Veterani fra i cereali

Il 2,4-D ha ormai compiuto 73 anni, ma continua a essere uno strumento utile contro le infestanti dicotiledoni dei cereali a paglia

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Il 2,4-D e il grano: un sodalizio lungo 73 anni
Fonte foto: © RobertoM - Adobe Stock

Invecchia, ma i suoi anni li porta ancora molto bene. È il 2,4-D, ovvero acido 2,4-diclorofenossiacetico, per la chimica organica un acido carbossilico, per le malerbe dicotiledoni un avversario tutt'oggi micidiale.

Sviluppato a partire dagli anni '40, ha rappresentato un pilastro della cerealicoltura durante la Rivoluzione verde di Norman Borlaug, contribuendo a quel triplicamento delle rese di frumento che permise di soddisfare la crescente domanda di cibo senza quasi aumentare la superficie coltivata.

L'erbicida nacque dall'inventiva del chimico Judah Hirsch Quastel, il quale durante la Seconda Guerra mondiale lo sviluppò nella stazione britannica di Rothamsted, una delle più antiche stazioni sperimentali agricole del mondo, essendo nata nel 1843. Solo nel 1946, però, venne commercializzato per la prima volta. Facile ed economico da fabbricare, si rivelò subito strumento efficacissimo nel contenere le infestanti dicotiledoni che affliggevano i campi di grano.

A causa della sua alta efficacia, il 2,4-D venne poi impiegato negli anni '60 e '70 nella guerra del Vietnam, ove gli statunitensi lo irrorarono a tonnellate sulla jungla come "agente orange". In questo defogliante il 2,4-D era in miscela 50-50 con un altro erbicida, oggi non più utilizzato, ovvero il 2,4,5-T, ovvero l'acido 2,4,5-triclorofenossiacetico. Questo portava però con sé discrete quantità di diossine ed è soprattutto a queste che si devono i gravi effetti sulla salute che l'agente orange causò sia sulle popolazioni locali, sia sui marines stessi.

Oggi il 2,4-D è ancora impiegato nella composizione di miscele, con ben altri dosaggi e ben altri criteri di sicurezza, arrotondando il risultato nei diserbi dei cereali. Il suo uso è quindi fra i più tradizionali e storici che vi siano nella storia della fitoiatria moderna.


Come appare e come funziona

Allo stato puro, il 2,4-D appare come polvere cristallina, pressoché inodore, dal colore biancastro o giallo molto chiaro. Oltre alla forma come acido, esso può formare diversi sali ed esteri, contenuti anch'essi in diversi formulati attualmente autorizzati.

Assorbito velocemente dalle foglie viene poi traslocato fino ai meristemi della pianta. Qui esercita un'azione auxino-simile e induce la pianta a crescere in modo disarmonico agendo sulla plasticità delle pareti cellulari, sulla quantità di proteine prodotte ma anche sulla sintesi di etilene. Ciò provoca la divisione delle cellule e la crescita incontrollata della pianta, con conseguenti danni ai tessuti e infine morte. Tale meccanismo di azione fa del 2,4-D un eccellente partner nei diserbi di post-emergenza dei cereali.
 

Il 2,4-D in Italia

L'erbicida è presente sotto due differenti forme, ovvero 2,4-D estere e 2,4-D sale, cui si aggiunse poi una variante strutturale, ovvero il 2,4-DB, l'acido 4-(2,4-diclorofenossi) butirrico, anch'esso commercializzato in forma di sale

Dieci i formulati presenti in banca dati Fitogest che contengono 2,4-D (estere), cinque volte da solo, cinque volte in miscela con differenti partner.

Salgono a 22 i formulati contenenti invece 2,4-D in forma di sale. Otto volte da solo, 14 volte contenuto in miscele fra le più disparate.

Infine, ammontano solo a tre i formulati a base di 2,4-DB, in uno solo dei quali risulta in miscela con mecoprop.

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