Cereali, deficit di bilancio sempre più leggero

La forte crescita dell'export, a fronte di un import fermo in quantità e valore, riduce di quasi 260 milioni di euro il saldo negativo netto della bilancia commerciale import-export

Lorenzo Pelliconi di Lorenzo Pelliconi

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Cresce l'export made in Italy di cereali e pasta (Foto di archivio)
Fonte foto: © Teodora D - Fotolia

Migliora la situazione della bilancia commerciale del settore cerealicolo, che nel primo quadrimestre 2020 ha visto l'ormai deficit strutturale con i mercati esteri ridursi dai 751,3 milioni del 2019 ai 491,6 milioni di quest'anno. Il calo dello squilibrio è dovuto in particolare al forte aumento dell'estero (1436,6 milioni di euro di fatturato rispetto ai 1178,6 milioni del 2019), mentre l'import ha sostanzialmente ribadito i numeri dello scorso primo quadrimestre 2019, con un giro di affari praticamente stabile (1928,2 milioni contro i 1929,9 del 2019).

Analizzando i dati, si registra proprio come l'import sia rimasto fermo come quantità (+0,1%) ma anche come valori (-0,1%). Cala l'import di grano tenero (-81mila tonnellate), granturco (-113mila tonnellate) e orzo (-20mila tonnellate). Confermata la crescita dell'import di grano duro (+278mila tonnellate). Le quantità importate in Italia di semi e frutti oleosi e di farine proteiche rimangono ancorate ai numeri dell'anno scorso, mentre si riducono pure gli arrivi di mangimi a base cereali (-29%). Importanti numeri, come già anticipato, per l'export.

Le quantità crescono di +276mila tonnellate, mentre nei valori di 258 milioni di euro (+21,9%), rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Continuano senza sosta le vendite all'estero di pasta alimentare (+169mila tonnellate), prodotti trasformati (+59mila tonnellate) e di riso (+47mila tonnellate), mentre calano i cereali in granella (-10mila tonnellate).

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