Bologna diventa capitale mondiale del grano duro

Dal 30 giugno al 3 luglio nella città emiliana si svolge il simposio internazionale 'From seed to pasta: the durum wheat chain'

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Un momento della conferenza di presentazione di From Seed to Pasta

La Psb - Produttori Sementi Bologna in collaborazione con i centri di ricerca internazionali Cymmit (Messico) e Icarda (Siria) ha organizzato questo importante simposio che permetterà di fare il punto sullo stato dell'arte delle ricerche sulla filiera del grano duro-pasta sia in chiave scientifica che tecnologica.

Gli sponsor che supportano l'evento sono la Fao - Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura, la Barilla, la Fondazione cassa di risparmio e la Regione Emilia-Romagna, il tutto patrocinato dal ministero italiano delle Politiche agricole, alimentari e forestali (Mipaaf) e dall'Accademia nazionale di agricoltura per dimostrare l'importanza che esso rappresenta per il nostro paese e per gli organi internazionali tutti.

L'evento conta 372 iscritti provenienti da 38 paesi, 133 poster e 50 relazioni che sono presentate nel corso delle tre giornate di studio dai maggiori esperti internazionali dei settori interessati dalla filiera. 

'Le superfici coltivate a grano duro in Emilia-Romagna - evidenzia Tiberio Rabboni assessore regionale all'agricoltura - sono aumentate del 44% dal 2007 al 2008 e di oltre il 100% considerando gli ultimi due anni. Su questo ha giocato molto la dinamica dei prezzi, ma anche l'accordo che abbiamo promosso con la Barilla che ha messo in campo una struttura molto organizzata che ha fidelizzato il rapporto con i nostri agricoltori'. 'Il simposio - continua Rabboni - permette di valutare al meglio le prospettive del settore intese come mercato, filiera e ricerca. Un tema quest'ultimo che l'assessore Rabboni ha definito cruciale, proprio per la necessità di selezionare varietà di grano in grado di dare un'elevata resa e qualità del prodotto in risposta ad una domanda mondiale che è in forte crescita, anche a fronte dei cambiamenti climatici in atto. Per questo la Regione Emilia-Romagna e la Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna stanno finanziando cinque progetti di ricerca della Società Produttori Sementi di Bologna, sul grano duro e sul grano tenero, tra i quali è di particolare interesse il progetto internazionale 'Genomica grano duro' per la selezione di varietà in grado di resistere allo scarso apporto di acqua e di azoto. A questo progetto partecipa anche il Cimmyt, uno dei più prestigiosi centri di ricerca internazionale impegnato nel miglioramento del mais e del grano in particolare nei paesi in via di sviluppo.'

'Le trebbiature appena concluse al sud - ha detto Ercole Borasio direttore della Società Produttori Sementi di Bologna - testimoniano una produzione nazionale eccezionale con rese da 30 a 60 quintali per ettaro in Sicilia e con punte di 70 quintali in provincia di Foggia. Al nord i 45 giorni di pioggia pressoché ininterrotta hanno ridimensionato in parte le aspettative iniziali, ma gli inizi della trebbiature confermano una produzione buona e decisamente superiore a quella dell'anno precedente.' Continua Borasio: 'Il simposio presenta la particolarità di essere organizzato in filiera presentando così la possibilità di valutare dalla genomica alle produzioni passando dagli aspetti economici ed agronomici.'

'Il miglioramento genetico che viene svolto - sottolinea Karim Hammar di Cimmyt - ha tra le finalità principali quella d'ottenere semi da distribuire ai paesi in via di sviluppo. Abbiamo comunque contatti ed accordi anche con paesi già sviluppati ed industrializzati. L'incontro, che è stato fortemente voluto, permetterà di creare interazioni tra tutte le parti coinvolte e di formare un modello da imitare.' 

La presentazione del simposio a cura di Nicola Ghelfi, general manager di Barilla, inizia con la lettura di un intervento fatto da Giovanni Barilla nel settembre del 1967 a Salsomaggiore durante il I° convegno sulle prospettive della coltivazione del grano duro al Nord.

 

'Riteniamo opportuno - così l'analisi di Giovanni Barilla - chiarirvi i motivi che hanno spinto la nostra industria ad occuparsi del grano dal punto di vista agricolo. Una industria alimentare non può non occuparsi e preoccuparsi della propria materia agricola, anzi non facendo, può incorrere, se la materia prima decade di qualità o è insufficiente o troppo costosa, in crisi molto pericolose che ne possono pregiudicare l'avvenire. Vi sono quindi problemi di qualità, che è uno degli elementi fondamentali per il successo di un prodotto alimentare. Vi sono problemi di disponibilità: la produzione italiana e comunitaria è insufficiente ai consumi soprattutto dal prossimo anno quando diverrà obbligatorio in Italia la norma legislativa che proibisce l'impiego di grano tenero in qualsiasi tipo di pasta. Disponibilità insufficiente significa tensione nei prezzi, mercato instabile ed incertezza nelle industrie. Il poter disporre di una produzione interna vicina ai consumi, assume innanzitutto stabilità nei prezzi con notevole beneficio per il consumatore e per il produttore agricolo. Ci sembra anche di poter sperare che il grano duro si possa seminare non solo nelle aree collinari ma anche in pianura con rese uguali a quelle del grano tenero. La presenza di validi genetisti ci conforta, perché siamo certi che proprio la genetica potrà dare un maggiore contributo al miglioramento delle caratteristiche agronomiche e tecnologiche dei grani.'

