò consente loro di svolgere un ruolo di controllo e di assistenza nei piani di sviluppo e miglioramento del prodotto, conferendo contributi agli agricoltori che, nel perseguimento dei piani di sviluppo adottati, acquistino e distribuiscano i fattori produttivi (in particolar modo antiparassitari), nei modi e nei tempi indicati dalle strutture di assistenza tecnica delle associazioni stesse.

 

La formazione del prezzo
Il prezzo delle nocciole è notevolmente influenzato dalle transazioni internazionali. L'influenza maggiore sul prezzo è data dalla quantità di produzione immessa nei mercati internazionali dalla Turchia, che da sola rappresenta il 70% dell'offerta mondiale.

Insieme ad altri Paesi produttori, come l'Italia, la Spagna e l'Oregon (Usa), si stima che la produzione dell'anno possa raggiungere circa 800 – 850.000 tonnellate di produzione.

 

Il sostegno della Camera di commercio di Viterbo e dell'università
La Camera di commercio di Viterbo è intervenuta a favore del settore costituendo nel 1990 il Centro Studi sull'Economia del Nocciolo, e realizzando studi e ricerche che poi sono stati oggetto di pubblicazione in una collana di 'Quaderni', incentrata sugli aspetti del mercato e della struttura produttiva del settore corilicolo nella provincia.

Il Centro Studi e Ricerche del Nocciolo e Castagno – ubicato presso la sede del Cefas-Azienda speciale della Camera di commercio – è dotato di laboratorio di ricerca gestita dal Dipartimento per la Protezione delle Piante dell'Università della Tuscia. Il centro è gestito da un comitato tecnico scientifico costituito da rappresentanti dell'Università della Tuscia, delle associazioni di produttori, delle associazioni di categoria, del Cefas, della Comunità montana dei Cimini, e della provincia. E' stato proprio questo comitato ad ottenere l'assegnazione del 7° congresso mondiale sul nocciolo che si è tenuto dal 23 al 27 giugno 2008 a Viterbo ed è stato preceduto da un evento promozionale completamente dedicato alle nocciole che, nel centro di Viterbo, prevedeva una mostra sulla corilicoltura, l'esposizione di prodotti artigianali e la degustazioni di prelibatezze agroalimentari.

 

Nocciola Romana verso la Dop
Nel corso delle riunioni del comitato del Centro Studi era già stato individuato, come obiettivo finale delle attività di studio e di ricerca, la redazione di un disciplinare di prodotto per Nocciola Romana da sottoporre agli organi di controllo nazionali ed europei. Presso la sede della Camera di commercio si è costituito un comitato tecnico di lavoro che ha redatto, in stretta collaborazione con le associazioni di produttori, un disciplinare finalizzato all'ottenimento del riconoscimento Dop per la nocciola del viterbese, concesso con decreto del 21 novembre 2001. Proprio il mese scorso il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali ha designato la Camera di commercio di Viterbo quale 'Autorità pubblica di controllo', incaricata di vigilare transitoriamente sulla protezione a livello nazionale della Nocciola Romana, secondo le funzioni previste dall'art. 10 del Regolamento CE n. 510/06 (Decreto n. 37/80 del 12.05.2008, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 122 del 26.5.2008).

'Si tratta di un altro tassello importante prima del riconoscimento europeo di Dop per le nostre nocciole – dichiara Ferindo Palombella, presidente della Camera di commercio di Viterbo – con la possibilità di ricadute molto positive dal punto di vista economico per una fetta di territorio molto ampia e per tantissimi produttori'.

Con tale designazione diviene operativo il Piano di Controllo, il Tariffario e la Modulistica approvati precedentemente dalla Giunta camerale (delibera n. 4/20 del 17.4.2008).

Le domande di assoggettamento da parte delle aziende interessate, eccezionalmente per il 2008, dovranno pervenire entro e non oltre il giorno 30 giugno, all'Ufficio Agricoltura dell'Ente camerale, ubicato nella sede del Cefas, in viale Trieste n. 127 a Viterbo.

Per ulteriori informazioni: Sandro Magrino - Paolo Farnia. Tel. 0761.324196 / Fax 0761.345974 / E-mail: sandro.magrino@vt.camcom.it - paolo.farnia@vt.camcom.it

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Fonte: Centro Studi e Ricerche sul Nocciolo e Castagno - CeFAS

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