La difesa della vite dai fitofagi

Dagli atti delle Giornate fitopatologiche 2020 sono emersi lavori sul controllo della Popillia japonica, delle tignole, della cocciniglia sull'uva da tavola, delle cicaline della vite e sul monitoraggio della fillossera

giornate-fitopatologiche-2020-difesa-vite-fitofagi-fonte-agronotizie.jpg

Atti delle Giornate fitopatologiche, difesa della vite dai fitofagi

Negli atti delle Giornate fitopatologiche 2020, cinque lavori sono stati dedicati alla difesa della vite dai fitofagi, con una particolare preoccupazione per quel che riguarda il controllo della Popillia japonica.

I lavori hanno riguardato:
  • il controllo della Popillia japonica (un lavoro);
  • il controllo delle tignole (due lavori);
  • il controllo della cocciniglia sull’uva da tavola (un lavoro) con azadiractina;
  • il controllo delle cicaline della vite con tau-fluvalinate e la sua selettività nei confronti degli acari fitoseidi (un lavoro);
  • il monitoraggio della fillossera in Toscana e in Emilia Romagna (un lavoro).

Leggi anche gli altri approfondimenti:
Difesa e diserbo, lo stato dell'arte


Il controllo della Popillia japonica

Molta preoccupazione per gli effetti devastanti della Popillia japonica che si sta progressivamente diffondendo dalla valle del Ticino nella zona compresa tra le la regione Lombardia e la regione Piemonte. Devastanti gli effetti di questo pericoloso fitofago polifago che ha dimostrato di essere molto attratto dalla vite europea, in controtendenza con il comportamento che ha invece dimostrato sulla vite americana.

Al di là dell’applicazione dei provvedimenti previsti dai decreti di lotta obbligatoria, diventa quindi molto importante prepararsi alla messa a punto di strategie di difesa efficaci con l’impiego di prodotti di sintesi. Il lavoro presentato, che è stato svolto dal Servizio fitosanitario della Regione Piemonte in collaborazione con il Centro di saggio Sagea di Castagnito (Cn) e il Dipartimento di Scienze per gli alimenti, la nutrizione e l’ambiente dell’Università di Milano, riporta i risultati di tre anni di prova durante i quali sono stati saggiate diverse sostanze, autorizzate nei confronti della maggior parte delle avversità che colpiscono la vite, in un vigneto di Nebbiolo a Marano Ticino (No). Sulla base dei risultati acquisiti gli autori riferiscono che l’efficacia maggiore è stata conseguita dai piretroidi, in particolare deltametrina seguita da lambdacialotrina e acrinatrina; più contenuta l’attività di acetamiprid e clorantraniliprolo che comunque si differenziano dai piretroidi per la loro maggior selettività nei confronti dei fitoseidi.

Nel lavoro si riferisce inoltre sulla valutazione di alcuni prodotti repellenti tra i quali è stato il caolino a dimostrare la maggior attività che comunque ha evidenziato limiti in presenza di un’elevata pressione del fitofago; più ridotta l’azione di azadiractina, zeolite e Metarhizium brunneum.


Il controllo delle tignole

Nella difesa dalle tignole della vite due lavori hanno riguardato l’impiego della confusione sessuale.

Una prova, presentato dal Centro di saggio Agrea di San Giovanni Lupatolo (Vr) e da Suterra Europe biocontrol (Valencia – Spagna), ha riguardato la valutazione di un nuovo dispenser aerosol combinato con feromoni per la Lobesia botrana e per la Eupoecilia ambiguella, con quattro prove complessive che si sono svolte in Friuli Venezia Giulia e in Veneto, in due anni (2015 e 2019). Il formulato commerciale CheckMate Puffer® LB/EA è stato registrato nel dicembre del 2019. L’utilizzo degli aerosol, 2,5 puffer per ettaro, è stato messo a confronto con un testimone, con una tesi in cui è stato applicato il metodo della confusione sessuale con Isonet LE e con le strategie aziendali che hanno previsto l’impiego di indoxacarb, metoxifenozide e clorpirifos-metile posizionati in seconda generazione; nel 2015 in una azienda il trattamento è stato ribattuto in terza generazione, mentre nel 2019 in un’azienda sono stati applicati due interventi sulla seconda generazione.

Seppur con percentuali diverse, entrambe le tignole sono state ritrovate nei testimoni in tutte le prove sperimentali in cui la incidenza di grappoli colpiti è stata compresa tra il 7,7% e il 50,3%. In tutte le prove i due metodi di confusione sessuale hanno dimostrato una buona efficacia, significativamente differenziata da un punto di vista statistico dal testimone e, nelle due prove 2015, anche dalle tesi trattate con prodotti di sintesi.

Cbc (Europe) – Biogard division area tecnica ha invece presentato un lavoro in cui ha confrontato l’efficace di un nuovo diffusore di feromone a riserva di carica biodegradabile per la confusione di Lobesia botrana (BIOOtwin L) con un diffusore non biodegradabile (Isonet L TT). Il lavoro ha riportato i risultati di cinque prove che si sono svolte tra il 2018 e il 2019 (una in provincia di Ragusa, due in provincia di Ravenna e due nel comune di Castiglione della Pescaia). In tutte le prove i metodi di confusione hanno fornito ottimi risultati rispetto ad un testimone non trattato anche con livelli di infestazione particolarmente elevati, mentre non si sono riscontrate differenze nelle performance fornite dai due differenti diffusori utilizzati.


