Correva l'anno 2009 quando nelle sale cinematografiche uscì "Piovono polpette", film d'animazione in cui un giovanissimo inventore mette a punto una macchina che materializza cibo e lo fa piovere sulla città, perdendone ovviamente il controllo. In Giappone, a quanto pare, anziché polpette piovono neonicotinoidi. Questo stando ai titoli sensazionalisti che, come al solito, si materializzano sui quotidiani europei con una velocità e con una quantità molto superiore alle succitate polpette.
Basti pensare che il quotidiano francese Le Monde, un habitué delle notizie contro la chimica agraria, ha riportato l'intervista a un attivista transalpino, supposto tossicologo, il quale avrebbe affermato che per uccidere un'ape basterebbero le concentrazioni di neonicotinoidi contenute in due o tre litri di acqua piovana. In effetti si dubita che un'ape possa sopravvivere se sottoposta a una secchiata d'acqua di tale volume. Ma il livello delle considerazioni questo è, quindi tanto vale adeguarsi con ironia.
Lo studio giapponese
Undici i campioni di pioggia raccolti dai ricercatori delle Università di Tokyo e Hokkaido, rinvenendo la presenza di cinque neonicotinoidi, sebbene nell'ordine dei pochi nanogrammi per litro e qualche volta al di sotto del singolo nanogrammo, ossia a livello di picogrammi. Per esempio, acetamiprid è stato rinvenuto a 0,36 ng/L (360 picogrammi). Praticamente un fantasma.
Ovviamente, tale rilevamento è stato reso possibile grazie a metodiche estrattive e a strumenti analitici che solo fino a una trentina di anni fa erano il sogno proibito dei tecnici che lavoravano nei laboratori analitici. Chi scrive, per esempio, era uno di quelli e le concentrazioni di insetticidi nelle acque piovane di allora se le ricorda bene.
Lo studio romagnolo dei primi anni '90
Nel corso della tesi di dottorato, al presente giornalista venne data l'opportunità di campionare e analizzare le acque piovane raccolte sul tetto della sede dell'Unità Sanitaria Locale di Forlì. I campioni vennero raccolti nella primavera 1993-1994, periodo in cui era massimo l'impiego di agrofarmaci nella difesa dei pescheti della provincia romagnola.
Azinfos metile, insetticida organofosforico revocato ormai da quasi vent'anni, era all'epoca ampiamente utilizzato nella difesa da Cydia molesta e Anarsia lineatella, quindi in alcuni specifici momenti poteva essere rimosso dall'aria e trasportato al suolo dalle piogge che cadevano in quei giorni.
Destò un certo stupore scoprire che nelle acque piovane forlivesi vi fosse fino a 1,1 µg/L di azinfos metile. Valore massimo riscontrato, questo, ma comunque superiore di 11 volte al limite di Legge per le acque potabili. Ovviamente, quelle concentrazioni non erano sufficienti a generare danni alla salute, ma la comparazione con le acque potabili lasciò alquanto perplessi circa le dinamiche aeree dei trattamenti effettuati con quella sostanza attiva.
Di certo, le concentrazioni di neonicotinoidi rinvenute in Giappone fanno sorridere in confronto a quelle riportate sopra, visto che un nanogrammo è mille volte meno di un microgrammo. Tradotto: con la pioggia, sulla testa dei Forlivesi cadeva all'epoca circa tremila volte più azinfos metile di quanto ne sia caduto di acetamiprid sui cittadini giapponesi. Già questo dovrebbe bastare a comprendere la fatuità della notizia (Fatuità /fa·tui·tà/. Sostantivo femminile: nullità spirituale che per lo più si manifesta con atti vistosi, ma insulsi e inconcludenti).
Qualche conto tossicologico
Fra azinfos metile e acetamiprid non v'è paragone quanto a tossicità: la LD50 orale per l'estere fosforico spazia nei ratti dai 4 ai 15 mg/kg circa, mentre quella cutanea è compresa tra i 90 e i 200 mg/kg. Si ricorda che più alto è il valore di LD50 meno tossica è la molecola.
Per acetamiprid sono invece riportati valori di LD50 orale che attaccano da un minimo di 140 mg/kg toccando un massimo di 450. La tossicità dermale, sempre espressa come LD50, è superiore ai 2.000 mg/kg. In sostanza, il neonicotinoide ha una tossicità orale e dermale circa dieci volte inferiore a quelle di azinfos metile.
Considerando quindi il profilo tossicologico di acetamiprid e i livelli di esposizione, ossia le concentrazioni nelle acque piovane rinvenute in Giappone, si possono serenamente escludere eventuali rischi sanitari per la popolazione umana e animale.
Le piogge non sono più nel pineto
Nel 1902 Gabriele D'Annunzio compose "La pioggia nel Pineto", da cui si possono estrarre a titolo esemplificativo i seguenti versi: "Ascolta. Piove dalle nuvole sparse. Piove su le tamerici salmastre ed arse, piove su i pini scagliosi ed irti, piove su i mirti divini [...]".
Ascolta: piovono neonicotinoidi sulle teste dei Giapponesi, si potrebbe oggi attualizzare la lirica dannunziana in funzione delle news riportate da diversi media europei. C'è però qualcosa che i media e i comitati abolizionisti occidentali, francesi in prima linea, ignorano quando scaricano le proprie bordate contro la chimica agraria in genere e contro i neonicotinoidi in particolare: in Francia gli agricoltori sono in braghe di tela dopo che la deroga triennale ad acetamiprid è stata rimangiata dal Governo. In più, sulle loro teste piove ben di peggio e quasi tutto originato dalle attività dei cittadini stessi.
Per esempio, nelle acque piovane si trovano gli Pfas, oppure i metalli, pesanti o meno che siano. E poi idrocarburi policiclici aromatici, più tutta una serie di contaminanti di origine antropica che sconsigliano vivamente di bere l'acqua piovana illudendosi sia pura. Quindi, fosse vivo oggi, chissà se Gabriele D'Annunzio scriverebbe ancora la sua lirica sulla pioggia. Si teme di no.
Travi e pagliuzze
Come spesso accade, quindi, sono state gettate in pasto alla popolazione delle pagliuzze, ossia le tracce infinitesime di neonicotinoidi nella pioggia in Giappone, tenendo accuratamente lontani i riflettori mediatici dalle travi, ossia l'infinita serie di inquinanti ben più presenti e ben più pericolosi che finiscono sulle teste della gente. Gente che, è bene ricordarlo, è lei stessa responsabile di ciò che aleggia in atmosfera finché una condensa non lo inglobi nelle gocce di pioggia e lo faccia ricadere sulla popolazione.
Nel frattempo la chimica agraria fa da capro espiatorio per ogni problema ambientale venga posto sul tavolo, creando l'illusione che mortificando nutrizione e difesa delle colture si possa tornare all'Eden, dimenticando che l'Eden, di per sé, bastava per Adamo ed Eva, non per otto miliardi e mezzo di persone. E no: le polpette non le si può fare piovere davvero.






























