Agrofarmaci, dose e volume d'acqua vanno a braccetto

Le etichette degli agrofarmaci spesso forniscono degli intervalli di utilizzo per dosi e volumi di bagnatura. Come si sceglie correttamente la quantità di prodotto da distribuire e il giusto volume di acqua? Ecco qualche consiglio

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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La corretta dose di prodotto e il giusto volume di acqua assicurano trattamenti efficaci (Foto di archivio)
Fonte foto: IStockPhoto

Prosegue su AgroNotizie la rubrica dedicata a migliorare la conoscenza delle pratiche di uso sicuro e sostenibile degli agrofarmaci, obiettivo dell'iniziativa Bayer AgriCampus.
 
Per un uso consapevole degli agrofarmaci

Gli agrofarmaci sono alleati insostituibili dell'agricoltore, ma come abbiamo ricordato più volte in questa rubrica devono essere adoperati con consapevolezza e secondo le prescrizioni riportate in etichetta. Eppure quando si parla di dosi da impiegare e volumi di acqua spesso l'etichetta lascia all'agricoltore la decisione di quali quantità adoperare, pur all'interno di una forbice più o meno ampia.

Capita allora che chi vuole risparmiare utilizza sempre la dose minima raccomandata, chi invece vuole andare sul sicuro impiega sempre la dose massima. E nella quantità di acqua da irrorare c'è chi adopera in ogni circostanza un volume standard e chi invece improvvisa, con il rischio di rimanere a secco o arrivare a fine campo con ancora miscela in botte.
 

Dosi e volumi corretti per un trattamento perfetto

Ma perché sono così importanti dosi e volumi? La dose è la quantità di prodotto necessaria per ottenere un trattamento efficace. In linea generale maggiore è la pressione del parassita o dell'infestante, maggiori devono essere le dosi (entro i limiti di etichetta). Ma questo vale anche per la dimensione della coltura o dell'infestante: maggiore è la superficie fogliare da trattare maggiore dovrà essere la dose.

Nel caso in cui l'etichetta riporti una dose minima e massima senza ulteriori indicazioni bisogna dunque decidere quale dose applicare. Un concetto che si può comprendere facilmente facendo un paragone con la crema solare. In caso di esposizione al sole durante le ore centrali in una giornata estiva occorrerà usare un fattore di protezione alto (la 'dose') che invece è inutile al mattino o al crepuscolo. Inoltre la quantità di crema (il 'volume') dovrà essere adeguato alle dimensioni del soggetto, ad esempio un adulto o un bambino.

Va da sé che se la dose è troppo bassa l'agrofarmaco non riesce a controllare l'avversità e si rischia addirittura col tempo l'insorgenza di resistenze. Se invece è troppo elevata ci potrebbero essere problemi di fitotossicità o di residui in eccesso rispetto al consentito sui prodotti raccolti.

Ma il volume di acqua è altrettanto importante. Se è insufficiente a irrorare tutto il campo significa che la quantità di agrofarmaco distribuita sulla coltura trattata sarà maggiore di quella desiderata, mentre sarà assente sulla parte non trattata. Viceversa nel caso rimanga della miscela in botte a fine lavoro significa che la quantità di agrofarmaco sulla coltura sarà più bassa di quella desiderata e potenzialmente non sufficiente ad essere efficace.
 

Come calcolare la dose

"Possiamo dire che la dose corretta è quella che ci permette di ottenere il risultato desiderato senza sprechi di prodotto”, spiega ad AgroNotizie Alberto Boebel, crop segment manager frutta, Bayer market development Emea. "Spesso in etichetta vengono fornite indicazioni precise riguardo la dose da impiegare, se così non fosse occorre valutare di volta in volta le condizioni di campo, sempre rispettando i dosaggi minimi e massimi indicati".

