I diserbi: quelli fatti male

La natura non perdona gli errori degli agricoltori, sia nella scelta delle rotazioni, sia in quella dei prodotti. E un cattivo uso delle macchine non aiuta

Donatello Sandroni di Donatello Sandroni

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Diserbi: pratica indispensabile, ma che almeno la si adotti correttamente (Foto di archivio)
Fonte foto: © Federico Rostagno - Fotolia

Tre sono le regole fondamentali da seguire per effettuare un buon diserbo:
  • usare i prodotti più efficaci;
  • assicurare la massima efficienza della macchina in campo;
  • adottare le più opportune pratiche di rotazione, sia delle colture, sia degli strumenti di lotta, includendo anche le lavorazioni meccaniche.
Fatto salvo che la monocoltura è sempre una forzatura, va pur compreso come alcune colture debbano occupare i campi più di altre in funzione dell'areale in cui ci si trova. Il mais la fa da padrone nelle zone ad alta vocazione zootecnica, potendo contare per lo più su soia, orzo ed erba medica per alternare la botanica agraria. Chi produce riso non è molto felice quando deve seminare altro, come per esempio il granturco. Anche al cerealicoltore marchigiano resta ben poco oltre al girasole come coltura da rotazione dopo che la barbabietola è sparita dagli orizzonti.

Quindi bene partire da un punto fermo: con le rotazioni si fa quello che si può, dovendo lottare magari con le fantasie di certi gestori del paesaggio che ricordano a tratti l'architetto Fuffas, personaggio con cui il comico Maurizio Crozza sfotte le cosiddette archistar. Quello, per dire, che compone uno scarabocchio su un foglio e poi chiede "Si capisce che è una sedia?".

E in effetti, pensare che gli agricoltori debbano seminare o coltivare ciò che dicono loro dei paesaggisti inquieta non poco chi abbia a che fare con la produzione di cibo, pensando magari che qualcuno se ne esca un giorno chiedendo "Si capisce che è un campo di girasoli?". Un'eventualità che purtroppo si sta invece facendo largo negli scenari futuri, almeno guardando alle proposte avanzate dal cosiddetto Green Deal.
 

L'agricoltura e i diserbi

Conclusa la doverosa premessa generale, passiamo direttamente alla terra: finché sarà possibile utilizzarli, i diserbanti, sarà quindi utile farlo bene. Ogni coltura lascia per esempio un'eredità di infestanti che dovranno essere combattute quando in campo vi sarà una coltura diversa. Oppure la medesima, ripetuta magari per più anni. Se non si tiene conto di ciò, non ci si presenta preparati l'anno successivo.

Dando per scontato che tale prima condizione sia da tutti rispettata, restano ancora molti punti in sospeso. Il parco macchine, per esempio, è ammodernato, oppure si procede ancora con le vecchie botti da diserbo di quando si usava ancora l'atrazina? Pompe, circuiti, ugelli, sono tutti efficienti? Li avete tarati? Perché altrimenti potrebbe accadervi qualcosa di simile alla foto seguente, con aree del campo dove evidentemente di diserbanti non ne è arrivata nemmeno una goccia

Diserbo pre-emergenza con aree non trattate
Esempio di diserbo in cui si può supporre un pessimo uso dei macchinari
(Fonte foto: © Donatello Sandroni) 

La scelta delle molecole è poi vitale per una buona riuscita della lotta alle malerbe. Inutile infatti rotare le colture se poi non si alternano i modi d'azione. Per esempio, esiste una solfonilurea, o comunque un Als inibitore, per ogni coltura fra le maggiori. Meglio quindi ricordarsi che seminare mais dopo grano permette per esempio di utilizzare pre-emergenza a base di s-metolachlor, terbutilazina, dimetenamid-p, flufenacet o isoxaflutolo, solo per citarne alcuni. Mentre nei post sarebbe bene non far mancare delle sostanze attive come mesotrione e similari, né vecchi gladiatori come dicamba. In tal modo anche le dicotiledoni possono avere la giusta paga e magari l'anno dopo, su una coltura diversa, non potrebbero combinare i guai di cui alla fotografia seguente. O per lo meno, ne causerebbero meno.

Diserbo inefficace su alcune dicotiledoni
Infestazione di foglie larghe: forse non è solo mancato il diserbo dell'anno, ma anche una visione di lungo periodo negli anni precedenti
(Fonte foto: © Donatello Sandroni) 

Nei cereali si sono affermati i prodotti cosiddetti "One pass", ovvero quelli che basta passare una volta e il lavoro è fatto. Bene però scegliere le soluzioni giuste per i propri terreni, oppure ci si ritrova con i campi infestati da una malerba prevalente, evidentemente sfuggita al diserbo prescelto.

GRano con forte infestazione di avena
(Fonte foto: © Donatello Sandroni) 

Sopra: grano infestato pesantemente da avena. Sotto, un campo limitrofo al precedente, ma diserbato correttamente anche contro questa infestante

Campo di grano diserbato efficacemente
(Fonte foto: © Donatello Sandroni) 

Non sono però mica solo le foglie strette a farla da padrone fra i cereali. Anche qualche foglia larga pare prendersi terreno se non la si stronca adeguatamente.

