Mais, in alto i calici: 2020 anno memorabile dal punto di vista delle micotossine

Complici piogge ben distribuite e costanti, e temperature mediamente fresche, nell'anno appena trascorso i risultati sono stati molto buoni. Ma ora l'accento si pone su un possibile cambio di normativa in merito all'abbassamento dei livelli di tolleranza del Don

Barbara Righini di Barbara Righini

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Il punto nel corso della Giornata del mais organizzata dal Crea di Bergamo (Foto di archivio)
Fonte foto: © Torychemistry - Adobe Stock

Una buona stagione metereologica ha favorito un'annata ottima, dal punto di vista sanitario, per il mais. Come ogni anno, durante la Giornata del mais organizzata dal Crea di Bergamo, Centro di ricerca cerealicoltura e colture industriali, è stato fatto il punto sulle micotossine.
Il monitoraggio della Rete qualità mais ha coinvolto quest'anno quarantaquattro centri di stoccaggio tutti al Nord, divisi in Ovest, Est, Centro, Sud Po e Adriatica. I campioni ricevuti e analizzati sono stati 299.

Le micotossine, sviluppate da funghi, sono la principale problematica sanitaria che affligge la filiera del mais, determinando, quando i livelli sono troppo alti, il deprezzamento della granella. Nel 2020, complici piogge ben distribuite e costanti, fra giugno, luglio e agosto, e temperature mediamente fresche, i risultati sono stati molto buoni. Lo sviluppo di micotossine, infatti, è strettamente correlato all'andamento meteo, anche se tecniche colturali attente e una gestione accurata del post raccolta possono ridurne l'incidenza anche nelle annate peggiori.

Nel dettaglio, partendo dall'aflatossina B1, quella che più preoccupa i coltivatori di mais e che è sviluppata dal fungo Aspergillus flavus, l'84% dei campioni è risultato compreso in un range fra 0 e 5 ppb (parti per miliardo), un risultato che permette di considerare la granella 'con caratteristiche', prodotto che solitamente spunta prezzi più alti sul mercato. Il 13% si è collocato fra 5 e 20 ppb, mais quindi che può comunque andare alla filiera mangimistica e solo il 4% ha superato i 20 ppb. Il 2020 può quindi essere archiviato come uno degli anni migliori degli ultimi nove.

Passando alle altre micotossine, anche dal punto di vista delle fumonisine solo il 24% dei campioni è risultato con una presenza superiore a 4mila ppb, limite che non deve essere superato per la destinazione alimentare. Il 2020 è stato il secondo anno migliore, dopo il 2011, negli ultimi nove anni. Fra i centri di stoccaggio, quelli posizionati Sud Po sono quelli che hanno avuto un maggior numero di campioni che hanno sperato il limite. Molto buona anche la situazione per quanto riguarda Don e Zea, con il 100% dei campioni che è risultato sotto i limiti per le materie prime per mangimi.
 
L'incontro, organizzato dal Crea, anche se virtuale è stato l'occasione per aggiornare una platea di addetti ai lavori e ricercatori su una minaccia che incombe non solo sulla filiera del mais ma anche su quella del grano e dei cereali. Sabrina Locatelli, ricercatrice del Crea, Centro di ricerca cerealicoltura e colture industriali di Bergamo ha voluto porre l'accento su un possibile cambio di normativa, a livello europeo, che potrebbe, in anni sfavorevoli, creare un grosso danno agli agricoltori e a tutti gli attori della filiera.

La Direzione generale della Commissione sulla Salute e la sicurezza alimentare sta valutando l'abbassamento dei livelli di tolleranza del Don. Il Don è la principale micotossina per i cereali autunno vernini e, in annate negative, può colpire pesantemente anche il mais. "L'abbassamento dei livelli, se fosse confermato come proposto, comporterebbe sicuramente maggiore difficoltà a ottenere prodotti conformi alle richieste dei molitori che potrebbero richiedere ai produttori livelli di contaminazione ancora inferiori a quelli di legge", ha detto proprio Sabrina Locatelli. "Il rischio è che, in annate negative, si blocchi la filiera del grano o quella del mais".

Durante la Giornata del mais sono stati resi pubblici i livelli cui si sta pensando. Al momento i limiti per il Don si trovano nel Reg. CE 1126/2007, se la proposta fosse mantenuta si passerebbe da 1.250 ppb a mille ppb per i cereali non trasformati a uso alimentare umano; da 1.750 ppb a 1.250 per il mais non trasformato, uso alimentare umano. Preoccupano anche i livelli proposti per i prodotti della molitura del mais, le farine quindi: oggi c'è una distinzione a seconda della granulometria, in futuro, se fosse confermato l'orientamento, i livelli sarebbero appiattiti a 750 ppb. "Non sarebbe quindi considerata la reale distribuzione delle micotossine in funzione della granulometria del prodotto", ha sottolineato Sabrina Locatelli.

La minaccia non è da poco, in annate negative come lo sono state il 2016 e il 2019 per il grano tenero, si sono avuti livelli superiori al limite proposto nella granella, rispettivamente, in più del 20% dei campioni e in più del 30% dei campioni provenienti dai centri del Nord Italia (dato Rete nazionale confronto varietale, Crea-Mipaaf). Per quanto riguarda i livelli di Don nella granella di mais, invece, l'annata da dimenticare per il Don è il 2014 con quasi il 70% dei campioni di granella provenienti dai centri di stoccaggio del Centro Nord con livelli superiori al 1.250 ppb. In particolare, in quell'anno, i centri del Nord Est e del Nord Ovest sono risultati con quasi il 90% dei campioni di granella di mais contaminati da Don a oltre 1.250 ppb.

Il Gruppo di lavoro sulle micotossine ha presentato i dati lo scorso ottobre al forum organizzato da Frans Verstraete, presidente del Comitato contaminanti, per raccogliere le posizioni degli stakeholder, evidenziando come al momento non sia sostenibile, sia dal punto di vista del mercato che tecnico, un'ulteriore riduzione dei limiti per il Don. "Serve il tempo - ha detto ancora Sabrina Locatelli - per poter fornire i dati, valutare puntualmente la diffusione della tossina sia nelle granelle non processate sia nelle fasi del processamento e per poter poi approfondire le modalità per contenere le tossine in annate sfortunate". Una decisione sui tempi d'applicazione dei nuovi limiti e sui loro livelli non è ancora stata presa.
 

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Fonte: Agronotizie

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Tag: cerealicoltura difesa micotossine filiera

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