Come tutte le colture anche l'olivo soffre della competizione delle erbe infestanti. Se non adeguatamente gestita la flora spontanea è infatti in grado di deprimere la produttività delle piante, sia a livello di quantità di drupe raccolte a fine stagione, sia a livello di pezzatura, elemento di grande impatto nell'olivicoltura da tavola.

Risulta dunque evidente come sia necessario intervenire per eliminare tale competizione se si vuole avere una produttività soddisfacente. "Non bisogna però fare l'errore di pensare all'oliveto come ad un deserto", spiega Pasquale Montemurro, già professore di Agronomia generale e specialista in malerbologia all'Università di Bari Aldo Moro, nonché profondo conoscitore dell'olivicoltura.

"Le infestanti vanno controllate solo nei mesi in cui entrano in competizione con la coltura, abbassandone la produttività. In linea di massima quindi dalla primavera all'estate, mentre in autunno e inverno è bene che il terreno rimanga inerbito. In impianti siti in pendìo ad esempio la presenza del cotico erboso frena l'erosione del terreno da parte delle piogge, permettendo anche un maggiore invaso dell'acqua nel terreno stesso".


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Il diserbo nell'olivicoltura italiana

Nel Sud Italia, dove si concentra l'olivicoltura nostrana, gli agricoltori sono soliti distruggere il cotico erboso esclusivamente mediante ripetute lavorazioni meccaniche superficiali, anche se tale approccio è in calo rispetto al passato. Sono infatti sempre di più coloro che ricorrono agli erbicidi ed alla trinciatura, mentre non sono in molti quelli che praticano il diserbo integrato.
 
Il diserbo meccanico, eseguito con la lavorazione o con la trinciatura, e quello chimico, sono caratterizzati da pregi e difetti che andremo ad analizzare. La loro analisi risulta utile per chi vuole approcciarsi al diserbo integrato, che consiste nello scegliere adeguatamente e programmare volta per volta, in funzione del clima, delle caratteristiche del terreno e del tipo di raccolta, i tipi di intervento e la modalità della loro esecuzione, che possono avvenire a tutto campo o in maniera differenziata tra e sotto i filari.

Insomma, il diserbo integrato permette di mixare le diverse tecniche di diserbo (lavorazione del terreno, trinciatura e chimico) per ottenere il migliore risultato possibile in termini di efficacia diserbante e sostenibilità, economica e ambientale.

 

Il diserbo meccanico

Attraverso il diserbo meccanico il cotico erboso viene distrutto mediante ripetute lavorazioni superficiali con erpici e frese. Tale approccio è ancora abbastanza diffuso, anche se in calo rispetto al passato.

pregi del diserbo meccanico sono:

  • la buona riduzione dell'inerbimento, anche se abbastanza sviluppato;
  • la diminuzione dell'evaporazione dell'acqua per risalita capillare. La lavorazione superficiale ostacola la risalita dell'acqua dagli strati più profondi del suolo e preserva dunque lo stock idrico a disposizione delle piante;
  • una maggiore penetrazione dell'acqua piovana ed irrigua nel terreno;
  • un migliore interramento di ammendanti e fertilizzanti.


Di contro i punti deboli sono:

  • lasciando il terreno privo di vegetazione viene favorita l'erosione, soprattutto negli impianti posti in pendenza, frequenti nel Centro Italia. Gli olivicoltori dovrebbero poi tenere in considerazione gli effetti dei cambiamenti climatici, che hanno aumentato la frequenza delle cosiddette bombe d'acqua;
  • l'efficacia sulle malerbe perennanti non è totale, anzi si rischia di incrementare l'inerbimento spezzettando le specie dotate di stoloni e rizomi;
  • anche se correttamente calibrate, le attrezzature possono danneggiare le radici dell'ulivo, che solitamente esplorano i primi 70 centimetri di suolo e si concentrano nella zona superficiale, specialmente negli impianti irrigui;
  • il ricorso frequente all'uso del trattore comporta una elevata spesa di manutenzione e del carburante. Secondo i dati Ismea il carburante è la terza voce di costo di un oliveto intensivo, dietro la manodopera e l'ammortamento dei mezzi agricoli;
  • un peggioramento delle condizioni del terreno, sia a livello di struttura che di contenuto di sostanza organica;
  • richiede ripetute lavorazioni del terreno, almeno cinque-sei all'anno.

Oliveto diserbato meccanicamente
Oliveto diserbato meccanicamente
(Fonte foto: Oleg Znamenskiy - Fotolia)


Limitandosi a distruggere soltanto le malerbe già emerse, le lavorazioni devono essere ripetute più volte durante l'anno, da cinque a sei, a partire dal mese di febbraio (per gli areali del Sud Italia), specialmente se presenti delle specie perennanti ed invasive come l'Oxalis pes-caprae (l'acetosella). Gli interventi devono poi susseguirsi fino all'estate, quando per effetto del calore intenso del sole e dell'assenza di precipitazioni l'inerbimento è assente o limitato. Il diserbo meccanico deve poi riprendere all'inizio dell'autunno, con la caduta delle prime piogge, e deve essere finalizzato alla preparazione delle piazzole di raccolta delle drupe cadute in terra o sulle reti.

