Matera, capitale mondiale dell'albicocco

Rinnovamento varietale, stategie di mercato, qualità, fra i temi del XVI° convegno internazionale sull'albicocco

Lorenzo Cricca di Lorenzo Cricca

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Nelle giornate dal 16 al 20 giugno 2008 si è tenuto a Matera il XIV Convegno Internazionale sull'Albicocco, ospitato nell'auditorium Raffaele Gervasio e negli Ipogei di piazza San Francesco d'Assisi. Il programma includeva incontri commerciali, dibattiti e tavole rotonde. Inoltre l’organizzazione dell’evento ha messo a disposizione di tutti i partecipanti 150 poster su lavori scientifici riguardanti le varie attività di ricerca e sperimentazione che vengono affettuate nel mondo, con particolare riferimento alle modalità di coltivazione. 

Durante la cerimonia inaugurale si sono avvicendate per la presentazione e per i saluti diverse autorità:  Nicola Buccico sindaco della città di Matera, Vito De Filippo presidente della Giunta regionale di Basilicata, Antonio Tamburro Rettore dell'Università di Basilicata, Damiano Avanzato rappresentante dell’Ishs (International Society of Horticultural Science) e Chair of Section Nuts and Mediterranean Climate Fruit, Paolo Inglese presidente della Soi Società Ortoflorifrutticoltura e Cristos Xiloyannis organizzatore dell'evento. La scelta dell’Italia come sede dell’evento è legata al forte interesse verso l’albicocco nel nostro Paese e al fatto che in particolare la Basilicata sia una regione di profondo e tradizionale legame verso questa specie.

Nonostante la coltura dell'albicocco sia considerata minore in termini quantitativi rispetto ad altre cultivar frutticole, resta molto importante in quelle aree dove la sua diffusione è considerata tradizionale e di alto impatto. A dimostrazione di ciò basti pensare come anche in presenza di notevoli difficoltà agronomiche e climatiche è riuscita ad ottenere un incremento del 10% a livello nazionale del proprio potenziale produttivo nel periodo 2000-2007 (Fonte Istat). 

All’evento è intervenuto sul tema delle biotecnologie il Prof. Francesco Salamini, scienziato di fama internazionale, docente dell’Università degli Studi di Milano e direttore scientifico del Parco Tecnologico Padano.

‘Le biotecnologie rappresentano una realtà multidisciplinare di crescente importanza, strettamente correlata al rapidissimo progresso della ricerca - dice Francesco Salamini - Esse potrebbero contribuire allo sviluppo socio-economico e, verosimilmente, a migliorare la qualità della vita dei cittadini. L'incremento esponenziale delle conoscenze ha permesso l’applicazione di queste in molteplici campi e settori come la farmacologia, la medicina, l’agricoltura, la silvicoltura, la veterinaria, la bio-industria, la scienza forense e l’ambiente. Riguardo ai costi ed agli impatti sulla salute dei cittadini, negli ultimi decenni sono contemporaneamente cresciute le metodologie atte a valutare gli effetti prodotti. Le applicazioni delle biotecnologie pongono comunque profonde riflessioni con particolare attenzione su come governare i processi tecnologici, anche dal punto di vista etico. Malgrado la diffusione e l'amplissimo impatto, le conseguenze delle applicazione delle biotecnologie rimangono poco note a molti professionisti e alla maggior parte della popolazione.’ 

‘L'ampia domanda di conoscenza da parte dei cittadini e la necessità di scambi culturali fra professionisti - ha concluso Salamini - possono venire soddisfatte soltanto con il dialogo e la comunicazione, in occasioni ed eventi come quello organizzato in questi giorni a Matera.’ 

Secondo i dati Istat in Italia attualmente si producono circa 220.000 tonnellate all'anno di albicocche, con un’offerta concentrata principalmente nelle regioni della Campania, Emilia-Romagna, Piemonte e Basilicata. A queste tradizionali aree si stanno affiancando nuove realtà appartenenti a diverse tipologie territoriali. L’interesse è sicuramente dovuto ai buoni risultati che l’albicocco ed il suo mercato hanno ottenuto, ma anche alla diversificazione delle produzioni frutticole e al recupero di superfici fino ad ieri destinate ad altro: il tutto è finalizzato a ridare redditività ad imprese in crisi e bisognose di una riconversione. Per raggiungere l'obiettivo, la qualità è determinante (il frutto deve essere buono e bello) in quanto solo in questo modo si potrà essere premiati nei prezzi e negli sbocchi produttivi. 

‘In Italia l’albicocca – dice Ugo Palara, presidente sezione frutticola della Soi - presenta caratteristiche importanti come la sua non eccedentarietà produttiva, l’elevato apprezzamento da parte del consumatore (sia per le elevate dote nutrizionali, sa per la facilità di consumo), apre la campagna delle drupacee (spesso rappresenta un utile complemento d’offerta delle pesche e nettarine nel periodo medio-precoce) e mantiene una grande validità anche dal punto di vista industriale’. 