Quindi nel caso in cui l'etichetta indichi una dose minima ed una massima senza ulteriori specificazioni di impiego per definire la quantità da utilizzare, si deve tenere conto di questi fattori:
  • Pressione del patogeno. Maggiore è la presenza di un insetto, di una infestante o di un microrganismo, maggiore dovrà essere la dose impiegata. Bisogna considerare anche le condizioni ambientali che possono essere favorevoli o sfavorevoli allo sviluppo dell'avversità.
  • Stadio di sviluppo dell'avversità. In generale insetti e malerbe ai primi stadi di sviluppo richiedono dosi minori di agrofarmaco. E viceversa.
  • Stadio di sviluppo della coltura. Generalmente i primi stadi di sviluppo di una coltura richiedono dosi di agrofarmaco ridotte rispetto all'applicazione a completo sviluppo vegetativo.
  • Condizioni ambientali. Certi parametri ambientali, come il pH dell'acqua, la tessitura del suolo, la temperatura, l'umidità relativa, etc... possono influenzare l'efficacia del prodotto e dunque la dose di applicazione.
 

Come calcolare il volume di bagnatura

Le etichette generalmente forniscono indicazioni sulla dose in riferimento a volumi d'acqua "normali". Spesso vengono infatti indicati volumi di riferimento per le differenti colture; ad esempio vite (mille litri/ettaro), frutticole (1.500 litri/ettaro), orticole in pieno campo (750 litri/ettaro), cereali (300 litri/ettaro).

Nella maggior parte dei casi, tuttavia, vengono fornite anche per il volume d'acqua delle forchette di impiego e sta all'agricoltore calcolare, utilizzando la formula che riportiamo di seguito, il corretto volume di irrorazione.

La formula

Facciamo due esempi.

Diserbo in pre-emergenza di un campo di mais con un prodotto dosato a 1 litro/ettaro. Il trattamento viene eseguito con una barra da 14 metri dotata di 28 ugelli ognuno dei quali ha una portata di 0,8 litri/minuto alla pressione di 3 bar. Il trattore avanza ad una velocità pari a 6 chilometri/orari. Inserendo i dati nella formula sopra riportata risulta dunque che il volume corretto per questo trattamento è: (0,8x28x600)/(6x14) = 160 litri/ettaro.

Trattamento fungicida di un vigneto con un prodotto dosato a 2,5 litri/ettaro. Il trattamento viene eseguito con atomizzatore a torretta dotato di otto ugelli per lato con una portata ad ugello di 1,1 litri al minuto ad una pressione di 10 bar. Avanzamento dell'irroratrice a 4 chilometri/orari. Dal calcolo risulta che il volume corretto per questo trattamento è: (1,10x16x600)/(4x2,5) = 1.056 litri/ettaro.

Bisogna ricordare poi che le irroratrici ed i loro componenti più importanti, quali gli ugelli, hanno migliorato negli anni la loro efficienza consentendo una ottimale applicazione degli agrofarmaci anche con volumi ridotti rispetto a quelli normali. E' comunque sempre necessario rispettare il dosaggio di etichetta espresso in litri-chilogrammi/ettaro.

In questo caso occorrerà quindi aumentare la concentrazione della soluzione dell'agrofarmaco in modo proporzionale alla riduzione del volume d'acqua. Ad esempio un fungicida per il controllo della peronospora della vite con una dose di 1 chilogrammo/ettaro applicato con 500 litri di acqua verrà impiegato preparando una soluzione allo 0,2%, ossia 200 grammi/100 litri di acqua, rispetto alla concentrazione dello 0,1% quando irrorato con un volume normale di mille litri/ettaro.
 

Colture orticole e frutticole

"Nel caso di colture industriali, orticole di pieno campo o cereali i volumi d'acqua utilizzati in genere non variano in modo importante rispetto allo sviluppo della vegetazione", sottolinea Boebel. "Mentre nel caso di colture che si sviluppano in altezza, come la vite o il pomodoro in serra, o che incrementano in modo importante il volume e la densità della chioma, come nel caso delle pomacee, bisogna invece adeguare i volumi di bagnatura alla dimensione del bersaglio".

