Nuove sinergie e più sostenibilità: le armi contro la cimice asiatica

Allo studio del progetto Contr-halys, sistemi di monitoraggio e controllo alternativi in un'ottica sia integrata che biologica

di Vittoriana Lasorella

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Logo del progetto Contr-halys
Fonte foto: Università Cattolica del Sacro Cuore

Conosciamo molto bene l'ormai temibile “alieno" arrivato dall'Asia e diffusosi ampiamente nel Nord Italia, l'Halyomorpha halys o cimice asiatica. L'insetto sta provocando ingenti perdite dei raccolti di frutta e verdura, complici l'elevata polifagia, la capacità riproduttiva e le potenzialità di volo.

Poco sostenibili, sia dal punto di vista economico che ambientale, o ancora poco efficaci i mezzi di lotta ad oggi disponibili come reti anti insetto, trattamenti insetticidi e parassitoidi.

Anche le reti di monitoraggio non sono del tutto affidabili. Sono, infatti, utilizzate trappole a feromone di aggregazione che attraggono in un raggio relativamente ampio H. halys. Questo non facilita la cattura delle cimici nella trappola e porta ad una sottostima della loro reale presenza in campo incentivando, oltretutto, il danno sulle piante limitrofe alla fonte di feromone.

Inoltre, questi monitoraggi non considerano la presenza di diverse piante secondarie (come piante selvatiche) potenzialmente appetite dalla cimice asiatica e che possono rappresentare un ulteriore serbatoio di infestazione. Senza queste informazioni le reti di monitoraggio non sono sufficientemente efficaci per pianificare trattamenti abbattenti mirati e tempestivi.

In Emilia-Romagna le colture soggette agli attacchi da cimice asiatica sono numerosissime e comprendono specie arboree ed erbacee. Pere e pomodori preoccupano di più. La regione è infatti caratterizzata da circa 19mila ettari di pereti che forniscono il 70% della produzione nazionale di pere, mentre la superficie totale destinata al pomodoro è di oltre 24mila ettari ed è la più estesa a livello nazionale.
 

Il progetto Contr-halys

Ecco che entra in gioco il progetto finanziato dalla Regione Emilia-Romagna allo scopo di affinare il sistema di monitoraggio di H. halys e promuovere un piano di controllo basato sull'integrazione di approcci diversi, a basso impatto da adottare in aziende sia a produzione integrata che biologica.

Il titolo del progetto è "Approccio sinergico per la difesa sostenibile delle colture frutticole e orticole nei confronti della cimice asiatica". In breve, Contr-halys.

In tre anni, lo studio mira al raggiungimento dei seguenti obiettivi specifici:
  • promuovere un sistema di monitoraggio basato su un approccio area-wide tramite l'utilizzo del telerilevamento;
  • promuovere una barriera attrattiva per H. halys sia tramite il feromone di aggregazione che grazie all'inerbimento di una fascia altamente appetibile a base di leguminose;
  • contenere H. halys attraverso trattamenti a basso impatto
    • con insetticidi a lento rilascio per la produzione integrata;
    • con Bacillus thuringiensis in miscela con piretro, per la produzione biologica;
  • evitare trattamenti insetticidi diretti sulle colture target a favore dei trattamenti sulle barriere vegetative;
  • promuovere una barriera repulsiva attraverso un trattamento delle piante perimetrali con ammendanti.
Saranno organizzati convegni e seminari e verrà realizzato un sito web per dare la possibilità a tutti gli stakeholder, agli attori ed agli operatori di filiera di usufruire dei risultati ottenuti. Nonostante il termine del progetto, la divulgazione dei risultati rappresenterà la base per un nuovo inizio, una vera e propria rampa di lancio per l'applicazione di ulteriori innovazioni.

Insomma, un ponte tra ricerca e agricoltori: comunicazione e trasferimento dei risultati tecnico-scientifici su larga scala e applicazione pratica, veloce ed efficiente delle soluzioni individuate.
 

Miglioramento delle reti di monitoraggio

Attraverso un'analisi delle immagini satellitari e la creazione di una mappa dettagliata dell'agroecosistema delle diverse aziende coinvolte, verrà evidenziata la presenza di essenze botaniche, selvatiche o coltivate, note per essere particolarmente appetite dalle cimici (ad esempio: ailanto, acero, prugnolo, frassino, soia, nocciolo, ecc.) e altre aree rifugio/riproduttive per la cimice. In questi punti verranno poi installate delle trappole a feromone.

