Il noce da frutto

I risultati della giornata divulgativa che si è svolta alla Facoltà di Agraria dell'Università di Bologna

Questo articolo è stato pubblicato oltre 11 anni fa

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Roma, Mostra pomologica a cura del Cra - Isf

Il 2 ottobre scorso si è svolto, nell’aula magna della Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna, il convegno sul Noce da frutto in modo tale che si potesse divulgare maggiore informazioni su questa specie frutticola interessante e su un progetto che il Dipartimento di Colture arboree dell’Università di Bologna e il Crpv - Centro ricerche produzioni vegetali di Cesena stanno portando avanti.
L’evento si è aperto con la presentazione del professor Bruno Marangoni del Dipartimento di Colture arboree dell'Università di Bologna
 che ha voluto sottolineare come la specie frutticola sia ancora poco sviluppata, ma che rappresenti una valida alternativa alle più famose specie e come essa sia molto remunerativa e totalmente meccanizzabile.

Il primo intervento di Umberto Accinelli - Riff98 Soc. Coop si è incentrato sulla difesa biologica delle piante di noce ed in modo particolare sull’utilizzo delle trappole Ecodian di Isagro Italia, contro la Cydia pomonella, che permettono in modo efficace di poter creare una lotta importante contro la carpocapsa del noce. Nel caso specifico sono stati diffusi i dati della prova effettuata presso il campo sperimentale dell’Università di Bologna che è stata eseguita seguendo la linea del disorientamento e quindi creando una traccia di ferormoni dominanti in modo che si crei un disorientamento dei maschi che però rimangono attivi e quindi monitorabili.
Il monitoraggio successivo ha determinato la presenza solo dello 0,8% del prodotto bacato e quindi dimostrando un’elevata capacità di controllo di questa importante patologia del noce.

L'intervento di Donatella Malaguti del Dca dell'Università di Bologna ha posto l’attenzione sulle esigenze idriche e la fertilizzazione del noce che sono importanti per poter avere un’adeguata coltivazione e produzione.

Eugenio Cozzolino, consulente di Centuria Rit ha illustrato forme di allevamento e potatura del noce e ha descritto il il progetto “Noce di Romagna”.
Il progetto “Noce di Romagna” nasce nell'azienda agricola San Martino, a San Martino in Strada nel forlivese, ed è stato promosso dall'azienda con New Factor e con il Parco scientifico-tecnologico Centuria-Rit di Cesena. Al momento rappresenta attualmente l'esperienza più significativa di nocicoltura professionale a livello nazionale.
"Un risultato - spiega il tecnico Eugenio Cozzolino - ottenuto grazie alla grande dimensione degli appezzamenti, che consentono una meccanizzazione spinta, un elevato grado di specializzazione e un approccio di gestione caratterizzato da un forte impulso imprenditoriale".
La nocicoltura biologica presenta però alcune criticità. "Il materiale vivaistico - continua Cozzolino - è di difficile reperimento, la nutrizione azotata è di difficile gestione con i concimi ammessi per il biologico e la gestione del regime idrico può essere davvero difficile. Recuperare una condizione di stress idrico è molto problematico".

Mangiare noci fa bene alla salute ma non solo. Grazie anche ad alcuni elementi come arginina e l’0mega-3 che grazie alle loro proprietà benefiche permettono di aumentare la dilatazione dei vasi arteriosi e di limitare il rischio di malattie cardiache. Secondo una ricerca si è verificato come lo stesso rischio venga dimezzato nelle persone che mangiano noci almeno due volte la settimana, mentre tra chi mangia noci cinque volte la settimana diminuisce la possibilità di ammalarsi di diabete".

Foto by jeltovski
A cura di Lorenzo Cricca

Fonte: Image Line

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