Cimice asiatica, verso il riequilibrio del sistema

Il programma di lotta biologica classica, che ha seguito un protocollo normativo per valutare in anticipo i possibili contraccolpi ambientali che l'immissione di una nuova specie potrebbe portare, è andato avanti anche quest'anno. Soddisfazione per i risultati

Barbara Righini di Barbara Righini

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Si può sperare che presto H. halys non rappresenti più una preoccupazione per i frutticoltori italiani (Foto di archivio)
Fonte foto: © saratm - Adobe Stock

"Riportare il sistema in equilibrio richiederà ancora un po' di tempo, io non credo tantissimo", sono parole di Pio Federico Roversi, direttore del Crea Difesa e Certificazione, ente che ha curato lo studio di rischio riguardante l'immissione della vespa samurai come agente di biocontrollo contro l'invasione della cimice asiatica. Si può sperare quindi che presto Halyomorpha halys non rappresenti più una preoccupazione per i frutticoltori italiani.

Roversi ha parlato durante la terza edizione del "Biosolution international congress" che si è tenuto all'ultima edizione di Macfrut, appena conclusasi a Rimini, e le sue sono state parole piene di speranze supportate da fatti concreti. "Dove non era presente, Trissolcus japonicus (vespa samurai) e dove è stata liberata, risulta ora presente ovunque. Abbiamo una percentuale d'azione sulle uova della cimice che sfiora il 10% a livello nazionale, non ci sarà da aspettare tantissimo", ha ribadito Pio Federico Roversi.

Nel frattempo, il programma di lotta biologica classica è andato avanti anche nel 2021 e ora i Servizi Fitosanitari delle regioni coinvolte stanno occupandosi dei controlli post rilascio, mentre, nei laboratori del Crea DC in condizione di quarantena, si sta studiando Trissolcus mitsukurii, parente stretto della vespa samurai, con l'intenzione di verificare se sia possibile chiedere il rilascio anche per questo antagonista naturale di H. halys. Trissolcus mitsukurii è già presente in Italia: insetto esotico, è arrivato con i commerci ma, comunque, per la normativa italiana, prima di poterlo rilasciare è necessario ripercorrere tutte le tappe burocratiche già percorse per il rilascio della vespa samurai.
Proprio della reintroduzione in Italia della lotta biologica classica ha parlato Pio Federico Roversi durante il "Biosolution international event", non nascondendo la sua grande soddisfazione. "Oggi siamo in un Paese che si è accorto di aver fatto un errore. Dal 2019 - ha detto - l'Italia è tornata un Paese in cui è possibile fare lotta biologica classica. L'Italia e i distretti ortofrutticoli erano riusciti a raggiungere un livello di produttività e qualità che rappresentava un'eccellenza, l'arrivo di un nuovo organismo non coevoluto con i nostri ambienti, con grandissima capacità di diffondersi, in assenza di fattori biotici di contenimento ha scardinato questo sistema. Le specie aliene, in particolare la cimice asiatica, hanno fatto perdere in valore a questo Paese".
 

Poi Roversi ha sottolineato come i programmi di lotta biologica classica oggi seguano un protocollo normativo strettamente definito che serve a valutare, in anticipo, tutti i possibili contraccolpi ambientali che l'immissione di una nuova specie potrebbe portare. È ciò che è stato fatto per la vespa samurai e ciò che si è portato avanti anche per la lotta a un altro organismo alieno che sta mettendo in difficoltà i produttori, Drosophila suzukii"Il cambiamento della norma e il modo di lavorare, non più quindi un ricercatore, un'industria che elaborano qualcosa in competizione con gli altri, ma programmi come quello che ha riguardato la vespa samurai, richiamano un aspetto e cioè che alle emergenze fitosanitarie il sistema Paese deve rispondere come sistema coordinato. Proprio quest'anno è stato approvato un programma analogo che segue lo stesso schema, un programma con uno studio di analisi del rischio, svolto in primis dalla Fondazione Mach, presentato insieme al Crea e approvato dal Ministero della Transizione Ecologica. Il progetto sulla cimice asiatica ha funzionato da apripista. Credo - ha concluso Roversi - che a questo Paese serva che vengano messe assieme le energie migliori".
Che Halyomorpha halys non sia l'unico insetto alieno arrivato negli ultimi anni è noto, altri insetti potrebbero arrivare e, purtroppo, durante l'evento tenutosi al Macfrut c'è chi ha messo in guardia rispetto a una minaccia che, da un momento all'altro, potrebbe travolgere anche l'Italia. Greg Krawczyk dell'Università della Pennsylvania, uno dei relatori intervenuti, ha ricordato che, negli Stati Uniti, da qualche anno si sta lottando contro un altro alieno, lanterna maculata (Lycorma delicatula), insetto dannosissimo per i vigneti. La cartina delle potenziali aree di diffusione nel mondo comprende anche l'Italia.

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Fonte: Agronotizie

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