Oltre un secolo di calciocianamide

Storia di un fertilizzante molto speciale che ha contribuito allo sviluppo agricolo del secolo scorso, prima di incontrare il vaglio dei normatori europei che ne stanno mettendo a rischio l'utilizzo

Donatello Sandroni di Donatello Sandroni

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Calciocianamide: una storia lunga oltre un secolo

Chimicamente parlando la calciocianammide è un composto inorganico formato dall’unione di un catione, il calcio, con l'anione cianammide, producendo una molecola dalla formula CaCN2. Fu realizzato per la prima volta nel 1877 dai chimici tedeschi Drechsel e Freudenberg partendo dal cianato di calcio. Questi vennero poi seguiti da Frank Rothe nel 1897, alla ricerca del cianuro di calcio partendo da azoto atmosferico e carburo di calcio. Tale processo venne in seguito modificato e brevettato nel 1898 da Adolph Frank e Nikodem Caro, i quali sfruttarono particolari forni ad arco elettrico capaci di operare a temperature fra i 900 e i 1.000 °C.

Pare però che la scoperta di Frank e Caro sia stata del tutto casuale, come spesso accadeva nella scienza dei tempi che furono. I due chimici erano in realtà alla ricerca di nuovi processi industriali per la sintesi dei cianuri. Questi erano infatti molto ricercati per l’impiego nella metallurgia dell’oro. Dalle oreficerie ai campi coltivati il passo fu però breve e, come detto, casuale. Per abbattere i costi di produzione dei cianuri, ottenuti all’inizio facendo reagire carburo di bario e azoto atmosferico, i due chimici pensarono di utilizzare il più economico carburo di calcio. Ciò che ottennero fu un crollo del rendimento nella produzione di cianuri, loro primo obiettivo, ma al contempo scoprirono che si formava molta calciocianamide.

Nel 1898 Frank e Caro trovarono soci disposti a investire nei loro processi e fondarono la Cyanidgesellschaft mbH, a Berlino. Solo in un secondo tempo Albert Rudolph Frank, figlio di Adolph, scoprì che la calciocianamide rilasciava ammoniaca nel terreno, potendo quindi essere utilizzata come fertilizzante azotato.
 

Calciocianamide: un prodotto dal cuore italiano

Circa un secolo fa la Cyanidgesellschaft stava cercando siti di produzione in cui sintetizzare la calciocianamide e l’Italia riuscì a battere sia la Germania, sia l’Austria, all’epoca in lizza anch’esse. Ciò grazie a un chimico agrario italiano, ovvero Angelo Menozzi (1854-1947), direttore dal 1896 del Laboratorio di chimica agraria della Scuola superiore di Milano. L’Italia aveva già allora una buona disponibilità di risorse idroelettriche ed era già avviata la produzione del carburo di calcio a livello di processi industriali.

E così, nel 1904, la Cyanidgesellschaft concesse le licenze necessarie alla costituzione della Società italiana per la fabbricazione dei prodotti azotati e di altri prodotti per l’agricoltura, a Roma. La Società italiana di elettrochimica mise a disposizione il suo stabilimento a Piano d’Orta, vicino a Chieti, avviando la produzione e la vendita nel 1905, première mondiale, sfornando 500 tonnellate di prodotto. Una quantità oggi ridicola, ma che assegnò all’Italia il ruolo di antesignana nella produzione del prezioso concime dalle molteplici anime.

Solo nel 1909 la produzione sbarcò anche negli Stati Uniti grazie all’appositamente nata American cyanamid company, evolutasi poi anche nel settore della protezione delle colture fino al suo assorbimento da parte di BASF iniziato nell’anno 2000.
Curiosità: l’American cyanamid company avviò la produzione di calciocianamide presso le cascate del Niagara, aprendo poi altri impianti in Italia: il primo in Val d’Aosta e il secondo ad Ascoli Piceno.

Recentemente il composto è finito sotto il vaglio della Comunità europea, date alcune criticità ambientali e tossicologiche e pare che la sua vita residua come prodotto impiegabile in agricoltura sia legata a un filo.
 


La calciocianamide in campo

A lungo la calciocianamide è stata utilizzata come fertilizzante azotato e come correttore di acidità, dato che una volta immessa nel terreno si decompone dapprima in idrossido di calcio, divenendo in seguito carbonato di calcio e in cianammide, evolvendo poi per idrolisi a urea la quale, grazie all’azione enzimatica dei batteri presenti nel terreno, diventa carbonato d'ammonio. Essendo caustica, deve essere impiegata esclusivamente nella preparazione dei terreni, svolgendo al contempo sia la funzione fertilizzante e correttiva, sia erbicida e insetticida.

Sono quindi oltre cento anni che la calciocianamide viene utilizzata nel settore della nutrizione agraria. Considerata di fatto una specialità, è infatti in grado di fornire alle piante e al terreno azoto a lento effetto e calcio con modalità uniche nel loro genere. La nutrizione azotata risulta infatti equilibrata ed efficace, anche grazie al calcio presente in forma facilmente assimilabile.

In Italia, nei primi anni ’70, furono testati anche gli effetti della calciocianamide contro Meloidogyne incognita, prove presentate alle Giornate fitopatologiche del 1975. Sebbene utilizzata a dosi fino a 10 q/ha, non pare però abbia controllato le infestazioni di questi nematodi in maniera soddisfacente. A titolo di curiosità, C’è anche chi la utilizza per dissuadere roditori e talpe.

Quanto a tempistiche, la calciocianamide va applicata almeno 15 giorni prima della semina delle colture estensive, del trapianto delle orticole e del risveglio vegetativo delle arboree.

Fra i molti usi che se n’è fatti, la calciocianamide è da tempo considerata un concime azotato d’eccellenza soprattutto su riso, coltura sulla quale va impiegata come concime azotato di fondo avente anche la capacità di correggere la naturale acidificazione dei terreni dovuta alle prolungate sommersioni.

Entro qualche anno, se le cose dovessero evolvere per come promettono, tale prodotto rischia seriamente di divenire retaggio del passato. Un bene quindi che un gigante della chimica agraria come Angelo Menozzi non sia più qui ad assistere all'ennesima perdita di un importante strumento al servizio dell'agricoltura.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: cerealicoltura frutticoltura fertilizzanti orticoltura

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