L'ambiente sta rispondendo autonomamente alla minaccia Halyomorpha halys. Finalmente dal territorio arrivano buone notizie, almeno per quanto riguarda la prospettiva dei prossimi anni.
Mentre si attende una decisione, da parte del ministero dell'Ambiente, sulla possibilità di mettere in campo Trissolcus japonicus (vespa samurai), dopo le necessarie valutazioni di rischio, per contenere la diffusione della cimice asiatica, dal Consorzio fitosanitario di Modena arriva la conferma che nella terribile estate del 2019, antagonisti naturali sia nostrani, sia esotici, hanno già lavorato assieme contrastando H. halys.

Il Crea sta coordinando infatti una rete di monitoraggio nazionale che punta proprio a verificare la diffusione dei parassitoidi esotici nel Centro-Nord Italia e a raccogliere informazioni utili per definire la loro capacità di contenimento della cimice. In particolare sul territorio di Modena e Reggio Emilia (dove nel 2012 è stata per la prima volta individuata la cimice asiatica), i tecnici del fitosanitario raccolgono dati da anni e sono quindi in grado di valutare anche il cambiamento sul territorio rispetto allo scorso anno.

"Nel 2019, nella sola provincia di Modena - ha raccontato ad AgroNotizie Luca Casoli, direttore dei Consorzi fitosanitari di Modena e di Reggio - abbiamo raccolto circa 17mila uova di cimici (quasi tutte di cimice asiatica). Nel 19.6% dei casi le uova sono state parassitizzate, ciò significa che un altro insetto ha deposto dentro all'uovo della cimice, impedendone lo sviluppo. Secondo i dati ancora parziali in nostro possesso a parassitizzare le uova sono stati sia Anastatus bifasciatus (imenottero nostrano) sia da alcune specie di Trissolcus, con una forte prevalenza di Trissolcus mitsukurii (insetto alieno). Ciò che è interessante è che fino al 2018 questo parassitoide non era mai stato ritrovato in Emilia Romagna, quest'anno invece ha parassitizzato circa il 3-4% delle uova raccolte. L'impatto di questo nuovo antagonista della cimice asiatica è probabilmente destinato ad aumentare nel tempo e sarà oggetto di studio nei prossimi anni. Oltre al 'nostro' Anastatus bifasciatus, e nell'attesa di sapere se sarà possibile introdurre anche il Trissolcus japonicus, possiamo dunque contare su di un nuovo alleato: il Trissolcus mitsukurii".
 

Conferme che l'alieno Trissolcus mitsukurii si stia espandendo e stia lavorando autonomamente sul contenimento della cimice asiatica arrivano anche dal Friuli Venezia Giulia dove la cimice è ormai diffusa su tutto il territorio regionale, ad eccezione delle montagne. Ci siamo messi in contatto con la cooperativa Friul Fruct (200 ettari coltivati a mele) e il direttore, Armando Paoli, ha detto: "Rispetto allo scorso anno abbiamo notato una regressione importante della presenza della cimice asiatica e i nostri tecnici di campo, che monitorano con trappole il territorio, ci dicono che è aumentata la parassitizzazione delle ovature. Se l'anno scorso il danno da cimice era in media del 40% quest'anno ci fermiamo al 12%. Non ne abbiamo ancora la certezza, perché gli esperti stanno verificando quale insetto abbia parassitizzato le ovature, ma non è merito di Anastatus, con ogni probabilità si tratta di Trissolcus mitsukurii".

L'espansione e l'operatività di Trissolcus mitsukurii, se confermata da ulteriori dati, potrebbe avere un'influenza sulle decisioni che riguardano il dossier di rischio che deve precedere l'eventuale autorizzazione a lanci sul territorio di insetti alieni con lo scopo di contenere la cimice asiatica. Ricordiamo che, al momento, il Crea di Firenze, come confermato ad AgroNotizie dal direttore Pio Federico Roversi, sta lavorando sul dossier per Trissolcus japonicus, anch'esso già presente sul territorio nazionale.