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Il vivaismo in Basilicata: qualificazione, innovazioni tecniche e competitività

L'esperienza del Covil

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Covil, il vivaismo in Basilicata

Il settore vivaistico è alla base della moderna frutticoltura e agrumicoltura. La competitività delle produzioni frutticole ed agrumicole dipendono dalle scelte fatte in fase di pre-impianto basate sul rispetto della vocazionalità dell’ambiente di coltivazione e sulla selezione del materiale vivaistico di qualità. Tuttavia, produrre ed offrire materiale certificato e garantito da punto di vista varietale e fitosanitario comporta costanti adeguamenti dell’organizzazione e della struttura del vivaio, investimenti di capitali e di risorse umane, quindi inevitabili incrementi di costi di produzione. Il processo di qualificazione del materiale vivaistico, che interessa tutti i vivai, se non trova risposta in una significativa crescita del reddito potrebbe subire una battuta d’arresto o non essere mai avviato. Due potrebbero essere le strade da percorrere per evitare che l’impresa esca fuori mercato: incrementare i prezzi di vendita, abbattere i costi di produzione.

Nella situazione di crisi in cui versa attualmente il sistema ortofrutticolo ed agrumicolo nazionale un incremento del prezzo di vendita del materiale vivaistico si tradurrebbe in una risposta negativa da parte del mercato. A meno che non si tratti di piante di particolare pregio (varietà di nuova introduzione) gli acquirenti agricoltori di fronte ad un costo più alto delle piante si rivolgerebbero a fornitori con prezzi più concorrenziali.
La strada che un’azienda vivaistica deve percorrere per difendere la propria competitività, senza rinunciare alla qualità e alla certificazione delle produzioni, rimane solo l’abbattimento dei costi di produzione.
“Negli ultimi anni le aziende vivaistiche associate del Covil, il Consorzio vivaisti lucani – dice Vito Vitelli, direttore del Covil - hanno avviato al proprio interno un profondo processo di trasformazione di natura strutturale ed organizzativa. In ogni azienda sono stati compiuti notevoli passi avanti grazie all’introduzione nel processo produttivo di elementi di innovazione, che hanno consentito di garantire un prodotto altamente tecnologico a costi fortemente competitivi".