Ad esempio ad aprile-maggio sulle viti ci sono solo i germogli e le prime foglie, mentre a luglio la chioma è completamente sviluppata. Bisognerà dunque chiudere o aprire gli ugelli a seconda dello sviluppo della vegetazione. Pareti fogliari alte e dense richiedono volumi più elevati di acqua, che saranno distribuiti ad esempio riducendo la velocità di avanzamento, aumentando la portata degli ugelli o cambiandoli. Ovviamente, nel caso di irroratrici idro-pneumatiche si dovrà anche intervenire sul volume e sulla velocità dell'aria.

In generale il volume d'acqua da impiegare è influenzato da:
  • Lo stadio fenologico della coltura, come abbiamo visto nel caso della vite.
  • La tipologia di attrezzatura. Ad esempio le irroratrici a recupero usano volumi ridotti, così come le attrezzature a basso o ultra-basso volume.
  • Le lavorazioni agronomiche, come ad esempio la cimatura o la sfogliatura.
  • Il sesto di impianto, più denso è più dovrò usare volumi elevati.
  • La forma di allevamento. Una vite a tendone richiede più acqua rispetto ad un guyot.
  • Il target. Se il mio target è difficile da raggiungere (ad esempio un afide all'interno di una foglia a sigaro) dovrò usare volumi più elevati.


Possibili sviluppi futuri: l'Area di parete fogliare

Alcuni paesi del Centro e Nord Europa adotteranno per le colture arboree ed orticole che si sviluppano in altezza una nuova espressione della dose che, invece di utilizzare l'ettaro come unità di misura o la concentrazione, si baserà sulla misurazione dell'Area di parete fogliare (in inglese Lwa - Leaf wall area) da trattare.

E' questa una espressione della dose che tiene appunto conto del sesto d'impianto, del sistema di allevamento e, cosa importante, del modificarsi dell'altezza della parete da trattare nel corso della stagione. In questo caso la dose non è più espressa ad ettaro, ma in litri-chilogrammi/10mila m2 di Lwa.
 

Facciamo un esempio. Se ho un vigneto con piante alte 2,5 metri ed interfila di 3,5 metri la mia Lwa sarà di: 2x2,5x(10mila/3,5) = 14.285. Se un prodotto fosse autorizzato alla dose di 1 litro/10mila m2 Lwa nel nostro vigneto ne dovremmo usare 1,428 litri.
 

Dosi e volumi, variabili da non prendere sotto gamba

L'efficacia di un prodotto è determinata tanto dalle qualità intrinseche dell'agrofarmaco quanto dalla correttezza dell'applicazione. Per questo è l'agricoltore il primo a dire #iocitengo, l'hashtag scelto da Bayer per l'iniziativa AgriCampus.

Una distribuzione uniforme, eseguita con le corrette dosi e i giusti volumi di acqua, nonché con attrezzature funzionanti e ben tarate, permette di difendere le colture al meglio. E in definitiva di avere a fine stagione produzioni abbondanti e di qualità.

Non solo, dosi e volumi adeguati consentono anche di evitare inutili dispersioni in ambiente e sollevano l'agricoltore dall'onere di smaltire la miscela fitoiatrica rimasta in botte. Inoltre permettono un deposito omogeneo dell'agrofarmaco sulla coltura e quindi un'assenza o un livello di residui uniformi e inferiori all'Lmr sulla derrata al momento della raccolta.
 
Bayer AgriCampus è un'iniziativa lanciata da Bayer Crop Science Italia con l'obiettivo di promuovere l'uso consapevole degli agrofarmaci.
Image Line è partner e su AgroNotizie ha creato una rubrica per ospitare i contenuti provenienti da Bayer e dai partner di AgriCampus.
Consigli tecnici che se seguiti si traducono in vantaggi sia per l'agricoltore che per l'ambiente e i consumatori. Perché per tutti gli attori della filiera vale l'hashtag #iocitengo

Appuntamento a luglio per la nuova puntata di Bayer AgriCampus dedicata alla deriva e al ruscellamento.