Anche se sono passati 40 anni da questo intervento risulta essere ancora attuale e del tutto reale nella situazione in cui oggi ci poniamo. 'Le industrie devono occuparsi - dice Nicola Ghelfi - della materia tecnica, devono valutare e puntare sulla qualità, devono cercare di dare una disponibilità di prodotto sufficiente a non creare tensioni e mancanza d'equilibri e fare ricerche sia per migliorare questi aspetti sia per migliorare le caratteristiche del grano.'

'La produzione di grano duro stimata in Emilia-Romagna per il 2008 - continua Nicola Ghelfi - è superiore alle 400 mila tonnellate e ci colloca tra le prime regioni in Italia. Anche le proiezioni nazionali ed europee del raccolto 2008 sono decimante positive. In Emilia-Romagna e in Italia si può coltivare grano duro in abbondanza e di buona qualità ma il pericolo non è scongiurato e non è detto che l'emergenza non possa ripresentarsi nel 2009, dal momento che le tensioni sui mercati globali dei cereali rimangono forti.' 

'Se la crisi mondiale dei cereali - prosegue ancora Ghelfi - ha avuto l'effetto di uno "tsunami" sui costi del grano duro, passati in un anno alla fonte da 180 euro a tonnellata a 360 euro, ciò non si è tuttavia tradotto in Italia in un crollo dei consumi della pasta. Anzi dall'ottobre 2007 l'acquisto di pasta in Italia, è tornato a crescere, invertendo una tendenza alla diminuzione che continuava ormai da 15 anni, fino a toccare nel maggio di quest'anno un +5%. E questo nonostante nello stesso periodo il costo allo scaffale sia cresciuto del 40%. La spiegazione di questo - ha sottolineato Ghelfi - sta nel fatto che la gente si è accorta che la pasta resta il prodotto alimentare che costa meno, che è buona e offre una straordinaria versatilità.' 

Un altro aspetto interessante è rappresentato dal +20% delle superficie investite a grano duro causate dall'aumento del valore del grano. Per cercare di aumentare le rese si sono utilizzati anche una maggiore quantità di fertilizzanti. Tutto questo porta ad avere più offerta sul mercato e dimostra anche che l'Italia a differenza di quello che alcune volte è stato detto può aumentare le proprie produzioni e la propria capacità produttiva sia in termini quantitativi che qualitativi. 

Far divenire la regione Emilia-Romagna un polo d'eccellenza nella produzione del grano duro di qualità è uno degli obiettivi del Progetto pilota 'Grano duro di Alta Qualità' promosso da Psb con Barilla e sottoscritto dalle maggiori organizzazioni dei produttori agricoli, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna.

Un'importante tappa di questo percorso oggi viene raggiunta alla luce dei dati raccolti sulla presente campagna agraria che stimano per il 2008 una produzione regionale di grano duro di 780.000 tonnellate, produzione inferiore solo alla regione Puglia. I 15.000 ettari (varietà Normanno 55%, varietà Levante 34% e varietà Saragolla 11%) posti sotto contratto per l'annata agraria in corso all'interno dell'accordo di filiera concorreranno, con le 100.000 tonnellate di grano duro di alta qualità, per quasi il 13% alla intera produzione regionale stimata per il 2008.

Molto maggiore diviene la partecipazione di Psb al mercato, se si considera il contributo di tutte le varietà di grano duro coltivate al di fuori dell'accordo quadro di filiera.

 

Gli accordi con Barilla

Sono due gli accordi quadro di filiera promossi dalla Regione Emilia-Romagna tra la Barilla , il maggior utilizzatore mondiale di grano duro per l'industria della pasta, e mondo agricolo. Il primo nel 2006 prevedeva il conferimento di 30 mila tonnellate, poi triplicate in 100 mila  con il secondo accordo relativo alla campagna 2007-2008. Le ricadute positive delle due intese sono molteplici sia per la Barilla che in questo modo può disporre di grani di qualità prodotti in Italia e ridurre così la sua dipendenza dall'estero, sia per le aziende agricole che possono programmare le proprie coltivazioni nella direzione di quanto richiesto dal mercato ottenendo un'adeguata remunerazione. Né va dimenticata la possibilità che proprio tale tipo d'accordi, regolarizzando l'approvvigionamento, possano contribuire a stabilizzare i prezzi. I due accordi quadro si articolano in singoli contratti di fornitura tra la Barilla come industria molitoria   e le Organizzazioni di Produttori (O.P. Grandi Colture di Ferrara, Cereali Romagna S.r.l. di Forlì, Esperia Soc. cons. a r.l. di Bologna, Progeo Società Cooperativa Agricola di Reggio Emilia), i Consorzi Agrari di Parma e di Piacenza, e la Coop. Capa Ferrara. A loro volta queste organizzazioni stipulano con i singoli agricoltori soci gli accordi di coltivazione; la Società Produttori Sementi di Bologna, selezionatrice e costitutrice delle varietà identificate dal disciplinare, fornisce il seme necessario alle coltivazioni sotto contratto.

Fonte: Agronotizie

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