Il monitoraggio consisterà nella conta degli esemplari catturati e di quelli avvistati entro 4-5 metri attorno al punto esca. Si registrerà lo stadio (ninfa, adulto) e il sesso degli adulti. Il tutto si ripeterà ogni 15 giorni a partire dalla seconda metà di marzo (momento in cui la cimice esce dallo svernamento e comincia ad alimentarsi) fino alla raccolta delle pere e dei pomodori.

I dati verranno utilizzati per la costruzione di mappe di distribuzione spaziale per un approccio geo-statistico innovativo nell'ambito dei programmi di controllo integrati: site-specific (precision) integrated pest management.

I piani di monitoraggio potranno così essere migliorati. Si potranno osservare in tempo reale gli spostamenti delle cimici all'interno dell'agroecosistema e prevedere i flussi degli esemplari diretti verso i campi sperimentali di pero e di pomodoro. Di conseguenza sarà più facile trattare con insetticidi in maniera tempestiva e mirata, riducendo l'uso dei prodotti fitosanitari. Un beneficio economico e ambientale.
 
Monitoraggio progetto Contro-halys
Conta degli esemplari di Halyomorpha halys
(Fonte foto: Università cattolica del Sacro Cuore, sede di Piacenza)


Implementazione di una doppia cintura di protezione

Fascia attrattiva/di contenimento della cimice e fascia repulsiva. Ecco in cosa consiste la doppia cintura di protezione.

La prima fascia sarà inerbita con un misto di leguminose attrattive per la cimice, quali il favino e la soia, e caratterizzata dal rilascio del feromone di aggregazione specifico.

La seconda fascia, invece, sarà costituita dalle stesse piante perimetrali di pero e di pomodoro che verranno trattate a livello dell'apparato fogliare e del suolo con ammendati dall'effetto repulsivo per gli infestanti.
 

Agricoltura integrata e biologica a confronto

A seconda dei dati forniti dal monitoraggio eseguito, la fascia inerbita con leguminose verrà trattata in maniera diversa.

Per valutare l'approccio dell'agricoltura integrata sarà utilizzato un insetticida con una formulazione a lento rilascio, la cui residualità verrà accuratamente analizzata in un'ottica di massima sostenibilità ambientale. Al contrario, per quanto riguarda l'agricoltura biologica, la fascia inerbita verrà trattata con Bacillus thuringiensis in miscela con piretro naturale.

A maturazione verranno determinati il numero di frutti danneggiati dalle punture dell'insetto e il numero di punture per frutto e misurati i parametri relativi alla maturità e alla qualità dei frutti. L'efficacia dei diversi trattamenti sarà correlata con i rilievi del monitoraggio e con la determinazione della quantità di prodotto cimiciato. Non mancherà una valutazione economica finale dei costi-benefici dell'azione.
 

Chi è coinvolto?

Numerose figure professionali lavorano a Contr-halys. Il capofila del progetto è l'Università cattolica del Sacro Cuore sede di Piacenza con l’entomologa Ilaria Negri coordinatore, i professori Luigi Lucini e Marco Trevisan per la lotta chimica, il professore Edoardo Puglisi per la lotta biologica e il professore Sergio Tombesi per la frutticoltura . In termini di ricerca scientifica partecipa anche l'azienda agraria sperimentale Stuard Scrl con Roberto Reggiani e Sandro Cornali.

Il centro di formazione, sperimentazione e innovazione "Vittorio Tadini" Scarl si occuperà prevalentemente della progettazione e dell'erogazione di attività formative.

Sul campo sono coinvolte due realtà:
  • l'azienda Pizzacchera società agricola Ss con circa 40 ha di terreno dedicati alla coltivazione di pomodoro, mais, bietola, frumento da granella e frumento da sfalcio;
  • l'azienda Campo dei frutti di Repetti Fausto che coltiva oltre 200 varietà di alberi fruttiferi e mette a disposizione una parte del pereto per l'installazione delle reti di monitoraggio.
 
Il progetto Contr-halys, dell'Università cattolica del Sacro Cuore, nasce allo scopo di affinare il sistema di monitoraggio di Halyomorpha halys e promuovere un piano di controllo basato sull'integrazione di approcci diversi, a basso impatto da adottare in aziende sia a produzione integrata che biologica.

In un’ottica di divulgazione, AgroNotizie ne riporta i contenuti e i risultati in un ciclo di articoli dal nome "Progetto Contr-halys"

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