Il controllo della cocciniglia sull’uva da tavola (un lavoro) con azadiractina

Sempre Cbc (Europe) – Biogard division area tecnica, ha presentato un lavoro con tre prove di campo sull’uva da tavola per il controllo del Planococcus ficus, attraverso l’impiego di azadiractina A (NeemAzal-T/S). Il prodotto impiegato a diversi dosaggi (a 2 e a 3 litri ettaro) a inizio migrazione neanidi è stato confrontato con una tesi nel quale sono stati eseguiti due interventi, un testimone e una tesi trattata con lo standard spirotetramat, che è risultato particolarmente attivo anche nella prova in cui è stata riscontrato il livello di attacco più alto da parte della cocciniglia. Secondo gli autori le prove dimostrano che azadiractina A rappresenta una valida soluzione per la difesa del P. ficus in agricoltura biologica e una ulteriore alternativa per gli agricoltori impegnati in agricoltura integrata.

Le performance migliori sono state ottenute con le dosi più alte (3 litri/ha), mentre il dosaggio più basso si è dimostrato adeguato nelle condizioni in cui la pressione del fitofago è stata più contenuta. Con condizioni climatiche sfavorevoli (ritorni di freddo), che possono limitare l’assorbimento dell’azadiractina da parte dei tessuti vegetali, viene consigliata la ripetizione dell’intervento a 7-10 giorni dall’esecuzione del primo trattamento.


Il controllo delle cicaline della vite con tau-fluvalinate e la sua selettività nei confronti degli acari fitoseidi

Un lavoro, presentato da Adama Italia, ha invece presentato un lavoro sull’efficacia di tau-fluvalinate (Mavrik Smart) che è stata valutata nel controllo di Scafoideus titanus e Erasmoneura vulnerata in quattro prove in cui è stato posto a confronto con piretroidi standard di riferimento (lambdacialotrina e deltametrina) e con un testimone.

Le prove si sono svolte in Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Veneto e sono state condotte dai Centri di saggio Agrea, Sagea e Agricola 2000. Nei confronti di Erasmoneura vulnerata in due prove l’efficacia di due diversi dosaggi di Mavrik Smart (30 e 60 mL/hL) è stata significativamente differente dal testimone e in linea con gli standard di riferimento; nei confronti di Scafoideus titanus in una prova l’efficacia di due diversi dosaggi di Mavrik Smart è stata significativamente differente dal testimone e in linea con gli standard di riferimento, mentre in un’altra prova solo la dose più alta di Mavrik Smart è stata significativamente differente dal testimone e in linea con gli standard di riferimento, mentre il dosaggio più basso ha avuto un’efficacia intermedia.

Una prova sperimentale è stata invece dedicata alla valutazione della selettività di tau-fluvalinate e di piretroidi standard di riferimento nei confronti di Kampidromus aberrans. Nel breve periodo la tossicità di Mavrik Smart è stata alta, ma significativamente inferiore ai due standard di riferimento, mentre nel lungo periodo (+ 42 giorni dal trattamento) la tossicità è stata in linea con l’esecuzione del trattamento con solo acqua e significativamente inferiore ai due standard di riferimento.


Il monitoraggio della fillossera in Toscana e in Emilia Romagna

Agri 2000 Net Srl di Castelmaggiore (Bo) e lo Studio tecnico agronomico Bencini di Firenze hanno presentato un lavoro che nel 2019 ha confermato, ed adeguato alla realtà italiana, una metodologia di monitoraggio della fillossera della vite (Daktulospharia vitifoliae) che era stato sviluppato in Australia. La comparsa di nuovi biotipi di fillossera, potenzialmente capaci di superare la tolleranza di alcune varietà di portainnesti, sta portando nuova preoccupazione nella viticoltura europea.

Negli ultimi anni la fillossera è stata nuovamente segnalata in diversi areali viticoli ed è quindi molto utile poter disporre di metodi di monitoraggio efficaci ed efficienti. Per questo gli autori hanno condotte due prove di monitoraggio, in due vigneti dei colli imolesi in Romagna e di Montalcino nel senese. Il monitoraggio è stato condotto con trappole al suolo, trappole aeree per verificare l’inizio della migrazione attraverso l’applicazione di nastri adesivi sui ceppi, la valutazione dei livelli di infestazione sulle foglie, attraverso il conteggio del numero delle galle presenti sulle foglie, e la valutazione del livello di infestazione delle radici, attraverso la verifica in laboratorio di campioni di suoli e radici raccolti in campo.

Il metodo adottato si è dimostrato valido. In Romagna la cattura delle prime migranti è stata accertata il 4 maggio, mentre le prime galle su foglie sono state riscontrate il 17/5. A Montalcino la cattura delle prime migranti è stata accertata il 16 maggio, mentre le prime galle su foglie sono state riscontrate il 30/5. I metodi di monitoraggio adottati hanno inoltre dimostrato che non esiste una correlazione tra la percentuale di galle osservate sulle foglie e il grado di infestazione accertato nelle radici.

Queste alcune analisi sintetiche e soggettive, per una lettura più completa dei lavori si invita ad acquisire gli atti prendendo contatto direttamente con la segreteria organizzativa delle Giornate fitopatologiche al seguente indirizzo email: giornatefitopatologiche@unibo.it.
Le Giornate fitopatologiche, a cadenza biennale, rappresentano un momento di confronto e di discussione tra gli esperti della fitoiatria italiana.
L'edizione 2020 ha prodotto oltre 130 lavori raccolti in circa 1200 pagine.

In un'ottica di divulgazione, AgroNotizie ha riassunto i contenuti in un ciclo di articoli dal nome "Difesa e diserbo, lo stato dell'arte" dedicati alla difesa dalle avversità animali, difesa dalle malattie, controllo delle infestanti e mezzi di difesa.