Qualità del vino e fertirrigazione: il caso del Pinot grigio

Presentati in occasione di Enovitis 2011 i risultati di una sperimentazione triennale nell'areale Isontino. Rese e qualità finale del vino confermano le potenzialità di questa tecnica, vantaggiosa anche per i costi

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Un momento del meeting tecnico

Perché proporre tecniche innovative per ottimizzare la nutrizione idrica e minerale della vite? La domanda è solo apparentemente banale, o capziosa. Infatti, a dispetto di doti 'risparmiose' della pianta sul fronte delle esigenze idriche e nutrizionali, non si possono ignorare diversi altri fattori fra cui, non ultimo, il mercato.

Premessa a tutto ciò è che la viticoltura mondiale non sempre è praticata su territori ideali dal punto di vista ecopedologico (l'Australia ne è l'esempio forse più eclatante, ma non l'unico); lo stesso discorso vale parimenti anche per molte zone vitate nazionali. Inoltre, a fare la differenza fra l'ideale ed il reale c'è anche il cambiamento climatico in atto, che sta velocemente rendendo non più ottimali territori che fino a poco tempo fa lo erano, e che ora esigono mirati interventi idrici, e conseguentemente nutrizionali, per poter mantenere il livello quali-quantitativo delle produzioni.

Infine ci sono le esigenze di mercato, con la richiesta di vini dal profilo sensoriale definito; oggi per esempio, soprattutto nel segmento dei vini bianchi e spumanti, impera l'obiettivo della freschezza, della moderata ma tangibile aromaticità, di un più modesto grado alcolico… caratteri che è ben difficile ottenere se si affida la gestione della nutrizione idrica ai soli cicli naturali (piogge, peraltro sempre più incostanti) e la nutrizione minerale solo alle isolate tradizionali concimazioni granulari a pronto effetto.

 

L'incontro tecnico a Enovitis 2011

Il meeting tecnico, organizzato da Haifa Italia in collaborazione con la Società agricola Tenimenti Angelini (Puiatti) di Romans d'Isonzo (Go) e con Irrigazione Veneta Srl di Torri di Quartesolo (Vi), nell'ambito di Enovitis 2011, è stato aperto da una relazione introduttiva della parte sperimentale, dove è stato possibile avere un quadro esaustivo delle esigenze nutrizionali della vite grazie alla relazione di Duilio Porro, ricercatore della Fondazione E. Mach di San Michele all'Adige. 

Nel passare in rassegna le funzioni ed i fabbisogni dei vari elementi Porro ha evidenziato come gli apporti frazionati e il giusto mix per ogni fase fenologica siano la chiave di volta per produzioni di qualità. Il tutto per raggiungere l'equilibrio vegeto-produttivo e non incorrere in carenze. Nello specifico, a livello qualitativo, si mira ad avere grappoli sani e non troppo compatti, un ottimo rapporto zucchero/acidità, buoni valori di Apa (per le fermentazioni), adeguato grado Brix e colore uniti ad un alto patrimonio aromatico.

 

I vantaggi della fertirrigazione nell'intervento di Giovanni Bigot

Si è quindi entrati nella stretta disamina dell'attività sperimentale grazie alla relazione dell'agronomo Giovanni Bigot.

"L'apporto idrico del vigneto – ha spiegato Bigot – era garantito tramite un impianto di sub irrigazione che apportava pari volumi di adacquamento in tutte le tre tesi di concimazione. Le tesi erano definite da una concimazione tradizionale con concimi granulari a pronto effetto a confronto con due tesi distinte di fertirrigazione che si differenziavano in particolare per il bilanciamento fra gli elementi nutritivi apportati in ogni singola fase fenologica e per il rapporto finale delle unità fertilizzanti somministrate (Azoto e Potassio). Nella prova è stato possibile anche verificare l'interazione tra le tesi di concimazione e cinque portinnesti dell'unico di Pinot grigio (R4)".