Papavero sfuggito completamente al diserbo
(Fonte foto: © Donatello Sandroni) 

Sopra: esempio di diserbo completamente sbagliato su papavero. Sotto: le malerbe è meglio che stiano solo al limitar dei campi

Infestanti a bordo campo
(Fonte foto: © Donatello Sandroni) 

Mais e soia sono altre colture di ampia diffusione in Italia, ma anche su di esse non sempre il controllo delle infestanti è perfetto. Né le lavorazioni meccaniche, per quanto auspicabili in un'ottica di lotta integrata, assicurano sempre un risultato perfetto.
 
Primi effetti di un diserbo di post-emergenza nel mais
(Fonte foto: © Donatello Sandroni) 
 
Sopra: un campo di mais in cui si notano i primi sintomi del trattamento di post-emergenza. Sotto: controllo parziale delle infestanti con lavorazione meccanica. Evidenti le malerbe ancora presenti lungo le file 

Mais sarchiato con infestanti lungo la fila
(Fonte foto: © Donatello Sandroni) 
 
Anche le minime lavorazioni possono essere adottate, basta essere consapevoli che il controllo delle infestanti resta in vetta alle attenzioni di tecnici e agricoltori.
 
Mais con minime lavorazioni diserbato perfettamente
Massima pulizia del terreno su mais seminato seguendo tecniche di minima lavorazione senza rivoltamento del terreno superficiale
(Fonte foto: © Donatello Sandroni) 

Chi coltiva soia può da parte sua ricorrere a diserbi di pre-emergenza a base di pendimetalin, metobromuron, clomazone o bentazone, e magari intervenire in post-emergenza alternando gli Als inibitori con preparati a base di bifenox, impiegabili in pre o in post-precoce magari in miscela con metribuzin. In tal caso non si assisterebbe a floride esplosioni di malerbe nell'anno in corso e magari anche l'anno successivo la nuova coltura in rotazione potrà ringraziare il contenimento della popolazione.
 
Diserbi ampiamente insufficienti e malerbe ormai di difficile controllo
Ovunque sia possibile è bene sfruttare le rotazioni colturali per dare respiro alle molecole più utilizzate, come per esempio gli Als inibitori
(Fonte foto: © Donatello Sandroni) 

Quando poi si sconfini nelle colture alte, come l'olivo, l'approccio cambia drasticamente. C'è chi predilige l'inerbimento totale, da gestire solo con gli sfalci, e chi invece passa e ripassa le frese per avere un terreno del tutto pulito. In tal caso senza utilizzo si diserbanti. Fra i due estremi, ovviamente, ci sono diverse vie di mezzo.
 
Olivo inerbito completamente
(Fonte foto: © Donatello Sandroni) 
 
Sopra: oliveto inerbito. Sotto esempio di lavorazione meccanica a tutto campo

Oliveto completamente lavorato
(Fonte foto: © Donatello Sandroni) 

Analogamente, anche in viticoltura si diserba, chimicamente o meccanicamente, meglio se solo la porzione di terreno sotto le chiome.
 
Vigneto lavorato solo lungo i sottofila
Ottimo esempio di vigneto lavorato solo lungo i sottofila
(Fonte foto: © Donatello Sandroni) 

Oppure si sceglie una delle due soluzioni viste sopra per l'olivo. Magari, la lavorazione meccanica di tutto il terreno anche no, specialmente se in aree collinari.
 
Vigneto completamente inerbito
(Fonte foto: © Donatello Sandroni) 
 
Sopra: vigneto inerbito. Sotto: vigneto lavorato anche in mezzo alle file. Ottimo invito a vento e pioggia per aumentare l'erosione dei suoli

Vigneto lavorato completamente con le attrezzature meccaniche
(Fonte foto: © Donatello Sandroni) 
  

Un occhio anche all'ambiente

L'efficacia è ovviamente al primo posto, perché se non si ottiene questa vi è da chiedersi perché si è speso dei soldi e del tempo per diserbare. Oltre ad essa, però, esistono anche aspetti di tipo ambientale da non trascurare.

Per esempio, la deriva del trattamento deve essere il più possibile scongiurata adottando le più idonee contromisure possibili. In primis, non diserbare quando c'è vento o, per lo meno, attendere che ve ne sia il meno possibile. Anche a costo di diserbare in orari in cui i cittadini dormono, stanno cenando o devono ancora fare colazione. Loro non ve ne saranno mai grati, probabilmente, ma l'ambiente sì. E l'ambiente è anche vostro, quindi abbiatene cura.

Basti ricordare che se il vento soffia anche a soli cinque chilometri orari le goccioline possono cadere lateralmente al suolo entro il mezzo metro con diametri di 500 µm, intorno ai due metri con diametri di 100 µm e arrivare perfino sopra i cento metri con diametri di 10 µm. Quindi, l'uso di maniche a vento e degli ugelli più ottimali gioca anch'esso un ruolo importante nella preservazione dell'ambiente e, magari, anche delle colture del vicino. Perché nemmeno sostener cause di risarcimento danni appare funzionale alla sostenibilità economica dell'azienda agricola...

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: cerealicoltura viticoltura olivicoltura ambiente diserbo erbicidi

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