Questo timing ovviamente non riguarda gli oliveti gestiti in irriguo, dove è necessario eliminare la flora spontanea che cresce rigogliosa anche nel mese di agosto in corrispondenza dei gocciolatori.
 

La trinciatura per il controllo delle infestanti

L'inerbimento può essere controllato mediante la trinciatura, eseguita in numero solitamente variabile da due a tre all'anno a partire da febbraio-marzo, a seconda della piovosità dell'areale. Se si utilizzano apposite trinciatrici si possono sminuzzare anche i residui della potatura. "Inoltre la presenza nelle foglie e nei rami di olivo dell'oleuropeina esplica una funzione allelopatica", sottolinea Montemurro. "In altre parole crea un ambiente sfavorevole all'emergenza di nuove malerbe, una sorta di diserbo naturale".
 
I vantaggi della trinciatura sono:

  • una rapida esecuzione dell'intervento;
  • il massimo rispetto dell'apparato radicale degli olivi;
  • un buon contrasto all'emergenza di nuove infestanti dovuto all'effetto pacciamante della biomassa e preservo dell'umidità del suolo;
  • il risparmio sul costo dello smaltimento dei residui della potatura;
  • una migliore portanza del terreno che, in caso di piogge di una certa entità, consente di entrare più precocemente negli interfilari, rispetto ai terreni lavorati, fatto che permette una maggiore tempestività dei necessari trattamenti fitosanitari e nell'esecuzione della raccolta, specie quella meccanica;
  • l'impiego anche con terreni sassosi;
  • un discreto arricchimento di sostanza organica del terreno.


Sul fronte opposto i difetti sono:

  • gli effetti sulle specie perennanti non sono risolutivi;
  • in caso di infestazioni di fleotribo (Phloeotribus scarabaeoides) i sarmenti non possono essere cippati, ma devono essere allontanati e bruciati;
  • vi è una maggiore complessità nella gestione dell'oliveto, almeno nei primi anni;
  • occorre investire in attrezzature adeguate.


Il diserbo chimico

La terza opzione riguarda l'impiego di erbicidi atti a devitalizzare le erbe infestanti. Notoriamente possono essere applicati prima e/o dopo l'emergenza delle malerbe. Nel primo caso sono utili quelli residuali, alcuni dei quali persistono sul suolo anche per più di tre-quattro mesi, impedendo l'instaurarsi dell'inerbimento. Sull'infestazione in atto sono invece da applicare sostanze attive di contatto o  sistemici, capaci  di uccidere le piante già emerse.

Solitamente il diserbo chimico viene praticato tra la fine dell'inverno e l'inizio della primavera. Il momento ideale è quello in cui le infestanti sono ai primi stadi, in quanto impiegando una miscela di erbicidi di contatto e residuali, viene assicurato il disseccamento abbastanza veloce delle erbe già emerse ed una duratura, almeno fino all'estate, assenza di inerbimento. Seguono poi uno o più interventi con erbicidi di contatto sul finire dell'estate-inizio autunno, precedenti alla raccolta delle olive.

"Il grande vantaggio dell'impiego di erbicidi residuali è la possibilità di intervenire una sola volta, ad esempio nel mese di febbraio, e di non dover più trattare fin dopo l'estate", spiega Montemurro. "Gli erbicidi residuali a base di sostanze attive come flazasulfuron ad esempio, riescono a controllare a lungo l'emergenza di nuove infestanti".

I pregi del diserbo chimico sono:

  • una grande efficacia, soprattutto se si impiegano erbicidi sistemici non selettivi, come quelli a base di glifosate;
  • una duratura assenza dell'inerbimento, specialmente se si utilizzano erbicidi residuali, come quelli contenenti il flazasulfuron;
  • il miglioramento della struttura del suolo ed un contrasto all'erosione; inoltre viene favorita la carreggiabilità del campo, come descritto per la trinciatura;
  • una discreta salvaguardia della materia organica presente nel terreno o un suo arricchimento, qualora si utilizzino erbicidi di post emergenza;
  • la possibilità di intervento anche su terreni molto sassosi o con massi affioranti o con forte pendenza;
  • il disseccamento dei polloni, se si impiegano erbicidi adatti allo scopo, come quelli contenenti carfentrazone-etile e pyraflufen-ethyl.