"Si è potuto evidenziare – ha proseguito Bigot – come con la fertirrigazione si sia ottenuta una maggiore produzione per ettaro (aumento medio >10 q/ha/anno) e una maggior resa in mosto rispetto alla concimazione granulare. Inoltre, potendo agevolmente modulare i rapporti tra gli elementi minerali, è stato possibile raggiungere specifici obiettivi enologici relativamente a zuccheri (costanti nonostante la maggiore produzione), acidità totale e azoto prontamente assimilabile (in aumento)".

"Analisi chimiche ed organolettiche hanno evidenziato come le tesi fertirrigate abbiano originato una maggiore freschezza del vino, una maggiore acidità totale e più elevato contenuto di acido malico. Quindi una maggiore piacevolezza, freschezza e profondità di aromi rispetto ai vini ottenuti con la concimazione granulare. Riguardo l'utilizzazione dell'azoto somministrato (recovery), la tesi di fertirrigazione con rapporto N:K 1:1 ha avuto un recovery del 50% superiore rispetto al granulare. Inoltre, nelle tesi fertirrigate si è avuta la maggiore Plv/ha sia riguardo l'uva (> 8%) che il vino (> 17%) ( maggiori produzioni, aumento della resa uva/mosto, miglioramento delle caratteristiche della tipicità del Pinot grigio)".

 

 

La qualità delle uve: l'intervento di Diego Tomasi

Il delicato ma cruciale argomento dei aspetti aromatici delle uve, punto caratterizzante del profilo qualitativo dei vini, è stato approfondito da Diego Tomasi, ricercatore del Cra-Vit di Conegliano.

"Il quadro aromatico – ha spiegato Tomasi – è determinato geneticamente in ogni varietà ma poi la sua espressione viene modificata dal clima e dalle caratteristiche del suolo. Intervengono anche la gestione del vigneto (forma di allevamento, posizione dei grappoli, microclima), della superficie fogliare, la quantità di uva per ceppo, la sanità e il momento della vendemmia. In questo la disponibilità di acqua e nutrienti in determinate fasi fenologiche ha un ruolo di primo piano, dato che le molecole aromatiche si formano in precisi momenti e partendo da matrici che devono essere presenti nelle giuste quantità".

"Dall'esame dei profili aromatici ottenuti dalle tesi a confronto – ha proseguito Tomasi – si sono potuti riscontrare concentrazioni e tipi di aromi nelle tesi di fertirrigazione che hanno qualificato in modo nettamente positivo le tesi di fertirrigazione rispetto la tradizionale concimazione granulare".

 

Focus su microirrigazione a cura di Mauro Schippa e Matteo Pasqualato

La relazione conclusiva a cura di Mauro Schippa di Haifa Italia e Matteo Pasqualato di Irrigazione Veneta ha esaminato il perché della migliore efficienza delle microirrigazione, ed in particolare della sub irrigazione, rispetto ad altre forme di irrigazione e la vincente sinergia che si può ottenere tra acqua e concimi idrosolubili con la fertirrigazione.

"La viticoltura di alta qualità – hanno spiegato Schippa e Pasqualato – sta sempre più utilizzando la microirrigazione a goccia assecondando obiettivi produttivi, ambientali ed economici. Tale tecnica permette di gestire anche, e contemporaneamente, la nutrizione; infatti tramite la fertirrigazione si aumenta l'efficienza dei concimi somministrati rispetto ai tradizionali concimi granulari a pronto effetto. Così si sostengono al meglio le produzioni viticole, con performance meno condizionate dall'andamento microclimatico. Da un esame comparato dei costi di concimazione fra la tecnica tradizionale con concimi granulari e la fertirrigazione è stato evidenziato come con la concimazione granulare si poteva avere un maggior costo distributivo dal 14% al 27% a seconda della dimensione aziendale".

 

A cura di Matteo Marenghi

 

 

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