La cimice asiatica ha un tallone d'Achille: i simbionti

Il Disafa dell'Università di Torino ha dimostrato che impedendo la trasmissione dei simbionti le neanidi di cimice asiatica muoiono. Fondamentale è agire quando le uova di Halyomorpha halys sono in campo

Barbara Righini di Barbara Righini

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'Focus cimice asiatica: risultati di ricerche nazionali e internazionali': il convegno di Veneto agricoltura (Foto di archivio)
Fonte foto: © saccobent - Adobe Stock

In tempo di coronavirus e di zone rosse, gialle, arancioni, arcobaleno, se c'è un vantaggio è quello di poter seguire seminari e workshop anche molto lontani, senza dover percorrere chilometri. Molto attivo su questo fronte è Veneto agricoltura che ha organizzato un interessante convegno dedicato al problema della cimice asiatica. Nonostante il 2020 sia stata un'annata decisamente migliore rispetto al 2019, la minaccia è sempre lì, sicuramente gli agricoltori non l'hanno dimenticata. Il titolo del convegno era "Focus cimice asiatica: risultati di ricerche nazionali e internazionali".

Fra i tanti contributi di un evento che è durato una mattinata intera ce n'è uno che vale la pena approfondire, è quello del Disafa dell'Università di Torino intitolato "Il controllo simbiotico di Halyomorpha halys: strategia innovativa e compatibile con la lotta biologica". A relazionare c'era il professor Alberto Alma che da diverso tempo si sta occupando di contrastare la diffusione della cimice asiatica agendo sui simbionti. Per essere prosaici, ma molto efficaci, si può dire, come lo stesso professore ha detto durante il convegno, che nessuno è veramente invincibile, anche Achille aveva un punto debole. Ebbene: i simbionti sono il tallone d'Achille di H. halys e la buona notizia è che esiste, già in commercio, un'arma in grado di sfruttarli. Buona notizia numero due: la soluzione è compatibile con la lotta biologica, ovvero non va a disturbare gli unici veri alleati, ad oggi, nella lotta alla cimice asiatica, gli antagonisti naturali, nostrani ed esotici.

Innanzitutto ecco il meccanismo. "Questi insetti, gli emitteri eterotteri (le cimici, Ndr), hanno bisogno di ospitare simbionti primari a livello intestinale per essere in grado di nutrirsi e assimilare, per poter sopravvivere", ha detto il professor Alma durante la presentazione e continuando la spiegazione: "Dove sono i simbionti primari? Si trovano nell'intestino medio, ci sono cripte che ospitano questi microrganismi. Se vengono a mancare i simbionti le giovani neanidi muoiono". Le cimici asiatiche trasmettono questo batterio alla prole quando depongono le uova, queste sono infatti ricoperte da una pellicola che è costituita da colonie del batterio. Appena nascono, le giovani cimici asiatiche restano a lungo sulle uova per poter acquisire i simbionti. Bloccando la trasmissione dei simbionti o le neanidi muoiono o, da adulte, avranno fitness limitato.

Sono state fatte dall'Università di Torino prove con fertilizzanti, ipotizzando un effetto accessorio ovvero quello di impedire la trasmissione dei simbionti. L'effetto accessorio, fra l'altro, non disturba i parassitoidi oofagi (la vespa samurai per esempio) che aiutano nella lotta contro la cimice asiatica e questo non è un aspetto da sottovalutare. Le prove sono state fatte soprattutto su nocciolo ma sono in corso anche su altre colture.

"I parassitoidi oofagi sono il cuore della lotta biologica" ha detto ancora Alma. "Quando vengono trattate le ovature, quando il prodotto raggiunge l'ovatura di cimice asiatica e esercita la sua attività battericida, arriviamo in laboratorio a una mortalità del 97% delle neanidi. È importante poi la mortalità a lungo termine. Nella concentrazione che si usa in natura (i ricercatori hanno usato 3 millilitri al litro) si arriva ad avere un 5,48% di adulti che si sviluppano, ma gli adulti o non riescono a sfarfallare o hanno conformazione del corpo non completa. Fondamentale è il fatto che il trattamento delle ovature non ha alcuna interferenza negativa sulla sopravvivenza dei parassitoidi (i nemici naturali della cimice asiatica, Ndr). Abbiamo poi fatto verifiche anche sui predatori e non ci sono conseguenze sull'attività".
 
L'Università di Torino è poi andata avanti per verificare cosa succeda fuori dal laboratorio. "Abbiamo svolto già importanti prove di campo, iniziando con il nocciolo. Abbiamo ricollocato il fertilizzante negli anni 2019 e 2020 ottenendo differenze significative nel danno da cimice asiatica, in campo, utilizzando opportunamente il fertilizzante".
 
Ma cos'hanno utilizzato i ricercatori? Le prove vanno avanti ma si tratta di un fertilizzante, compatibile con il biologico, un concime minerale per l'apporto di microelementi a base di rame e zinco, il Dentamet. Naturalmente, dal momento che il fertilizzante agisce con il meccanismo sulle ovature di cimice asiatica è importante che venga collocato quando ci sono le uova di cimice asiatica in campo.

I ricercatori dell'Università di Torino stanno continuando nelle loro ricerche, con altre prove, utilizzando altri prodotti. "Stiamo lavorando - ha detto ancora Alma -con prodotti a base di microrganismi, sono infatti noti per avere interferenze. Valuteremo l'effetto ovicida, si sa che possono uccidere l'embrione all'interno, ovviamente ci sarà da valutare l'effetto sui parassitoidi oofagi". Le prove sono state fatte nel 2020 e andranno avanti nella campagna 2021.

Come sempre viene ribadito, ad ogni convegno dedicato alla cimice asiatica, l'insetto alieno è un osso duro: la strategia contro la cimice asiatica deve integrare tutte le possibilità a disposizione. La scoperta dell'Università di Torino va quindi inserita in una visione più ampia di lotta.
 

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Fonte: Agronotizie

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Tag: fertilizzanti convegni difesa cimice asiatica università

Temi caldi: Emergenza cimice asiatica

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