Tignola rigata, il nemico subdolo della vite

Cryptoblabes gnidiella è un lepidottero che si insedia all'interno dei grappoli e causa seri danni alle produzioni, senza lasciare alcun indizio della sua presenza. In passato poco presente, oggi si sta espandendo nei vigneti

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Un larva di tignola rigata su grappolo
Fonte foto: Group Perret

Negli ultimi anni la difesa della vite ha subito profonde mutazioni ed è destinata a cambiare ancora in futuro. Da qualche anno infatti un nuovo fitofago sta impensierendo i viticoltori, specialmente nel Mezzogiorno: Cryptoblabes gnidiella. La tignola rigata è un piccolo lepidottero che ha l'abitudine di depositare le uova sugli acini. Le larve si insediano all'interno del grappolo e rodono le bacche in maturazione provocando danni diretti e indiretti, aprendo la strada a marciumi acidi e funghi.

C. gnidiella è presente in Italia da più di cento anni ma fino ad ora i danni che provocava erano a danno delle piante di agrumi. Il quadro sta però cambiando e a causa dei cambiamenti climatici e delle mutate strategie di difesa in vigneto, la tignola rigata si sta facendo sempre più presente e aggressiva in vigna. Lo scorso anno è stata segnalata nelle Marche e in Toscana, dove però ha avuto ricadute limitate. Mentre in Abruzzo e in Puglia i viticoltori, sia da vino che da tavola, hanno subito danni più pesanti.
 

I danni (senza segni) da tignola rigata

Come detto i danni che la tignola rigata può provocare in vigna sono ingenti ma si differenziano tra uva da vino e da tavola. Nel primo caso i grappoli sono caratterizzati (nella maggior parte dei casi) da una compattezza elevata che permette alle larve che fuoriescono dalle uova di nascondervisi all'interno. Al sicuro nel grappolo le larve si nutrono della melata prodotta da afidi e cocciniglie e, in mancanza di questa, rodono la cuticola degli acini cibandosi del succo che fuoriesce.

Le ferite aprono la strada a infezioni batteriche e fungine che causano la marcescenza del grappolo che tuttavia dall'esterno sembra sano, se non con qualche acino annerito. La larva completa tutti e cinque i suoi stadi all'interno del grappolo, aggregando le parti erose con fili sericei. Dopo essersi incrisalidata, la tignola sfarfalla all'estero per accoppiarsi. Il grappolo, una volta aperto, risulta marcescente, con la presenza di escrementi, fili sericei, muffe e marciumi.

Nel caso di uva da tavola l'evoluzione della situazione è leggermente diversa. La presenza di grappoli spargoli impedisce alla larva di nascondersi completamente, creando quell'ambiente protetto tipico dell'uva compatta. Le larve sono dunque più mobili e si limitano a rodere la cuticola delle bacche e a cibarsi della polpa. Il danno è comunque ingente e nei casi più gravi rende il prodotto invendibile, mentre in quelli meno seri costringe l'operatore ad un'opera di 'pulitura' degli acini danneggiati.
 

La biologia di Cryptoblabes gnidiella

Gli adulti di C. gnidiella sono lunghi circa 1,5 centimetri, hanno forma allungata e colorazione grigio-scura. Di abitudini notturne, questo lepidottero depone le uova da inizio maggio fino alla fine dell'estate. Le uova, di colore giallo, vengono deposte dalle femmine singolarmente o a piccoli gruppi nella parte più interna dei grappoli o sulla vegetazione.

Le larve che fuoriescono si cibano dei tessuti vegetali e attraversano cinque stadi prima di arrivare a maturazione. Gli ultimi tre stati sono caratterizzati dalla comparsa sul corpo di strisce longitudinali di colore scuro (da cui deriva il nome 'tignola rigata').
 