Qui di seguito sono riportati alcuni esempi:
Costituzione e gestione di campi di piante madri. La scelta del sistema di gestione di un campo di piante madri è molto importante. L’allevamento delle piante in sceen-house e fuori terra rispetto al pieno campo in terra implica una serie di vantaggi economici. In ambiente protetto le piante hanno un’attività vegetativa più prolungata (vegetano almeno 10 mesi su 12) questo comporta la possibilità di eseguire due prelievi di materiale di propagazione (gemme e/o marze) all’anno e quindi raddoppiare le rese. In serra le piante sono al riparo dagli attacchi dei parasiti e degli agenti atmosferici avversi (pioggia torrenziale, vento, grandine, gelo)  il che consente un più equilibrato e costante sviluppo vegetativo ed una riduzione degli interventi di difesa. La coltivazione delle piante in contenitori (fuori suolo) è un sistema flessibile che ben si presta ad un costante rinnovo varietale senza l’aggravio di costi aggiuntivi.
Evoluzione delle tecniche d’allevamento delle piante da frutto. Le nuove esigenze della moderna frutticoltura basata sul rapido rinnovo varietale impongono al settore vivaistico ritmi sempre più intensi. Occorre puntare su nuove tipologie di piante capaci di entrare a regime produttivo in tempi brevi. Cambia dunque il concetto classico d’astone e si passa da sistemi di coltivazione in piena terra con cicli produttivi biennali a piante prodotte fuori suolo (in appena 7-9 mesi) in contenitori di diverse dimensioni o forma. Occorre disporre di strutture ed impianti adeguati (serre, tunnel, ombrai impianti di fertirrigazione, centraline computerizzate, bancali) ed avere ottima conoscenza di tecniche di coltivazione fuori suolo in substrati inerti e di controllo di parassiti (insetti, batteri, funghi ed erbe infestanti) in ambiente protetto. La coltivazione fuori terra, attraverso il condizionamento delle piante, consente di forzare il ciclo di produzione, allungare la stagione d’innesto e modulare l’offerta secondo i ritmi della domanda. Le piante in pieno campo corrono il rischio di essere danneggiate da condizioni atmosferiche avverse (pioggia torrenziale, vento, grandine, gelo) e di subire gravi lesioni all’apparato radicale durante le operazioni di estirpazione. Gli agricoltori, con il nuovo sistema possono disporre, in primavera-estate, di 'astoncini vegetanti' ben dotati di rami anticipati e pronti a svilupparsi rapidamente dopo il trapianto.
Evoluzione delle tecniche di produzione dei portinnesti d’agrumi. In passato i portinnesti degli agrumi venivano allevati in semenzai realizzati in cassoni e, dopo aver subito una drastica riduzione delle radici e della chioma (operazione di tolettatura), venivano trapiantati a radice nuda in contenitori (vaso e fitocella). Questa operazione oltre a ritardare la ricrescita e lo sviluppo delle piantine, predisponeva il portinnesto ad attacchi di parassiti soprattutto a carico dell’apparato radicale. La crisi di trapianto oggi viene del tutto superata attraverso la semina, solitamente in febbraio, in cubetti di torba pressati posti negli alveoli dei contenitori di polistirolo. Le piantine nel giro di 50-60 giorni sono già pronte al trapianto. Presentano 6-7 foglioline vere, un fusticino semilegnoso, un robusto e fitto apparato radicale ben ancorato al piccolo pane di terra. Dopo 10 mesi dal trapianto il portainnesto è già pronto per essere innestato.
Coltivazione in ambiente protetto e riduzione del ciclo produttivo. Per ridurre il ciclo produttivo è necessario che la pianta non subisca stress di nessuna natura e riceva tutti gli interventi agronomici necessari. Questo obiettivo può essere raggiunto solo se il vivaio è dotato di strutture protettive (serre, tunnel, ombrai), suolo pacciamato e di un impianto d’irrigazione automatizzato a microportata. Molta attenzione deve essere posta nella tecnica di fertirrigazione. Il metodo più razionale prevede l’utilizzo di punti goccia per ogni singola pianta e la somministrazione d’acqua ed elementi nutritivi anche più volte al giorno. La presenza di auto compensanti nell’impianto garantisce che i volumi di adacquamento siano uniformi per tutte le piante. Naturalmente la presenza di una centralina elettronica consente di impostare specifici programmi di fertirrigazione, a seconda dello stadio vegetativo,  ed assicura un accurato controllo della conducibilità e del pH della soluzione nutritiva. Oltre alla nutrizione, molto importante è il programma di difesa della pianta dai parassiti che deve basarsi soprattutto su interventi preventivi. La somministrazione dei fitofarmaci può avvenire per via radicale, utilizzando l’impianto di fertirrigazione, o per via aerea, ricorrendo a macchine irroratrici azionate da trattori o a barre semoventi automatizzate che si spostano su apposite guide montate sulla strutture.  
Impiego di substrati di nuova generazione. La qualità del substrato è di fondamentale importanza per un equilibrato sviluppo dell’apparato radicale ed un rapido accrescimento della pianta. Il substrato deve assicurare alle radici un buon arieggiamento e al tempo stesso una buona dotazione di acqua ed elementi nutritivi. Deve essere inerte, privo di microrganismi e di semi di erbe infestanti, pratico nella manipolazione, leggero e poco ingombrante durante il trasporto. Tra i substrati promettenti di nuova generazione la fibra di cocco sta riscontrando notevole interesse tra i vivaisti. Si tratta di un materiale completamente inerte, di origine naturale, ideale per le coltivazioni fuori suolo. La fibra di cocco è totalmente biodegradabile, presenta uno spiccato potere tampone, indispensabile per il controllo delle brusche variazioni di pH, ha reazione sub-acidità, condizione ottimale per lo sviluppo di tutti i portinnesti di agrumi in particolare i Citrange.
Evoluzione della tecnica di innesto degli agrumi. Nella maggior parte dei vivai agrumicoli italiani viene da sempre praticato l’innesto “a penna laterale”. Esso viene realizzato da marzo a maggio ed è caratterizzato da complesse operazioni di condizionamento della marza con sacchetti di plastica e di carta. Occorre inoltre aspettare più di 20 giorni per conoscere l’esito con il rischio di perdere un ciclo poiché le eventuali operazioni di ripasso non possono essere realizzate oltre la prima decade di giugno. Attualmente si stanno valutando metodiche alternative che derivano da esperienze già maturate nel vivaismo frutticolo ed orticolo. Partendo da due tipi di innesto “a gemma vegetante” e “per approssimazione” si sta collaudando un’altra metodica simpaticamente denominata “a mummia”. Questo tipo di innesto prevede anche l’utilizzo di piccole marze (a due occhi) allo stadio semilegnoso. Le piccole porzioni di ramo (di massimo 4-5 cm) dopo essere state leggermente decorticate alla base vengono inserite sotto la corteccia nella porzione distale del portinnesto. Per questo tipo di innesto non è necessario un selvatico robusto l’importante che abbia almeno 5 mm di diametro a 20 cm di altezza dal colletto. Dopo l’inserimento della marza, il nesto e il portainnesto vengono fasciati insieme (“mummia”) da un nastro di paraffina. Questa metodica consente di velocizzare notevolmente le operazioni, prelevare maggiore quantitativo di materiale di propagazione nei campi di piante madri, ridurre i costi di realizzazione e praticare eventuali ripassi delle fallanze anche a distanza di 10 giorni poiché l’esito dell’innesto è immediatamente visibile. L’operazione può essere eseguita al banco in postazioni fisse e quindi più agevoli. L’innesto a “mummia” può essere praticato almeno per 6 mesi all’anno (febbraio-agosto) poiché, impiegando per la legatura materiale di natura cerosa (nastro di paraffina) isolante, è possibile operare anche in condizioni di temperature elevate (oltre 45 oC) e bassa umidità.

A cura di Lorenzo Cricca

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