Bollettino di guerra di luglio 2020: un inibitore della nitrificazione

Le prossime decisioni italiane sui fertilizzanti: in vista l'autorizzazione del Nitrapyrin

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Gli inibitori della nitrificazione sono un importante mezzo tecnico per l'agricoltura
Fonte foto: © Mykola Mazuryk - Fotolia

È disponibile la bozza del decreto ministeriale di aggiornamento dell’elenco dei fertilizzanti nazionali, la cui pubblicazione è prevista entro l’anno, una volta terminata la fase di commento, che si concluderà il prossimo 16 ottobre. La modifica del decreto legislativo 29 aprile 2010, n. 75 consiste nell’inserimento dell'inibitore della nitrificazione Nitrapyrin al punto 2.1.1. dell’allegato 6 del provvedimento, che annovera i cosiddetti “Prodotti ad azione specifica”.
I prodotti ad azione specifica sono suddivisi in:
  • “prodotti ad azione sui fertilizzanti”: ne migliorano le attività nutrizionali e ne diminuiscono gli effetti collaterali, tra cui annoveriamo appunto gli inibitori della nitrificazione
  • “prodotti ad azione su suolo”: migliorano le caratteristiche del suolo cui vengono applicati
  • “prodotti ad azione su pianta”: prodotti che migliorano l’assorbimento e l’efficacia degli elementi nutritivi, tra cui annoveriamo i famosi biostimolanti che sono anche una delle principali novità del regolamento sull’economia circolare, che entrerà in vigore nel 2022.

Gli inibitori della nitrificazione, e in particolare questo prodotto, intervengono nel ciclo dell’azoto inibendo l’enzima ureasi del batterio Nitrosomonas che trasforma l’azoto ureico in azoto nitroso, che viene successivamente trasformato in azoto nitrico dall’altro batterio Nitrobacter. Il risultato dell’applicazione diminuisce il rilascio dei nitrati e la loro possibile contaminazione delle falde, così come abbattono il rilascio dell’ossido nitroso, noto gas serra, nell’atmosfera.
Le caratteristiche di questi tipi di prodotti sono spesso confinanti tra diverse normative: ad esempio questo prodotto, autorizzato come fertilizzante, è accreditato dalla letteratura scientifica e dall’Epa americana, che lo ha autorizzato nel 1974, di attività battericida per via della sua azione nei confronti del genere Nitrosomonas, da cui origina la sua efficacia. Se questo batterio fosse fitopatogeno allora prevarrebbe la sua azione fitosanitaria e la sua approvazione in Europa avrebbe avuto tutt’altro iter.
Non così negli Stati Uniti, dove sempre l’Epa ha richiesto una serie notevole di studi (riassunti nel cosiddetto “Red - Reregistration Eligibility Decision – pubblicato nel 2005) per dimostrare l’accettabilità del rischio del suo utilizzo. Anche nel provvedimento italiano è stata fissata una quantità massima di 500 g s.a./anno che evidentemente garantisce l’accettabilità degli effetti indesiderati dell’uso del prodotto miscelato ai fertilizzanti azotati.

Durante il periodo dei commenti tutti i paesi possono commentare il provvedimento, che viene fornito in tutte le lingue dell'Unione, alla ricerca di aspetti che possano costituire barriere alla libera circolazione delle merci oppure limitare la libera concorrenza tra paesi.

Approfondimenti per studiosi, addetti ai lavori o semplicemente curiosi

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