A Viterbo si chiude il Congresso internazionale sul nocciolo

Nasce la figura di assaggiatore di nocciole: valuterà aspetti scientifici e gastronomici

Questo articolo è stato pubblicato oltre 11 anni fa

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Il logo del Cefas, organizzatore del congresso

Si è chiuso il Congresso internazionale sul nocciolo, il più importante appuntamento dedicato alla corilicoltura, svoltosi dal 23 al 27 giugno a Viterbo presso l’Auditorium del Rettorato dell’Università degli Studi della Tuscia.

L’iniziativa è stata organizzata dal Centro studi e ricerche sul nocciolo e castagno del Cefas, una struttura nata da un accordo tra Camera di commercio di Viterbo e Università degli Studi della Tuscia, e si è svolta sotto l’egida dell’Ishs (International Society for Horticultural Science).

Al congresso hanno partecipato oltre 200 tra i massimi esperti internazionali del settore provenienti da 25 Paesi tra cui i principali produttori del settore: Turchia, Italia, Stati Uniti, Spagna, che hanno presentato più di 150 contributi scientifici tra relazioni e poster. Erano inoltre presenti numerosi produttori e operatori del comparto agroalimentare.

I lavori congressuali si sono articolati in sei sessioni:

  1. Germoplasma e miglioramento genetico;
  2. Biologia e fisiologia;
  3. Tecnica colturale e gestione del frutteto;
  4. Malattie e danni da insetti;
  5. Post raccolta, qualità e industria;
  6. Aspetti di mercato e politiche economiche.

Accanto alle sessioni orali si sono svolti dei tour tecnici nelle zone dei monti Cimini e nelle aziende locali di produzione delle nocciole, nonché dimostrazioni sul campo della raccolta meccanizzata e una visita guidata alla necropoli etrusca di Tarquinia. La tavola rotonda conclusiva si è tenuta al palazzo Farnese di Caprarola.

Nei giorni di sabato 21 e domenica 22 il congresso è stato preceduto dalla 1a Festa della nocciola della Tuscia, tenutasi nel centro di Viterbo: l'evento comprendeva una mostra sulla corilicoltura, l’esposizione di prodotti artigianali e la degustazioni di prelibatezze agroalimentari.

 

L'Università degli Studi della Tuscia ha fornito al convegno il suo qualificato apporto scientifico, grazie agli interventi dei numerosi ricercatori dei diversi Dipartimenti della Facoltà di Agraria.

'Da diversi anni – spiega il convener Leonardo Varvaro, docente dell’Università della Tuscia e presidente del Comitato Tecnico Scientifico del Centro Studi e Ricerche sul Nocciolo e Castagno – vengono svolte ricerche e sperimentazioni sul territorio viterbese riguardanti il settore corilicolo, approfondendo soprattutto gli aspetti agronomico-colturali, fitosanitari, di meccanizzazione, di conservazione e trasformazione, di politica economica e marketing. Tali ricerche sono condotte con l'ampia e proficua collaborazione di organismi pubblici e privati operanti sul territorio e con finanziamenti in parte privati e, in larga misura, pubblici (provinciali, regionali, nazionali ed europei)'.

Queste le principali linee di ricerca in corso, di cui sono stati presentati i risultati durante i lavori congressuali:

  1. Miglioramento dell’agroecosistema attraverso la razionalizzazione delle tecniche colturali del nocciolo, dalla propagazione (metodi innovativi, valorizzazione del germoplasma) alla gestione del suolo e della chioma.
  2. Impiego di tecniche agronomico-colturali ecocompatibili in grado di migliorare il noccioleto e la qualità della nocciola (inerbimento, concimazioni mirate a basso impatto ambientale, miglioramento dell’efficacia dell’irrigazione).
  3. Studi sulla micropropagazione per la costituzione di un vivaio razionale specializzato.
  4. Studi sull’analisi della variabilità genetica in popolazioni di nocciolo selvatiche e nelle varietà coltivate.
  5. Studi epidemiologici delle principali malattie batteriche e fungine e dei principali insetti dannosi; sperimentazione di nuovi principi attivi a basso ambientale; valutazione dell’influenza dei fattori pedoclimatici sulla gravità degli attacchi dei parassiti; prove di controllo biologico (con antagonisti e con sostanze naturali) e di controllo integrato; predisposizione di una carta particolareggiata dei noccioleti con sintomi di moria; impiego di moderne tecniche geografiche informatizzate (GIS) e suo del GPS per lo studio epidemiologico della moria e di altre fitopatie.
  6. Impiego di tecniche di biologia molecolare per l’identificazione dei patogeni.
  7. Elaborazione di modelli previsionali della gravità di infestazioni dei più importanti fitofagi del nocciolo (balanino e anisandro).
  8. Razionalizzazione degli impianti verso una meccanizzazione dell’intero processo produttivo.
  9. Studi sulla meccanizzazione della raccolta del prodotto (macchine aspiratrici, trainate o semoventi, dotate di cicloni abbattitori per ridurre il rischio da polvere).
  10. Utilizzo dei sottoprodotti derivanti dalla coltivazione del nocciolo, utilizzabili a scopo energetico: residui della sgusciatura e residui della potatura.
  11. Ricerche sul miglioramento della conservabilità della nocciola (conservazione in atmosfera controllata del prodotto in guscio e sgusciato) e sugli aspetti di prima trasformazione in loco della nocciola.
  12. Messa a punto di tecniche non distruttive per analizzare l’acidità e l’unidità delle nocciole.
  13. Sperimentazione sui prodotti 'funzionali' a base di nocciola (olio di nocciole, granella sottoposta a tostatura da usare per prodotti dietetici, ecc…)
  14. Studi economici per valutare l’impatto economico dovuto a modifiche negli equilibri di mercato dei prodotti.
  15. Analisi di mercato. Analisi economica di usi alternativi. Elaborazione dei piani di marketing.
  16. Individuazione di colture alternative al nocciolo ed elaborazione di scenari per validare l’ipotesi di sostituzione del nocciolo.

 

Il congresso è stato preceduto dall'annuncio della creazione di un corso per assaggiatori specializzati nell'analisi sensoriale e nella valutazione qualitativa delle nocciole nella Tuscia Viterbese.

Questa iniziativa ha preso il via dallo Sportello Innovazione dal Centro Studi e Rircerche sul Nocciolo e Castagno del Cefas e ha lo scopo di mettere a punto un modello di analisi della nocciola, sia fresca che tostata, che possa diventare un ulteriore strumento per la valorizzazione qualitativa e la tipicizzazione delle produzioni corilicole. Al tal scopo è già in corso l'opera di stesura e messa a punto di schede di assaggio delle nocciole, sia fresche che tostate, grazie al supporto del Dipartimento di Produzione Vegetale dell'Università degli Studi della Tuscia e di un gruppo di tecnici dell’Associazione Nazionale 'Città della Nocciola'.

Al termine di questa prima fase si avrà quindi a disposizione un adeguato modello di analisi sensoriale delle nocciole che potrà essere oggetto di un opportuno addestramento di un panel volontario formato da un numero idoneo di assaggiatori. Ciò potrà inoltre costituire uno strumento di valutazione qualitativa della nocciola, a disposizione del disciplinare 'Nocciola Romana' prossima al riconoscimento Dop.

Quanti sono interessati al progetto possono manifestare la propria volontà di partecipare a una serie di giornate di addestramento attraverso l'invio di una mail all'indirizzo: centrostudi@cefas.org.

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