Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha evidenziato come vi sia una correlazione tra lo stato nutrizionale della vite e i risultati enologici ottenibili.

Una corretta applicazione della concimazione di produzione non può prescindere dal resto delle tecniche colturali impiegate nel vigneto.

L'apporto e il mantenimento di adeguati livelli di sostanza organica risultano di fondamentale importanza per migliorare lo status chimico-fisico-biologico del suolo. Infatti, la sostanza organica influisce positivamente sulla nutrizione vegetale perché:

• rappresenta una riserva di elementi nutritivi che si rendono disponibili in seguito alla mineralizzazione;

• determina un incremento delle riserve idriche del suolo;

• limita la precipitazione del ferro, chelandolo;

• aumenta la protezione dei fosfati, limitandone la retrogradazione;

• migliora la struttura, evitando, tra gli altri aspetti positivi, l'instaurarsi di condizioni asfittiche nei terreni più pesanti, aumentandone la porosità.

Nella vite, l'azoto e il potassio sono richiesti per favorire la schiusura delle gemme e la crescita delle foglie, alla fioritura e, in una fase più avanzata della stagione, durante l’accrescimento degli acini, mentre il fabbisogno di fosforo è decisamente inferiore rispetto agli altri due macro-elementi.

Una pianta avente elevate produzioni qualiquantitativi è maggiormente soggetta alle fisiopatie indotte dalle principali carenze nutrizionali che si presentano nei nostri ambienti, cioè carenze potassiche, magnesiache e ferriche (clorosi).

Di grande importanza è il rapporto tra potassio e magnesio, infatti se uno dei due è presente in quantità non ben proporzionata rispetto all’altro ne risentono sia la resa che la qualità del vino.

In caso di Mg-carenza, la concimazione magnesiaca al suolo rappresenta la migliore strategia a lungo termine per assicurare la costante disponibilità di questo elemento.

 

Informazioni tratte da Cerea News n. 5 (pdf da scaricare).

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