Nocciolo e cimice asiatica, ecco la strategia di difesa per il 2020

Halyomorpha halys rappresenta un pericolo sempre più concreto per le produzioni di nocciole. In Piemonte si cerca di fare il punto sulla difesa in vista della prossima stagione

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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La difesa del nocciolo passa anche dalla potatura
Fonte foto: Agronotizie

L'espansione della cimice asiatica rappresenta uno dei crucci principali per gli agricoltori che producono nocciole. Questo insetto proveniente dalla Cina e arrivato nelle zone vocate alla corilicoltura nel 2013, può infatti provocare grossi danni alle produzioni di nocciole.

Come tutti gli insetti con apparato pungente- succhiante anche Halyomorpha halys si nutre della linfa delle piante. Penetrando nei tessuti delle nocciole per nutrirsi può provocare una perdita totale della produzione soprattutto se l'attacco avviene durante la fase di formazione dei frutti. Il danno è più limitato invece nel caso in cui la puntura avvenga in epoca tardiva, quando il frutto è già formato e sta maturando.

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Come ricordato da Fabrizio Bullano, responsabile tecnico di Cia-agricoltori italiani di Alessandria durante un evento a Bistagno (Al), l'unico strumento oggi disponibile per gli agricoltori è la lotta insetticida che tuttavia deve essere messa in campo in maniera strategica per poter controllare questo parassita.
 

Monitoraggio e applicazione di insetticidi

La cimice asiatica compie due generazioni l'anno e una corretta strategia di difesa dovrebbe mirare ad intercettare gli esemplari svernarti. Sono questi infatti che dopo essere usciti dai rifugi invernali ed essersi accoppiati danno vita alla prima generazione, che è quella più sensibile ai trattamenti insetticidi.

I primi trattamenti insetticidi devono dunque avvenire dal momento in cui le cimici abbandonano i loro ripari invernali e arrivano sulla vegetazione dove si accoppiano. Fondamentale il monitoraggio delle popolazioni che viene fatto da una serie di soggetti coordinati dalla Fondazione Agrion e che insieme compongono il Coordinamento corilicolo piemontese che emette bollettini settimanali con indicazioni di carattere agronomico e sulle corrette strategie di difesa (tempi e modi degli interventi).

A causa però della elevata influenza che ha il microclima sul comportamento di Halyomorpha halys è bene che anche il singolo agricoltore si attrezzi per monitorare la presenza dell'insetto nei propri corileti.

Le tecniche da adottare per stabilire il momento di intervento sono fondamentalmente due. La prima è quella di posizionare trappole (ottime quelle della Trecé) a ferormone (della Ag-bio) ai bordi dei campi per attrarre ed intercettare gli insetti. Posto che tuttavia la trappola richiama esemplari anche provenienti dal di fuori del campo è necessario poi procedere al frappage.

Una tecnica che prevede di stendere sotto l'albero un telo di grandi dimensioni e scuotere poi i rami per far cadere gli insetti presenti. Quest'operazione deve essere svolta al mattino presto, quando le temperature relativamente basse impediscono agli esemplari di prendere il volo.

Constatata la presenza della cimice nell'impianto si deve dunque procedere all'applicazione di insetticidi. Come ricordato è importante riuscire ad intercettare la prima generazione svernante, più sensibile alle molecole insetticide, che in Piemonte, a seconda dell'annata, si ha tra fine aprile e metà maggio. La seconda poi inizia a farsi dopo un mese-un mese e mezzo sempre a seconda dell'andamento climatico.

Per il nocciolo le molecole ammesse per il controllo della cimice asiatica non sono molte. I tecnici consigliano di iniziare i trattamenti con prodotti a base di deltametrina, una molecola con tempo di carenza di trenta giorni, che nei primi interventi può essere applicata anche solo nei filari perimetrali del campo, questo per intercettare le cimici che uscite dai loro nascondigli invernali approdano sui primi noccioli.

Si può puoi continuare con etofenprox, una sostanza attiva con quindici giorni di carenza, e poi con lambda-cialotrina, una sostanza che invece di giorni di carenza ne ha solo sette. È bene trattare le piante la mattina presto o la sera tardi, meglio ancora di notte perché le temperature basse rendono la cimice meno mobile e la espongono maggiormente all'agrofarmaco.

Situazione più complessa è quella rappresentata dalle aziende agricole in regime di biologico. In questo caso l'unica sostanza permessa è il piretro che tuttavia è molto più delicato nell'applicazione e ha un'efficacia relativa contro Halyomorpha halys, oltre alla sua scarsa selettività.

Prove condotte in campo in Piemonte hanno dato risultati contrastanti su questo versante. Se infatti in alcune aziende la differenza tra testimone non trattato e parcella trattata con piretro ha dato percentuali di cimiciato molto simili (scarsa o nulla efficacia del piretro), in almeno un'azienda biologica che non fa uso di insetticidi di alcun genere ormai da diversi anni i danni da cimice sono stati molto limitati, in linea con quelli di aziende non biologiche che effettuano anche tre o quattro trattamenti insetticidi.