Un esemplare di tignola rigata
Un esemplare di tignola rigata
(Fonte foto: Robert Rozwalka)

La crisalide, inizialmente di colore verde e successivamente arancio, si incrisalida all'interno del grappolo marcescente oppure nel terreno.

Cryptoblabes gnidiella compie in media quattro generazioni all'anno. Le prime due non rappresentano fonte di preoccupazione per i viticoltori in quanto le larve si cibano di essudati e tessuti appassiti. Altre due generazioni si susseguono da luglio ad inizio novembre. In questo caso le larve attaccano gli acini d'uva, dall'invaiatura alla raccolta, provocando seri danni alle produzioni.

La maggiore presenza sugli acini in questa fase è da attribuire alle sostanze volatili (estremamente attrattive) prodotte da altre tignole e da cocciniglie che attaccano gli acini. Le sostanze zuccherine fungono da richiamo per le femmine di C. gnidiella che depongono le uova sui grappoli.
 

La difesa della vite da tignola rigata

"La mancanza di preparazione nell'affrontare questo fitofago da parte degli agricoltori, sommata alla mancanza di prodotti specifici per la difesa, ha lasciato negli anni passati campo libero a questo lepidottero. Difendere le viti da tignola rigata è tuttavia possibile e una corretta strategia di difesa parte prima di tutto da un monitoraggio dei voli", spiega ad AgroNotizie Luigi Tarricone, ricercatore del Crea, Centro ricerca viticoltura ed enologia di Turi (Bari) che sta seguendo da vicino l'evoluzione di questo insetto.

Esistono in commercio trappole a feromone per controllare la presenza di C. gnidiella in campo. Le trappole devono essere posizionate a partire dal mese di maggio e controllate periodicamente per individuare la presenza di adulti maschi. Sono necessari anche sopralluoghi per individuare la presenza di uova sugli acini, che si presentano di colore bianco-giallo, leggermente schiacciate e tendenti al marrone vicino della schiusa.

In caso di infestazione bisogna dunque procedere con prodotti insetticidi registrati, visto che la tecnica della confusione sessuale, estremamente efficace su Lobesia botrana, non è ancora disponibile nei confronti di Cryptoblabes gnidiella. Ad oggi su Fitogest sono registrati tre agrofarmaci, due dei quali a base di chlorantraniliprole (e uno a base di piretro), una sostanza attiva insetticida che agisce primariamente per ingestione e secondariamente per contatto. Da etichetta è previsto un massimo di una applicazione su uva da vino e due su uva da tavola, rispettivamente con trenta e tre giorni di carenza.

Tuttavia, il controllo del fitofago in viticoltura da vino può richiedere in alcune annate un numero di interventi maggiore, per cui sarà necessario disporre nel prossimo futuro di ulteriori principi attivi a ridotto tempo di carenza. La scelta quindi va orientata oggi su quelle sostanze attive specificatamente registrate per tale fitofago o su formulati a ridotta tossicità che riportano una indicazione generica dell'avversità, come tignole o lepidotteri (Bacillus thuringiensis, ecc.).

"Bisogna tuttavia considerare che a causa della persistenza di uova e larve all'interno dei grappoli l'applicazione di insetticidi da contatto è estremamente difficoltosa", spiega Tarricone. "A questo si deve aggiungere che le maggiori infestazioni coincidono con le fasi finali della maturazione e dunque i tempi di carenza possono rappresentare un ostacolo non indifferente".

"Data la difficoltà nell'intercettare questo fitofago sarà dunque necessario registrare nuove sostanze attive, privilegiando quelle molecole ad azione sistemica, che riescano a raggiungere le larve all'interno del grappolo", sottolinea Tarricone. "Diverse aziende stanno inoltre mettendo a punto diffusori di feromoni specie-specifici che dovrebbero in futuro permettere di controllare efficacemente questo lepidottero attraverso la tecnica della confusione sessuale, come oggi viene fatto con Lobesia botrana".

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: agrofarmaci viticoltura difesa cambiamenti climatici

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