La carenza da microelementi può vincolare il risultato produttivo

Fomet Spa ha sviluppato una gamma completa di prodotti che vanno ad espletare tutte quelle che sono le diverse esigenze delle colture nelle varie fasi fenologiche e a sopperire a tutti quei fenomeni di carenza riconosciuta

Contenuto promosso da Fomet
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Per una buona produzione è fondamentale che ogni elemento sia disponibile in quantità almeno pari alla capacità della pianta di assorbirlo

Le strutture vegetali sono prevalentemente costituite da una serie di elementi minerali che comunemente suddividiamo in macro, meso e microelementi. Questa classificazione non vuole porre alcuni elementi in un subordinato ruolo funzionale rispetto ad altri ma evidenzia chiaramente le diverse quantità che la pianta necessita di assorbire per espletare correttamente tutte le reazioni biochimiche che portano al suo sviluppo. Mentre quantitativi variabili di azoto possono dare una risposta gradualmente scalare in termini produttivi, la minima variazione nella disponibilità di un microelemento può mettere in seria difficoltà la funzionalità della pianta. Come la legge di Liebig afferma inoltre “la crescita è controllata non dall'ammontare totale delle risorse naturali disponibili, ma dalla disponibilità di quella più scarsa”. Quindi per una buona produzione è fondamentale che ogni elemento sia disponibile in quantità almeno pari alla capacità della pianta di assorbirlo senza che venga precluso l’assorbimento degli altri elementi necessari.
 
Microelementi

Entrando più nel dettaglio vediamo quali sono questi elementi di cui la pianta necessita.
Il microelemento che dimostra di essere carente in uno spettro colturale più vario è probabilmente il ferro. Le sue funzioni si manifestano in tutti i più importanti processi metabolici ossido-riduttivi (fotosintesi, respirazione). Il ferro è direttamente collegato alla produzione di energia con la respirazione ed è presente nei mitocondri. I cloroplasti contengono fino all’80% del ferro presente nelle piante, ed è proprio la ferredoxina che svolge un ruolo fondamentale nel primo passaggio della fotosintesi, nonché dell’azotofissazione che avviene nei noduli radicali delle leguminose. Tra le colture che possono soffrire facilmente di clorosi ferrica spaziamo dall’actinidia, alla fragola, alla vite ma anche paradossalmente alla soia, al riso e al pisello.

Il manganese è un importante regolatore dell’azione enzimatica (in particolare decarbossilasi e deidrogenasi). Inoltre, interviene nella fotosintesi, nella fase dell’idrolisi dell’acqua ed ha un ruolo importante durante lo stadio finale della riduzione dei nitrati. La carenza di manganese (elemento non mobile) non è comune ma è quasi sempre associata alla carenza di ferro e zinco.

Lo zinco, sotto forma di ione, è un elemento coinvolto nella sintesi di numerosi enzimi ed in alcune piante come mais, sorgo e fagiolo, entra in gioco per la biosintesi della clorofilla.

Il boro ha un ruolo importante nella sintesi degli acidi nucleici, nelle risposte ormonali e nella funzione della membrana (Shelp, 1993). La carenza di boro oltre ai sintomi sulle foglie tende a causare perdita della dominanza apicale, viene inibita la divisione cellulare e influenzato negativamente lo sviluppo del tubo pollinico. Le colture più sensibili alla carenza di boro sono le bietole, le crucifere (rapa, ravanello, cavoli), le solanacee, la patata, le rosacee e le drupacee.

Il molibdeno in forma ionica è elemento fondamentale nella nitrato reduttasi e nitrogenasi quindi carenze di tale elementi portano a limitare l’azoto fissazione. Per le leguminose riveste una grande importanza perché favorisce la formazione dei noduli radicali nei quali si realizza la azotofissazione simbiotica. Preziosa la sua adeguata disponibilità negli ortaggi a foglia larga, perché il molibdeno contrasta l’accumulo dei nitrati nella lamina fogliare, favorendone la organicazione. Nelle patate, nei pomodori e nelle crucifere una adeguata dotazione di molibdeno migliora la formazione di acido ascorbico.