Bisogna poi ricordare che l'utilizzo dei prodotti insetticidi per il contrasto di Halyomorpha halys porta con sé degli svantaggi. Si è infatti osservato un aumento delle popolazioni di afidi, acari e cocciniglie che si giovano della mancanza di antagonisti naturali. Mentre l'utilizzo prolungato di sostanze attive con il medesimo meccanismo di azione pone il rischio dello sviluppo di resistenze da parte delle popolazioni di cimice asiatica.
 

Non solo insetticidi

L'altro strumento che si è rivelato efficace nel contrasto alla cimice sono le reti anti-insetto. Se in frutticoltura stanno avendo una certa diffusione, in quanto facilmente applicabili ai teli antigrandine già presenti nei frutteti, in corilicoltura risultano invece di più difficile se non impossibile applicazione, data la conformazione degli impianti di nocciolo.

Durante l'incontro organizzato da Cia-agricoltori italiani che si è tenuto a Bistagno si è suggerito inoltre di effettuare potature regolari in modo da sfoltire la chioma e permettere al prodotto fitosanitario di penetrare all'interno della pianta. Si è poi ricordato di utilizzare macchine irroratrici specifiche per la corilicoltura. Servono infatti irroratrici in grado di penetrare nel fogliame e di raggiungere anche la cima delle piante, dove la cimice asiatica predilige stazionare.

Infine un metodo alquanto rudimentale ma efficace è quello di installare nei pressi delle aree dove presumibilmente le cimici andranno a svernare (capannoni, magazzini aziendali…), all'inizio dell'autunno, dei pannelli in legno ricoperti di colla per topi e dotati di feromone. L'obiettivo è quello di intercettare gli esemplari che sono alla ricerca di un rifugio per trascorrere l'inverno.
 

Nuove prospettive di difesa

Posto che ad oggi l'unico strumento di difesa è l'utilizzo di prodotti insetticidi, i ricercatori stanno lavorando a soluzioni innovative. Un esempio è l'introduzione in ambiente di parassitoidi come Trissolcus japonicus (la cosiddetta vespa samurai) e Trissolcus mitsukurii. L'efficacia di questi vespidi nel contenere le popolazioni di Halyomorpha halys nei paesi di origine è comprovata. Ricerche hanno confermato che potrebbero giocare un ruolo determinante anche in Italia, ma prima della loro introduzione in natura (vietata dalla legislazione nazionale ed europea) occorre il via libera da parte del Governo.

Mentre si attende questo benestare si sta già lavorando all'allevamento di questi parassitoidi per poi poterli lanciare in ambiente. Per questo l'Università di Torino (ma anche la Fondazione E. Mach) ha lanciato un appello chiedendo a tutti i cittadini di segnalare la presenza di esemplari di cimice asiatica svernanti in ripari naturali o artificiali. Essendo T. japonicus e T. mitzukurii due insetti che si riproducono deponendo le proprie uova all’interno di quelle di H. halys, per la loro moltiplicazione è di fatto indispensabile avere a disposizione grosse quantità di esemplari maschi e femmine di cimice asiatica da far riprodurre per procedere poi alla parassitizzazione.

A differenza di altri insetti utili che vengono lanciati direttamente in campo, T. japonicus e T. mitsukurii verranno liberati in corridoi ecologici in cui non si fa utilizzo di insetticidi. Da qui poi dovrebbero svolgere la loro azione di parassitizzazione delle cimici, evitando che migrino negli appezzamenti coltivati. Liberare direttamente in campo gli insetti utili non assicurerebbe infatti una difesa sufficiente da evitare il danno economico e risulterebbe inutile nel momento in cui l'agricoltore entrasse in campo per un trattamento insetticida.
 

Batteri amici dell'agricoltore

I ricercatori stanno poi lavorando ad un metodo di controllo ancora più innovativo. Gli studi hanno infatti dimostrato che H. halys vive in simbiosi con alcuni batteri essenziali al corretto metabolismo della cimice. Tali batteri passano dalla madre alla prole attraverso un liquido depositato insieme alle uova di cui si nutrono le neanidi appena nate. La strategia sperimentale prevede l'eliminazione di questi batteri e la conseguente morte dei giovani esemplari di cimice.

Se in laboratorio i test sono stati estremamente interessanti, in pieno campo eliminare il batterio risulta più complesso. Si sono fatte tuttavia delle prove incoraggianti utilizzando dei concimi fogliari a base di rame e zinco che hanno proprietà battericida. I trattamenti hanno effettivamente portato alla morte dei batteri simbionti e ad un controllo della cimice. Si tratta tuttavia di un procedimento ancora in fase sperimentale che prima di poter trovare un'applicazione in campo richiederà numerose prove.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: agrofarmaci innovazione difesa corilicoltura cimice asiatica

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