Prosegue la pubblicazione di articoli finalizzati a far comprendere gli scenari reali attraverso i quali si è mossa la fitoiatria negli ultimi decenni, per lo meno nei Paesi dall'agricoltura più moderna e produttiva. Dopo aver quindi pubblicato informazioni relative alla situazione italiana, può essere di aiuto considerare altri dati che provengono da Oltreconfine.

Leggi gli approfondimenti:  

I trend negli Stati Uniti

Da un'analisi compiuta dal Dipartimento per l'Agricoltura americano, in acronimo Usda, emerge un quadro emblematico degli andamenti degli usi e delle caratteristiche degli agrofarmaci impiegati sulle quattro colture principali statunitensi, ovvero mais, soia, cotone e sorgo.


Trend in America della persistenza, tossicità e tonnellate degli agrofarmaci impiegati sulle prime quattro colture americane (Fonte Usda)
Trend in America della persistenza, tossicità e dosi degli agrofarmaci impiegati sulle prime quattro colture americane
(Fonte: © Usda)

Va innanzitutto annotata una diminuzione del 45% circa della persistenza dei prodotti impiegati rispetto alla fine degli anni '60. Ancor più marcata la diminuzione rispetto al picco del 1998, verso il quale la persistenza media delle molecole sembra diminuita del 49% circa in soli dieci anni.

Anche le dosi mostrano una seria diminuzione, pari a circa il 62% a confronto con il picco del 1972. Infine la tossicità dei prodotti impiegati, la quale mostra da parte sua un calo impressionante, pari a circa il 97% rispetto alla fine degli anni '60.
 

La bieticoltura in Francia

Un altro grafico di facile interpretazione deriva dal lavoro dell'Itb, acronimo di Institut technique de la Betterave, francese. Da questo si evince come anche in bieticoltura vi sia stato un calo notevole degli usi di agrofarmaci, diminuiti del 74% circa rispetto al picco del 1980.

Quasi azzerati i trattamenti contro patogeni e insetti. Se però i primi hanno da sempre richiesto pochi chili di prodotti all'ettaro, per lo meno in Francia, gli insetticidi hanno invece rappresentato una quota significativa dell'ammontare complessivo di agrofarmaci impiegati fra il 1979 e i primi anni '90. Da lì in avanti, il crollo.

Gli erbicidi continuano a rappresentare la voce predominante, così come in passato. Del resto, chi si occupa di bieticoltura sa bene quanto siano complessi i programmi di controllo delle infestanti, pena la perdita di quote significative di produzioni finali, sia quanto a barbabietole, sia quanto a saccarosio estratto. Questa categoria di prodotti è calata da par suo del 67% circa a confronto con il picco mostrato nel 1980.

Andamenti degli impieghi di agrofarmaci nella bieticoltura francese (Fonte Itb)
Andamenti degli impieghi di agrofarmaci nella bieticoltura francese
(Fonte: © Itb)

 


Conclusioni

Anche analizzando questi dati è possibile comprendere come il comparto agricolo si sia adoperato come meglio ha potuto per ridurre gli impieghi e modificare i profili tossicologici e ambientali dei prodotti utilizzati. Questo per lo meno nei Paesi occidentali più tecnologicamente evoluti.

Dato però che è proprio in questi ultimi che si sono sviluppate le maggiori pressioni chemofobiche anti-agricole, è quanto mai opportuno fornire informazioni atte a comprendere quanto tali pressioni siano state e continuino a essere demagogiche e pericolose.

Demagogiche in quanto strumentali e faziose. Pericolose perché a chiedere di calare ancora negli usi si apre il rischio di non riuscire più a soddisfare la domanda interna europea di materie prime, già oggi in sofferenza. E fare lievitare le importazioni solo per illudersi di essere più ecologici in casa nostra non pare un'idea né auspicabile né tantomeno onesta.
Ringraziamenti:
Per i suggerimenti dei grafici si ringraziano Alberto Guidorzi, esperto del settore agricolo in generale e del sementiero in particolare, nonché Dario Frisio, Ordinario presso il Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell'Università degli Studi di Milano.