Biostimolanti, utili nella difesa della vite?

Il Cnr ha lanciato un progetto di ricerca per studiare l'efficacia delle sostanze ad azione biostimolante e dell'ozono nella lotta ai patogeni fungini della vite: oidio e peronospora in primis

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

Questo articolo è stato pubblicato oltre 2 anni fa

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SafeGrape è un progetto dell'Istituto per la protezione sostenibile delle piante (Ipsp) del Cnr
Fonte foto: © alexandro900 - Fotolia

I trattamenti per la difesa della vite dalle malattie fungine rappresentano un costo importante per le aziende agricole, ma anche un fattore di rischio per l'ambiente e la salute degli stessi operatori.
Per questo l'Istituto per la protezione sostenibile delle piante (Ipsp) del Cnr ha lanciato un progetto per identificare sostanze alternative in grado di ridurre il numero di trattamenti fatti dagli agricoltori con i prodotti tradizionali.

SafeGrape, questo il nome dello studio partito a settembre dello scorso anno e sostenuto economicamente dalla Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo, mette nel mirino due funghi: oidioperonospora.
"Abbiamo intenzione di utilizzare molecole ad azione biostimolante per rinforzare le difese naturali della vite e verificare se siano in grado di rispondere in maniera più energica ad un attacco fungino", spiega ad AgroNotizie Giorgio Gambino, ricercatore del Cnr responsabile del progetto. "Ma sonderemo anche la possibilità di utilizzare l'ozono, già usato in enologia per sanificare le uve e i vasi vinari, per controllare i patogeni in vigna".

Tra le molecole biostimolanti che verranno testate ci sarà il chitosano, un polisaccaride estratto dall'esoscheletro dei crostacei il cui uso in agricoltura è stato autorizzato nel 2014 come stimolatore delle difese delle piante contro funghi e batteri. E' comunemente utilizzato anche come integratore alimentare e per la produzione ad esempio di cerotti e cosmetici.
Ma verranno testati anche silicati, estratti di alghe, acidi fulvici e umici. L'ozono, gas che ha una forte capacità ossidante e su cui ci sono vari studi in viticoltura, sarà utilizzato direttamente in vigna per prevenire il diffondersi di malattie fungine.

SafeGrape, a cui partecipano anche Agroinnova, l'Università di Torino e l'Università Cattolica di Piacenza, prevede delle prove in serra e poi in campo.
"Con l'arrivo della primavera faremo dei test in ambiente protetto e appena possibile ci sposteremo nelle vigne che ci ha messo a disposizione l'Associazione vignaioli piemontesi. Già a metà anno avremo dei primi risultati, anche se il progetto si concluderà a fine 2018".

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