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Fertilità del suolo, un tutorial per valutarla

L'Università di Firenze ha pubblicato il video "Il test della vanga" dove si spiega un metodo pratico ed economico per la fertilità del terreno, usando dei semplici attrezzi agricoli e l'osservazione

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Un fermo immagine del video 'Il test della vanga' su Youtube
Fonte foto: Università di Firenze

L'Università di Firenze ha creato un video tutorial per mostrare come autovalutare la fertilità del suolo in agricoltura biologica in modo da programmare meglio gli interventi colturali e i tempi di lavorazione.

Il video è uno dei risultati del progetto europeo FertilCrop, nell'ambito del programma quadro per la ricerca e l'innovazione Horizon 2020, che si è svolto dal 2015 al 2017 e si è occupato di elaborare strumenti di tipo pratico-applicativo per migliorare la fertilità dei suoli in agricoltura biologica, attraverso l'analisi di vari casi di studio.

Un progetto a cui hanno partecipato anche l'Università di Pisa e la Scuola superiore Sant'Anna di Pisa, con la conduzione complessiva a carico dell'Istituto di ricerche dell'agricoltura biologica FiBL, una rete di centri di competenza svizzeri, tedeschi e austriaci.

Il video, dal titolo 'Il test della vanga', è stato realizzato dal Laboratorio multimediale di Ateneo, sotto la supervisione scientifica di Cesare Pacini, docente di Agroecologia del dipartimento fiorentino di Scienze delle produzioni agroalimentari e dell'ambiente, insieme a Daniele Antichi dell'Università di Pisa e a Luca Conte della Scuola esperienziale itinerante di agricoltura biologica.

Il video mostra un metodo che valuta gli elementi che contribuiscono positivamente alla fertilità del terreno, attraverso l'osservazione di un semplice prelievo di terra di circa trenta centimetri di profondità realizzato con una forca o una vanga.

I segnali positivi dello stato di fertilità sono la sua permeabilità all'acqua, all'aria e alle radici, la presenza di flora spontanea e di lombrichi, ma anche il colore e l'odore buono, testimonianza della trasformazione della sostanza organica in humus ad opera dei funghi.

Viceversa, sono segnali negativi sul fronte della fertilità sia una zolla compattata, che non si frantuma neppure dopo una caduta da un metro di altezza, sia una terra che presenti sfumature grigie e bluastre, conseguenza dell'azione dei batteri che in assenza di ossigeno trasformano la sostanza organica in composti maleodoranti, come acido solfidrico (odore di uovo marcio) o acido acetico.

"L'indice principale della fertilità del terreno - come ha spiegato Cesare Pacini - è la presenza di sostanza organica, l'insieme dei composti organici, di origine sia animale che vegetale, presenti nel terreno. Meno sostanza organica equivale a meno fertilità. Nella ricerca abbiamo indagato e messo a confronto le cosiddette lavorazioni conservative, le pratiche cioè che hanno lo scopo di conservare la fertilità del terreno. E insieme abbiamo proceduto al paragone fra agricoltura convenzionale e agricoltura biologica riguardo ai vari indicatori di fertilità".

I ricercatori fiorentini hanno realizzato le loro sperimentazioni presso l'azienda agricola dell'Ateneo fiorentino Montepaldi, dove è attivo l'esperimento di agricoltura biologica più duraturo di tutta l'area del Mediterraneo Molte, Montepaldi Long Term Experiment, iniziato nel 1991 sotto la direzione di Concetta Vazzana.

Fra le lavorazioni, la tradizionale aratura - che espone la terra a diretto contatto con l'atmosfera e ne aumenta il tasso di mineralizzazione, impoverendola di sostanza organica - è stata paragonata con le tecniche della rippatura, con cui il suolo viene smosso fino ad una profondità di cinquanta centimetri circa ma senza essere rivoltato, e con la frangizollatura, che arriva ad una profondità di dieci centimetri.

I risultati segnalano che l'aratura garantisce un maggior livello di produttività, ma la rippatura migliora la struttura fisica del terreno rendendolo più permeabile e capace di ospitare radici e forme di vita animale.

Oltre a questi elementi, il confronto fra agricoltura biologica e convenzionale rivela che la disponibilità di azoto nel terreno si mantiene praticamente uguale nei due casi: nell'agricoltura convenzionale grazie ai fertilizzanti, nell'agricoltura biologica, invece, grazie alle colture di leguminose.

"Un'altra sfida per la ricerca in questo campo - ha spiega ancora Cesare Pacini - è capire come mobilizzare il fosforo che è presente nei campi coltivati secondo il metodo biologico, ma non è facilmente assimilabile dalle piante".

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