All'interno di un vigneto la capacità produttiva delle viti può variare anche significativamente da una zona all'altra dell'impianto. Questa variabilità è dovuta principalmente, ma non solo, alla tipologia di terreno in cui affondano le radici le piante. Viti con diversa vigoria producono uve di diversa qualità. Il risultato è che al momento della vendemmia si mettono assieme uve eccellenti, mediocri e talvolta pessime, che produrranno un vino di qualità variabile.

Rendere più omogenea la produzione è possibile. Se infatti oggi la concimazione minerale del vigneto viene fatta in maniera lineare, stabilendo una dose fissa di concime ad ettaro, è possibile anche effettuare una concimazione mirata sulle reali esigenze delle piante. Dare più concime alle viti poco vigorose e meno a quelle che invece trovano già nel suolo i nutrienti di cui hanno bisogno con l'obiettivo di raggiungere una espressione vegeto-produttiva ottimale sull'intero appezzamento.

La tabella mostra come cambia il potenziale produttivo a seconda della vigoria della vite
La tabella mostra come cambia il potenziale produttivo a seconda della vigoria della vite


Nutrivigna e la concimazione a rateo variabile

"Il progetto Nutrivigna ha proprio l'obiettivo di sviluppare strumenti e servizi innovativi per la nutrizione del vigneto", spiega ad AgroNotizie Matteo Gatti, docente dell'Università Cattolica di Piacenza, ateneo capofila del progetto attraverso il Centro ricerche analisi geospaziali e telerilevamento (Crast) a cui hanno partecipato anche Crpa lab e le aziende Horta, Haifa Italia e Casella macchine agricole.

"Per l'agricoltore adottare strumenti di viticoltura di precisione significa ottenere uve di migliore qualità e soprattutto di qualità più omogenea. E potenzialmente anche ridurre l'utilizzo di concimi minerali o quantomeno razionalizzarne l'uso", sottolinea Gatti.
 

Viticoltura di precisione, si parte dai sensori

L'attività di ricerca, finanziata nell'ambito del Por-Fesr 2014-2020 della Regione Emilia Romagna, non poteva non mettere al centro della sperimentazione un vitigno identitario come il Barbera. Inizialmente lo studio è stato condotto in ambiente semi-controllato, inducendo stati di stress nutritivo alle piante per misurarne gli effetti anche attraverso l'utilizzo di sensori ottici quali spettroradiometro e camere multispettrali.

"Abbiamo analizzato come si modificava la firma spettrale delle foglie quando era indotto uno stato di carenza/eccesso di elementi nutritivi, come azoto, potassio e ferro", sottolinea Gatti. "In questo modo abbiamo ottenuto una caratterizzazione spettrale delle foglie poi confrontata con i principali indicatori di funzionalità della chioma e con le risposte vegeto-produttive delle viti di Barbera".
 

Questa informazione è stata determinante per interpretare i rilievi effettuati in campo con i sensori multispettrali. Nell'ambito del progetto Nutrivigna sono stati utilizzati sia i dati provenienti dai satelliti, sia quelli raccolti da droni e sensori di prossimità montati sulle macchine operatrici.

Determinante è stata la scelta della giusta risoluzione di lavoro. Non tutti i satelliti infatti forniscono dati sufficientemente precisi. Ad esempio la costellazione Sentinel 2, dell'Esa, ha una risoluzione al suolo di 10mt, troppo bassa per gli scopi del progetto. Mentre il satellite commerciale World View 3, con una risoluzione di 1,2mt ha offerto il dettaglio richiesto. Ancora più dettagliate sono state le informazioni fornite dai droni e dal sensore di prossimità fornito da Casella, il Mecs-Vine. Questi ultimi hanno reso possibile avere dati sulle singole viti.

Le diverse risoluzioni delle fonti di dati satellitari e da drone
Le diverse risoluzioni delle fonti di dati satellitari e da drone

I ricercatori hanno utilizzato i dati raccolti per elaborare delle mappe che descrivessero la vigoria e lo stato nutritivo delle viti. Gli impianti sono stati così divisi in aree ad alto, medio e basso vigore.

"Per aumentare la trasferibilità dei risultati sono stati implementati nel dss vite.net di Horta una applicazione che facilita la diagnosi delle carenze nutrizionali e una funzionalità che calcola la quantità e la ripartizione di nutrienti da apportare in rapporto alle esigenze della pianta", spiega Gatti. "L'idea è che in un unico sistema di supporto alle decisioni l'agricoltore possa avere tutte le informazioni che riguardano il proprio appezzamento".
 

Dalla mappa di vigore a quella di prescrizione

Una volta mappato l'indice di vigore delle piante e dopo aver realizzato un'accurata validazione al suolo della mappa di vigore è stato poi possibile generare una mappa di prescrizione che assegnasse ad ognuna delle tre aree omogenee una data quantità di concime. Nelle aree in stress nutritivo sono state fornite unità di concime maggiori che sono poi decresciute nelle aree più vigorose.
Progetto Nutrivigna

La mappa di prescrizione è stata caricata su uno spandiconcime a rateo variabile, in grado cioè di modificare la quantità di prodotto rilasciata sul terreno a seconda della posizione in campo. I ricercatori del progetto Nutrivigna hanno utilizzato lo spandiconcime Spread-Sat di Casella che in automatico modifica il rateo incrociando i dati del posizionamento satellitare del trattore con la mappa di prescrizione.


L'importanza del concime

Per facilitare il calcolo della quantità totale di azoto, fosforo e potassio da apportare al vigneto e la corretta ripartizione nel corso della stagione in rapporto alle esigenze della pianta, è stato sviluppato un modello matematico di bilancio nutrizionale che considera tutti i parametri chimico-fisici, ambientali e produttivi del sistema suolo-pianta.

Durante la sperimentazione è stato utilizzato un concime granulare complesso (NPK+Mg+S) con parte dell'azoto a cessione controllata. Grazie alla cessione prolungata nel tempo il concime Multicote Agri di Haifa Italia ha permesso uno sviluppo equilibrato della vegetazione, senza eccessivo vigore. Inoltre ha permesso una minore perdita di azoto in atmosfera per volatilizzazione e per dilavamento.
 

La viticoltura di precisione conviene?

La sperimentazione ha dimostrato che una gestione 'di precisione' della concimazione minerale in vigneto comporta una diminuzione delle differenze di vigoria tra le viti e una maggiore omogeneità delle uve vendemmiate.

Ma questo approccio è economicamente vantaggioso? "Non abbiamo eseguito una analisi economica sulla convenienza complessiva dell'adozione di un approccio di precisione alla concimazione del vigneto", spiega Gatti. "Possiamo tuttavia affermare che a fronte di una maggiore spesa in termini di accesso alle tecnologie e ai macchinari innovativi, le prove in campo hanno dimostrato una possibile riduzione del concime impiegato fino al 33% garantendo, al tempo stesso, la riduzione dell'impatto ambientale e mantenendo invariate resa e qualità delle uve rispetto a uno schema di concimazione tradizionale".

La valutazione della convenienza di questo approccio resta dunque in capo al singolo viticoltore, che deve valutare attentamente costi e benefici in funzione delle specificità aziendali. In linea generale possiamo dire che quelle aziende che lavorano direttamente l'uva e riescono a valorizzare il vino sul mercato possono trarre vantaggi significativi. Come anche quelle aziende che conferiscono le uve e sono pagate in relazione alla qualità del prodotto conferito.

Mentre per chi produce vino da tavola di qualità bassa o conferisce le uve a cantine che non valorizzano la qualità i vantaggi sono ridotti o nulli.