A tal proposito Fomet Spa, grazie agli studi effettuati nel suo centro di ricerca Fomet L@b e Cfpn (Center for plant nutrition) ha sviluppato una gamma completa di prodotti che vanno ad espletare tutte quelle che sono le diverse esigenze delle colture nelle varie fasi fenologiche e a sopperire a tutti quei fenomeni di carenza riconosciuta.

Vertyplus® è un fertilizzante in polvere idrosolubile che apporta magnesio al 6% e microelementi essenziali. L’alta qualità e purezza delle materie prime, unita alla presenza di acidi umici al 10% (su s.s.), garantisce un’altissima efficienza di assimilazione ed un effetto stimolante agevolando l’accumulo di antiossidanti e l’attività degli enzimi di difesa dallo stress ossidativo causato da radicali liberi che si generano a seguito di stress ambientali. Contiene ferro (4%) chelato con acido dietilentriamminopentacetico (Dtpa), manganese (3%) e zinco (1,5%) chelati con acido etilendiamminotetraacetico (Edta) i quali rendono gli elementi estremamente solubili all’interno delle cellule e facilmente traslocabili all’interno dei vasi xilematici della pianta. Al formulato si aggiungono boro (0,5%) e molibdeno (0,1%). L’interazione con la parte organica di acidi umici favorisce ulteriormente la solubilità e la stabilizzazione del composto. La presenza di Magnesio migliora la biosintesi di clorofilla, suo principale elemento, e la sintesi di Dna e Rna.
Vertyplus® è consigliato prevalentemente per uso fogliare ma è utilizzabile per integrare le soluzioni madre nelle colture idroponiche fuori suolo e in miscela all’interno delle vasche per la fertirrigazione delle colture orticole. Il dosaggio consigliato per l’applicazione fogliare è di 1-2 Kg/ha alla ripresa vegetativa, in prefioritura e in preallegagione oltre che in tutte quelle situazioni di manifestata carenza specifica. Per l’applicazione radicale è consigliato un dosaggio di 3-5 Kg/ha per intervento. I formati disponibili sono in barattolo da 1 Kg e in secchiello da 4 Kg.
 
Vertyplus

Florset® è un formulato liquido per uso fogliare a base di microelementi con il 7% di boro ed il 4% di molibdeno contenente alghe Ascophyllum nodosum estratte a freddo le quali migliorano la traslocazione degli elementi all’interno dell’apparato stomatico della foglia. Il prodotto utilizzabile in agricoltura biologica è consigliato ad un dosaggio di 1-1,5 Kg/ha su frutticole e orticole da frutto a partire dallo stadio di prefioritura per 2-3 interventi, su leguminose (es. soia, pisello, fagiolino ecc…) per migliorarne l’allegagione.

Ironleaf MN® è un prodotto liquido per uso fogliare a base di ferro chelato Dtpa (5%) e manganese chelato Edta (1%) particolarmente indicato in quelle situazioni di clorosi in cui è necessario rinverdire tempestivamente la pianta. La sua azione è particolarmente veloce e duratura. E’ un ottimo strumento in situazione di carenze riconosciute, in suoli calcarei, poveri di sostanza organica o in situazione di sbalzi termici anche su colture biologiche. Su colture arboree ed orticole sono consigliabili più applicazioni con dosaggi dagli 1,5 Kg/ha ai 3 Kg/ha (es. su actinidia e fragola).

Kaim MN® prodotto liquido registrato per l’uso in agricoltura biologica, molto specifico per le carenze di manganese. Ha una concentrazione del 5% di questo elemento, tutto chelato Edta e veicolato in modo più veloce ed efficiente grazie alla consistente presenza di alga Ascophyllum nodosum. Si consigliano 2-3 interventi a dosaggi di 1,5-2 Kg/ha.

Per maggiori informazioni tecniche contatta il servizio tecnico via mail a fomet@fomet.it oppure visita il sito www.fomet.it