Vade retro Ralstonia solanacearum: al via il nuovo piano di lotta in Emilia Romagna

Monitoraggio e studio dei sistemi di sanificazione degli impianti e di adeguate rotazioni colturali: ecco il programma contro il batterio killer del pomodoro. Confermati anche gli indennizzi agli agricoltori danneggiati

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Il batterio Ralstonia solanacearum è un organismo nocivo da quarantena originario dei paesi tropicali e subtropicali che attacca le piante di patata e pomodoro (Foto di archivio)
Fonte foto: © italianfoodprod - Adobe Stock

In canna il nuovo piano di lotta della Regione Emilia Romagna contro il batterio killer del pomodoro, il Ralstonia solanacearum. L'obiettivo è quello di monitorare costantemente l'evoluzione della malattia e studiare le tecniche di lotta più efficaci che comprendono i sistemi di sanificazione degli impianti di trasformazione e adeguate rotazioni colturali.

A questo si aggiunge la riconferma dell'impegno ad indennizzare gli imprenditori agricoli danneggiati dall'eventuale distruzione del raccolto.

Il programma è stato messo a punto dal Servizio fitosanitario regionale, in stretto coordinamento con i tecnici del Consorzio fitosanitario di Parma, dell'Organizzazione interprofessionale (Oi) del pomodoro del Nord Italia e del dipartimento delle Produzioni vegetali sostenibili dell'Università Cattolica del Sacro cuore di Piacenza.

Il batterio Ralstonia solanacearum è un organismo nocivo da quarantena originario dei paesi tropicali e subtropicali che attacca le piante di patata e pomodoro. Le infezioni primarie da Ralstonia hanno origine da materiale di moltiplicazione infetto, mentre quelle secondarie sono causate dalla sua permanenza nel terreno e dalla diffusione con acque di irrigazione e lavorazione. Il batterio colonizza il tessuto vascolare delle piante impedendo la traslocazione di acqua e nutrienti; la pianta di conseguenza appassisce.

Da qualche anno il batterio killer è comparso in alcuni appezzamenti coltivati a pomodoro in provincia di Parma e Ferrara, oltre che in campi di patate situati in altre aree circoscritte del territorio regionale.

Non esistono attualmente mezzi chimici e biologici per debellare e mettere fuori gioco il patogeno. Perciò, al momento, l'unico rimedio per scongiurare l'allargamento del contagio è l'eliminazione delle piante infette e la disinfestazione di tutto ciò che è venuto a contatto con le produzioni contaminate (macchinari per la raccolta, mezzi di trasporto, imballaggi, ecc.).

La Regione Emilia Romagna ha, quindi, potenziato l'attività di ricerca e sperimentazione dopo aver accolto la specifica richiesta dell'Oi. Il programma ha una durata di tre anni (2021-2023) e le azioni sono finalizzate a migliorare la conoscenza delle modalità di diffusione del batterio, oltre a studiare tecniche innovative di contrasto e un affidabile sistema di sanificazioni degli impianti e adeguate rotazioni colturali.

È inoltre in corso di svolgimento una prova sperimentale sulla prevenzione del rischio di diffusione del batterio in caso di contaminazione accidentale in un impianto pilota di trasformazione industriale. La prova, finanziata dalla regione, è svolta sulla base di un'apposita convezione tra il Consorzio fitosanitario di Parma e la locale Stazione sperimentale per le conserve alimentari.

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