L’albicocco mantiene comunque una notevole difficoltà ad adattarsi a tutti gli ambienti, una complessa biologia fiorale ed una certa difficoltà nella gestione fitopatologica. Secondo il Cso di Ferrara l'innovazione varietale in atto nella specie ha portato a un cambiamento produttivo manifestato dal picco che tradizionalmente era presente nel mese di giugno. Nel 2007 il 74% degli impianti produttivi era investito con varietà che maturavano nel mese di giugno. Nello specifico le varietà più precoci (maggio) rappresentano l’11% quelle della prima metà di giugno il 23%, quelle della seconda metà di giugno il 51%, quelle della prima metà di luglio il 13% e le restanti ancora più tardive il 2%. Per cercare di soddisfare le esigenze del mercato il calendario di maturazione si è fatto sempre più ampio con l’introduzioni di varietà molto precoci e molto tardive. In quest’ottica le previsioni inducono a pensare che ci sarà un cambiamento dei dati sopra citati con uno spostamento verso periodi precoci e tardivi.  

‘Per cercare di migliorare la situazione – sottolinea ancora Ugo Palara - e di intraprendere un cammino di rinnovamento potrebbe essere importante percorrere due strade. La prima riposizionando la qualità delle albicocche con standard di maggiore impatto e la seconda ricercando un’integrazione più omogenea dell’offerta italiana nei flussi di mercato. Il primo punto è possibile con un ricambio varietale che già da alcuni anni è in atto che come si è già visto ha inciso su alcuni aspetti come qualità, colore epidermide, consistenza, aroma e grado zuccherino). Sul secondo punto sembrano esserci maggiori difficoltà ed ostacoli alla realizzazione di una globalizzazione. Interessante, viste comunque le evoluzioni ed i cambiamenti degli ultimi tempi la creazione di un sistema paese che potesse sfruttare la naturale scolarità di raccolta delle albicocche in Italia (30 giorni circa). Considerando che il mercato europeo è recettivo da maggio ad agosto è necessario riconsiderare la distribuzione dell’offerta nazionale sull’intero calendario d’immissione sul mercato. Si dovrebbe pensare ad una integrazione fra le diverse aree di produzione con accordi di partnership che risulterebbero molto più vantaggiosi rispetto all’attuale situazione che subisce importazioni e forte concorrenza sui mercati europei. Per il Nord sembra essere interessante puntare su varietà ad elevata qualità soprattutto nel periodo precoce. Per il tardivo puntare soprattutto su varietà che maturano dalla metà di luglio in poi. Al Sud la qualità è importante ma bisogna pensare anche di poster ridurre la quota destinata all’industria puntando così subito ai mercati europei che necessitano di albicocche di alta gamma.’

 

Le albicocche al Sud

'Le albicocche metapontine e pugliesi – evidenzia Carmelo Mennone dell’Alsia - hanno fatto registrare un buon andamento commerciale avvantaggiate da una campagna precoce e da un mercato molto recettivo. Dalla fine di aprile (con le produzioni sotto tunnel) ad oggi (con il pieno della produzione) la campagna albicocche ha presentato un notevole equilibrio tra domanda e offerta. L’equilibrio è stato possibile anche grazie ad un andamento climatico abbastanza fresco, almeno fino alla fine di maggio, permettendo così di ottenere un’offerta sempre inferiore alla domanda con prezzi interessanti spuntati dall’agricoltore e da tutti gli operatori alquanto interessanti.’

'Inoltre le voci sulle difficoltà d’altri paesi produttori – continua Carmelo Mennone - fra cui Spagna, hanno portato gli operatori ad acquistare grandi quantitativi di prodotto permettendo un aumento di valore e di prezzi d’alcune nostre varietà precoci/precocissime come ad esempio Aurora. Arrivati a fine maggio la situazione è leggermente cambiata sia per l’arrivo di un’ondata di caldo nelle aree meridionali, sia per un aumento fisiologico del prodotto interno sia per una minore richiesta da parte dei pesi importatori. Comunque il prodotto di queste due importanti aree albicocchicole italiane ha presentato frutti d’elevata qualità permettendo una buona collocazione sia sul mercato italiano che internazionale. E’ però altrettanto vero che la campagna per queste aree si  chiuderà con anticipo anche per le varietà tradizionalmente più tardive con l’arrivo della metà di giugno.’ 


Il XIV Convegno sull'Albicocco è stato patrocinato e sostenuto da: Ministero delle Politiche Agricole, Regione Basilicata, Dipartimento Agricoltura, Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale della Basilicata, Provincia di Matera, Comune di Matera, Venosa e Rotondella, Alsia, Distretto Agroalimentare di qualità del Metapontino, Università degli Studi di Basilicata, Facoltà di Agraria.
Gli sponsor: Vitroplant Italia srl, Vivai Giannoccaro, Vivai Battistini Dott. Giuseppe, Agricola Internazionale, Kali, Dichio Vivai Garden, Covil, Consorzio Vivaisti Lucani e  Covip, Consorzi Vivaisti Pugliesi, Vivai Piante Battistini Soc. Agricola, Civi Italia, Agriproject, Gobbi srl, General Fruit Basilicata, Prometas, O.P. Ancona, AssoFruit, Agricola Felice, ApoFruit, Pam, Produttori Associati del Metapontino ed Esedra.

(Fonte: Dipartimento di Scienze dei Sistemi Colturali, Forestali e dell'Ambiente Università della Basilicata Prof. Cristos Xiloianns - Ufficio stampa: MTCom di Mariateresa Cascino)

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Fonte: Agronotizie

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