Vivai Cooperativi Rauscedo, l'innovazione in viticoltura

Alla base di un grande vino, ancora prima dell'uva e della vite, c'è la barbatella

Questo articolo è stato pubblicato oltre 11 anni fa

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La sede dei Vivai Cooperativi Rauscedo

tratto da Fendt 'Focus'

 

La qualità della barbatella è di indubbia importanza, ma da sola non basta per dare al produttore delle garanzie sul risultato finale: il vino. 

E’ grazie al lavoro di sperimentazione ed alla continua ricerca di nuovi cloni che diventa possibile “prevedere” le proprietà del vino.

Un servizio “chiavi in mano” quindi per i clienti dei Vivai Cooperativi Rauscedo. 
Avvalendosi del lavoro e dell’esperienza del proprio centro sperimentale i Vivai Cooperativi Rauscedo forniscono alla propria a clientela il proprio supporto professionale su tutto il percorso produttivo, fino alla vinificazione.

Dott. Eugeno Sartori, direttore dei Vigneti Cooperativi Rauscedo

Dott. Eugeno Sartori, direttore dei Vivai Cooperativi Rauscedo

 

I grandi vini nascono da barbatelle e cloni di qualità – titola così la brochure della VCR, che riporta oltre un centinaio di varietà ed una ricca selezione di cloni moltiplicati dall’azienda di Rauscedo, in provincia di Udine. E se in passato la prevedibilità del prodotto finale veniva considerata importante soprattutto per i vini pregiati di alto livello, oggi prevale la tendenza di progettare a tavolino anche i vini “normali”.

“Cerchiamo di aiutare la nostra clientela nella scelta varietale e del clone, per evitare che errori fatti a monte compromettano la produzione di vino di parecchi anni” spiega il direttore, Eugenio Sartori, e l’enologo dell’azienda sperimentale VCR aggiunge “il nostro cliente in pratica ci dice che vino vorrebbe produrre e non gli consigliamo, in base alla collocazione geografica, il vitigno da usare”. “E’ un po’ come con i trattori Fendt” puntualizza il responsabile amministrativo Roberto Bettel “noi diciamo al concessionario cosa dobbiamo fare e lui ci fornisce le macchine con l’allestimento adeguato alle nostre esigenze”.

 

Barbatelle radicate nel Friuli...

Si costituì circa 80 anni fa il primo nucleo di un’attività vivaistico-viticola. Un caporale piemontese insegnò ad alcuni agricoltori del paese la tecnica dell’innesto. Ebbe inizio così una modesta attività, subito appoggiata dalla locale Cattedra Ambulante di Agricoltura prima e dall’Ispettorato Provinciale poi, che contribuirono ad una sufficiente preparazione tecnica dei primi vivaisti. 
Intorno al 1929/30, durante un lungo e grave periodi di crisi globale, nacque l’idea di risolvere alcuni problemi con una forma associativa, dando vita ai Vivai Cooperativi Rauscedo. Nel dopoguerra l’attività si sviluppò con successo, e nel 1948 furono superati i 3 milioni di innesti-talea.

 

... radici Vcr in tutto il mondo

Oggi la produzione annuale di barbatelle innestate supera il 50% di quella nazionale e negli ultimi anni si è attestata a circa 70 milioni di innesti-talea. 55 milioni di viti all’anno, provenienti da questi vivai, ubicati nella zona pianeggiante appena al disotto elle Alpi Carniche, nella provincia di Pordenone, vanno un po’ ovunque nel mondo. 
La zona, caratterizzata da terreni di natura alluvionale a forte contenuto di sabbia e da un clima piovoso in primavera ed asciutto d’estate, rappresenta un ambiente particolarmente adatto alla crescita delle giovani piantine. 
Ma le condizioni ambientali da sole non sarebbero sufficienti a determinare la qualità del prodotto, ormai affermato in tutto il mondo. Gli oltre 250 coltivatori vivaisti si avvalgono di una equipe di esperti che programmano e controllano l’intera produzione. Proprio per questo intimo connubio tra pratica, tecnica e scienza si è venuto a creare, nel piccolo paese di Rauscedo, il più grosso complesso vivaistico-viticolo del mondo. La qualità della barbatella innestata e la rigorosa selezione morfologica consentono di fornire ad oltre 30.000 viticoltori all’anno viti di sicuro attecchimento. Ma per garantire la qualità genetica e fitosanitaria, dietro ogni barbatella deve essere condotta una serie di operazioni al fine di assicurare una perfetta riuscita del vigneto.