D'altro canto i difetti sono:

  • è richiesta una scelta oculata delle sostanze attive, in base alla tipologia di infestante prevalente presente (graminacee, dicotiledoni o ambedue; annuali, biennali o perenni), ed alle caratteristiche fisico chimiche del terreno qualora devono essere selezionati principi attivi di tipo residuale;
  • l'efficacia può essere influenzata dalle condizioni ambientali al momento del trattamento o nelle settimane successive, come l'assenza di piogge nel caso degli erbicidi residuali;
  • se eseguito su vegetazione molto sviluppata, non scongiura la possibilità che si sviluppino incendi dovuti alla presenza in campo di biomassa secca;
  •  bisogna poi considerare le restrizioni normative (l'uso di principi residuali come flazasulfuron deve riguardare solo un terzo del campo), come pure l'avversione di una parte dell'opinione pubblica nei confronti della "chimica", come nel caso del glifosate;
  • in alcuni areali sono state segnalate resistenze, come nel caso della Conyza canadensis (saeppola canadese) diventata insensibile al glifosate.

Esiti di un'applicazione sottofilare con una miscela composta da un erbicida fogliare e uno residuale. In primo piano piante di saeppola canadese
Esiti di un'applicazione sottofilare con una miscela composta da un erbicida fogliare e uno residuale. In primo piano piante di saeppola canadese
(Fonte foto: Pasquale Montemurro dell'Università di Bari Aldo Moro)

 
Al momento della scrittura dell'articolo le sostanze attiva autorizzate su olivo (secondo la banca dati Fitogest) sono: glifosate, fluazifop-p-butile, quizalofop-p-etile, flazasulfuron, florasulam, fluroxipir, penoxsulam, diflufenican, clortoluron, oxifluorfen, Mcpa, pyraflufen-ethyl, carfentrazone-etile e propaquizafop.


Il diserbo dell'oliveto? Meglio integrato

Come già accennato, il diserbo integrato consiste nell'impiegare durante l'anno metodi di diserbo differenti, applicati a tutto campo o ancora meglio in maniera localizzata, in quest'ultimo caso con operazioni diverse eseguite sotto e tra i filari.

"L'apparato radicale dell'olivo si concentra nell'area di campo indicativamente rappresentata dalla proiezione della chioma su terreno", sottolinea Montemurro. "È in quest'area che dunque si devono concentrare gli sforzi dell'olivicoltore, che dovrà diserbare il sottochioma accuratamente, ma solo nei mesi di intensa attività vegetativa dell'olivo, quindi da inizio primavera all'inizio dell'autunno".
 

Si noti la fascia inerbita nell'interfila e l'area trattata con erbicida nel sottofila
Si noti la fascia inerbita nell'interfila e l'area trattata con erbicida nel sottofila
(Fonte foto: Pasquale Montemurro dell'Università di Bari Aldo Moro)


Il sottochioma può essere diserbato con l'uso di erbicidi o mediante la trinciatura, mentre l'interfila potrà essere lasciata inerbita durante il periodo di riposo vegetativo degli alberi, intervenendo successivamente con lavorazioni del terreno, trinciature o con diserbanti.


In conclusione...

Se in passato il diserbo dell'oliveto era affidato, soprattutto al Sud, quasi esclusivamente alle lavorazioni meccaniche del suolo, oggi c'è maggiore consapevolezza che questo approccio non è più sostenibile. Ma anche l'applicazione ripetuta di erbicidi o la trinciatura, se utilizzate come unico metodo di diserbo, a lungo andare possono compromettere la produttività della coltura. L'adozione della gestione integrata delle infestanti, invece, mette assieme approcci differenti, in modo che gli aspetti negativi e positivi di ogni tecnica si compensino e rendano la gestione stessa maggiormente sostenibile.
 
"Quindi il diserbo integrato è il migliore in quanto è smart, cioè richiede delle scelte intelligenti, basate sul ragionamento continuo del modo più razionale di gestire le infestanti in modo sostenibile, e senza assolutamente trascurare le altre pratiche agronomiche e di difesa", conclude Montemurro.

Di seguito riportiamo tre approcci al diserbo in oliveto, distinti se condotti in irriguo o in asciutto. Come si può notare viene in effetti distinta la fila dall'interfila e il diserbo non è mai affidato ad un solo metodo. Inoltre durante i mesi di riposo o ridotta attività dell'olivo il terreno viene lasciato riposare, permettendo alla flora spontanea di crescere indisturbata e fornire i suoi citati effetti positivi.


Programma di gestione integrata: oliveto non irriguo
Programma di gestione integrata: oliveto non irriguo
(Fonte foto: Elaborato da Pasquale Montemurro dell'Università di Bari Aldo Moro)

Programma di gestione integrata: oliveto irriguo
Programma di gestione integrata: oliveto irriguo
(Fonte foto: Elaborato da Pasquale Montemurro dell'Università di Bari Aldo Moro)

Programmi di gestione integrata: oliveto irriguo (raccolta meccanica)
Programmi di gestione integrata: oliveto irriguo (raccolta meccanica)
(Fonte foto: Elaborato da Pasquale Montemurro dell'Università di Bari Aldo Moro)