Biostimolanti a convegno

In occasione di Interpoma Grena ha organizzato un convegno incentrato sull'importanza dei biostimolanti in tema di sostenibilità delle pratiche agricole

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Un momento del convegno di Grena a Bolzano

Durante la giornata centrale di Interpoma, fiera italiana dedicata specificatamente alla melicoltura svoltasi tra il 24 e il 26 novembre, Grena ha organizzato un convegno in tema di innovazione nella concimazione.

Grena opera nel settore della nutrizione vegetale fin dal 1956, evolvendosi continuamente in funzione delle esigenze proposte nel tempo dal mondo tecnico e dai mercati, fino a sviluppare soluzioni innovative nel segmento dei biostimolanti. In occasione della kermesse bolzanina, Grena ha quindi colto l'occasione per approfondire proprio i temi dei biostimolanti e della mineralizzazione di concimi e ammendanti organici.

Moderato da Luigi Graziano, di Arvan, il convegno ha visto la presenza anche di Adamo Domenico Rombolà, del Dipartimento di Scienze Agrarie dell'Università di Bologna, Valerio Bucci, coordinatore tecnico di Terremerse, Markus Kelderer, del Centro di Ricerche di Laimburg, ed Eldin Brkan, del Savjetodavni Poljoprivredni Centar di Mostar, in Bosnia Erzegovina.
 
Adamo Domenico Rombolà ha incentrato il proprio contributo tecnico sul ruolo dei biostimolanti in tema di sostenibilità delle produzioni agrarie. La sostenibilità rappresenta infatti una priorità in agricoltura e quindi occupa un posto di rilievo anche nel settore della ricerca. L’impiego di risorse naturali, incluse materie prime per la produzione di fertilizzanti, deve quindi ispirarsi a criteri di efficienza e lungimiranza. I biostimolanti rappresentano in tal senso un’innovazione concettuale che ha destato attenzione dal punto di vista scientifico, tecnico e legislativo. Numerose evidenze sperimentali supportano le potenzialità agronomiche di sostanze umiche, amminoacidi e idrolizzati proteici, estratti di alghe e inoculanti microbici. Anche chitosano e alcuni preparati biodinamici possono indurre effetti biostimolanti. Le ricerche scientifiche incentrate sui meccanismi di azione dei biostimolanti, lo sviluppo di nuovi prodotti e di adeguate strategie di impiego, potranno perciò contribuire ad incrementare la sostenibilità dei sistemi agrari.

Da parte sua Eldin Brkan ha approfondito i processi della nutrizione vegetale, enfatizzando gli aspetti legati alla disponibilità di nutrienti e all'equilibrio che essi devono avere fra loro al fine di assicurare gli apporti ottimali alle colture. Grande attenzione va quindi posta all'individuazione dei fattori limitanti, ovvero quelli non rappresentati adeguatamente fra quelli disponibili alle colture. Fondamentale appare la forma nella quale sono disponibili i nutrienti, spesso influenzati dal pH del terreno e della soluzione circolante, perché non tutte le forme sono parimenti assorbibili dalle colture. Talvolta, gli eccessi di un nutriente possono perfino inibire l'assorbimento di un altro, come per esempio accade fra sodio e potassio, o fra calcio e boro. L'agricoltore deve cioè assicurare alle piante la giusta presenza di ogni nutriente, al fine di scongiurare carenze anche solo di uno di essi. Massima attenzione va peraltro rivolta alla corretta diagnosi, cercando di non confondere le sintomatologie. In alcuni casi certe virosi possono dare sintomi molto simili a delle carenze nutrizionali.

Valerio Bucci ha invece condiviso le esperienze maturate in campo con i biostimolanti, un tema di sicuro interesse anche e soprattutto a fronte di una popolazione mondiale cresciuta da 2,5 a 7,5 miliardi in meno di 70 anni, con una diminuzione delle superfici agricole per abitanti da 5.200 a 1.600 metri quadri pro capite. Le rese delle colture sono ovviamente aumentate, estraendo dai terreni raccolti crescenti. Ma ciò può non bastare più. L'agricoltura intensiva ha infatti sì fatto aumentare le rese, ma ha anche diminuito gli stock di sostanza organica dei suoli. Questa ha un ruolo fondamentale sotto molteplici aspetti, non solo nutrizionali. Quindi la sua preservazione o ripristino dovranno essere sempre più al centro delle pratiche agricole del futuro. In collaborazione con Grena, Terremerse ha posto in sperimentazione alcuni biostimolanti, nella fattispecie Idrogrena e Grena Ultra Micro, operando su Patata, actinidia, vite, pero, pesco e grano. Quali risultati di maggior rilievo, si è potuto verificare come le tesi trattate con i prodotti di Grena mostravano un miglior livello qualitativo, esprimibile a seconda della coltura attraverso i gradi Brix, oppure le rese assolute, come nel caso del pero, oppure in termini di riduzione degli scarti, come avvenuto su patata.






 

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