 

Un centro sperimentale proprio

 

Trattori Fendt in Campo - Vcr


A tale scopo i Vivai Cooperativi Rauscedo si avvalgono di un centro sperimentale ove, su una superficie di 30 ettari, e con adeguate strutture (serre, sale di moltiplicazione, cantina di microvinificazione, laboratori per test ELISA, ecc.) si attuano i programmi di selezione clonale, in collaborazione con gli istituti di ricerca operanti nel settore. Ad oggi i Vivai Cooperativi Rauscedo hanno ottenuto il riconoscimento dal ministero dell’Agricoltura di oltre 175 cloni, ed altre selezioni sono in corso di omologazione. Oltre ai cloni costituiti in proprio, i Vivai Cooperativi Rauscedo moltiplicano anche cloni selezionati da altri centri di ricerca e seguono da vicino i programmi di miglioramento genetico in corso in tutto il mondo.
Così anche nel bacino mediterraneo, ove tradizionalmente si utilizza la barbatella selvatica, prende progressivamente piede l’uso dell’innestata per i notevoli risultati conseguiti.

 

Controlli enologici e microvinificazione

L'azienda sperimentale dispone di una sala per la microvinificazione dei vini rossi e di una dedicata ai bianchi
L'azienda sperimentale dispone di una sala per la microvinificazione dei vini rossi e di una dedicata ai bianchi

Le produzioni dei singoli biotipi ad uva da vino devono essere vinificate separatamente.

“Facciamo circa 270 vinificazioni ogni anno” precisa il dott. Francesco Anaclerio, l’enologo dell’azienda sperimentale, “tutte eseguite in contenitori di acciaio o vetro. Il legno non lo utilizziamo proprio per escludere altre variabili.”

Sui vini ottenuti si effettuano attente analisi chimiche e degustazioni da parte di commissioni di esperti. In pratica con le microvinificazioni si controlla se il clone è in grado di fornire un prodotto con caratteristiche migliorative rispetto allo standard varietale. In particolare vengono effettuate attente analisi relative alla gradazione alcolica, acidità totale, pH, estratto secco, e ceneri allo scopo di fornire alla commissione degustatrice dati analitici certi per una obiettiva valutazione del valore del clone.

Le analisi più ricorrenti vengono effettuate nel proprio laboratorio, per approfondimenti specifici l’azienda si rivolge a laboratori esterni, specializzati.

 

Da sinistra: dott. Francesco Anaclerio (enologo), dott. Eugenio Sartori (direttore), Roberto Battel (amministrazione) e Roberto Ravagnolo (conesssionario Fendt)
Da sinistra: dott. Francesco Anaclerio (enologo), dott. Eugenio Sartori (direttore), Roberto Battel (amministrazione) e Roberto Ravagnolo (concessionario Fendt)

Ovunque si guardi in azienda, vige l’ordine più rigoroso e l’organizzazione è impeccabile.

“Per riuscire a portare avanti bene il nostro lavoro e di concentrarci sui nostri obiettivi centrali, abbiamo attrezzato le nostre strutture con macchine e strumenti di primissima qualità” puntualizza il direttore, “dai vigneti fino alle sale di vinificazione.

Alla domanda, un po’ provocatoria, se la qualità e le soluzioni tecniche dei trattori Fendt incidono sulla qualità del vino il dott. Sartori risponde:

“Non c’è ovviamente un legame diretto ma per riuscire ad eseguire tutte le operazioni nei tempi e con le modalità ottimali, occorrono macchine che abbiano anche i presupposti per farlo. Non possiamo adattarci alle macchine, le macchine devono saper fare quello che serve a noi!”

E sembra che tra i fattori più importanti ci siano le prestazioni e le infinite possibilità di regolazione dell’impianto idraulico, che consentono affrontare anche situazioni difficili ed impegnative.

“Normalmente siamo noi a fornire la consulenza ai nostri soci, per l’acquisto del parco trattori però i cicli si sono invertiti. I nostri soci, circa 250 e per la maggior parte clienti Fendt, forti delle proprie esperienze positive, ci hanno sempre consigliato di prendere Fendt!” le parole del direttore.

 

Il dott. Francesco Anaclerio con il dott. Eugenio Sartori mentre degustano un vino bianco, prodotto e vinificato nella propria azienda sperimentale.

Il dott. Francesco Anaclerio con il dott. Eugenio Sartori mentre degustano un vino bianco, prodotto e vinificato nella propria azienda sperimentale.

Fonte: Fendt

Speciale: Tecnologia nel vigneto

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