Samurai contro la cimice asiatica: il Senato impegna il Governo

La risoluzione approvata chiede al Governo di velocizzare l'immissione in natura della vespa samurai, antagonista naturale dell'Halyomorpha halys, già nella campagna agricola 2019

Ivano Valmori di Ivano Valmori

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Agrofarmaci e altre sostanze chimiche si sono rivelati inefficaci per fronteggiare l'invasione della cimice asiatica
Fonte foto: © miyuki satake - Fotolia

Finalmente l’Aula del Senato ha approvato, ieri 12 giugno 2019, la risoluzione sull’invasione della cimice marmorata asiatica sul territorio italiano: il documento impegna il Governo a dare la massima priorità all’adozione del decreto ministeriale che fissa i criteri per l’immissione della vespa samurai.

La Risoluzione della nona commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare), d’iniziativa del senatore Gianpaolo Vallardi (Lega), era stata presentata il 16 aprile 2019 a conclusione dell’esame dell’affare assegnato sull’invasione della cimice marmorata asiatica (Halyomorpha halys).
Tutte le informazioni acquisite nel corso delle audizioni parlamentari avevano confermato l’elevato livello di pericolosità della cimice per l’agricoltura italiana. Si tratta infatti di un insetto polifago che, pur originario dell’Estremo Oriente, da alcuni anni si è insediato stabilmente in Italia e sta arrecando gravi danni alle coltivazioni di molte regioni, specie nel Nord, diffondendosi rapidamente anche alle regioni del Centro.
Durante le audizioni è stato confermato come il ricorso agli agrofarmaci e ad altre sostanze chimiche si sia rivelato del tutto inefficace per fronteggiare l’invasione di questo insetto, così come l’impiego di insetti antagonisti autoctoni, in particolare imenotteri (vespe).
Viceversa, a seguito di un’ampia attività di sperimentazione in laboratorio, lo strumento più efficace di contrasto è risultato essere quello di contrapporre alla cimice asiatica il suo antagonista naturale, la cosiddetta vespa samurai (Trissolcus japonicus), anch’essa originaria dell’Estremo Oriente.

Purtroppo questa pratica di lotta biologica, già intrapresa con successo in altri paesi, non poteva finora essere fatta in Italia a causa della normativa attuale contenuta nel regolamento di cui al decreto del presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357, che ha recepito in Italia in termini eccessivamente restrittivi la direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche (la cosiddetta "direttiva Habitat").
L’articolo 12 di questo decreto vietava infatti tassativamente l’introduzione in Italia di specie e popolazioni non autoctone, per qualsiasi fine, senza prevedere deroghe finalizzate alla lotta biologica, così privando l’Italia di uno dei più importanti strumenti di contrasto alla diffusione di specie esotiche invasive, che si basa appunto sull’utilizzo di antagonisti naturali.

Il percorso per arrivare alla decisione attuale è partito quattro anni fa, quando nel settembre 2015 il Comitato fitosanitario nazionale aveva espresso, in modo unanime, il proprio parere favorevole per rafforzare il coordinamento delle informazioni tra le regioni interessate a questa emergenza fitopatologica e per dare sostegno e collaborazione ai programmi di studio intrapresi.
Il 22 dicembre 2015 la presidenza del Consiglio dei ministri trasmetteva a tutte le istituzioni interessate la bozza di decreto di “modifica dell’articolo 12 del decreto del presidente della Repubblica 9 settembre 1997, n. 357”, chiedendo di sostituire l’articolo 12 del regolamento con una nuova formulazione che definisce la procedura con la quale le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sentiti gli enti locali interessati e dopo adeguata informazione del pubblico interessato, autorizzano la reintroduzione o il ripopolamento in deroga di specie e di popolazioni non autoctone. 
Nel 16 marzo 2018 il Consiglio dei ministri deliberava l’adozione preliminare del decreto del presidente della Repubblica di modifica dell’articolo 12 del regolamento di cui al decreto del presidente della Repubblica n. 357 del 1997 ed il 10 maggio 2018 la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano esprimeva parere favorevole.
Il 20 settembre 2018 la sezione consultiva per gli atti normativi del Consiglio di Stato esprimeva il previsto parere alla bozza di decreto
Il 21 novembre 2018 presso la commissione Agricoltura e produzione agroalimentare - Ufficio di presidenza ha ospitato l’audizione di rappresentanti del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria (Crea) sull'invasione della cimice marmorata asiatica dove Pio Federico Roversi, direttore del Difesa e Certificazione ha fatto il punto della situazione nazionale e risposto alle richieste dei membri della Commissione stessa.

L'intervento è visibile sul sito della web tv del Senato.

Significativo il passaggio dal minuto 15:50 al 17:29 dove Pio Federico Roversi dimostra, numeri alla mano, la necessità dell’introduzione del parassita della cimice: ipotizzando "solo" dieci cimici, cinque maschi e cinque femmine, in libertà in un ettaro, nell'arco di tre anni svilupperanno 256 miliardi di cimici. A quel punto sarà impossibile il contenimento con altri mezzi.

Tutto questa attività ha portato alla riunione del 4 aprile 2019 quando il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva il decreto del presidente della Repubblica di modifica dell’articolo 12 del citato regolamento di cui al decreto del presidente della Repubblica n. 357 del 1997.

Pertanto ora anche in Italia si può, in presenza di motivate ragioni di interesse pubblico, derogare al divieto di introduzione di specie o popolazioni non autoctone, sulla base sia di studi che evidenzino l’assenza di effetti negativi sull’ambiente, sia di appositi criteri e fatti salvi sempre i necessari controlli, consentendo finalmente, per la cimice asiatica e per tutte le situazioni analoghe, azioni di lotta biologica.

Ma il nuovo articolo 12, come recentemente modificato, prevede una procedura particolarmente articolata e complessa per l’avvio concreto degli interventi di lotta biologica, dovendosi prima adottare, entro sei mesi dall’entrata in vigore del regolamento di modifica, un decreto del ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, che fissi i criteri per l’immissione in natura delle specie e popolazioni non autoctone.
Sulla base dei suddetti criteri, a fronte di una specifica richiesta delle regioni, delle province autonome di Trento e di Bolzano o degli enti di gestione delle aree protette nazionali, il ministero potrà poi autorizzare l’immissione, previa valutazione di uno specifico studio che escluda qualsiasi rischio per la conservazione delle specie e degli habitat naturali.
Questa procedura, che mira a prevenire qualsiasi eventuale effetto negativo derivante dall’immissione degli organismi non autoctoni, rischia di allungare eccessivamente i tempi per l’avvio concreto delle sperimentazioni in campo della vespa samurai, che quindi non potrebbe svolgere la sua azione di contrasto alla cimice asiatica nella stagione agricola in corso, con grave danno per le coltivazioni interessate da questo flagello.

La risoluzione approvata ieri dall’Aula impegna il Governo a dare la massima priorità all’adozione del decreto ministeriale previsto dal nuovo articolo 12 del regolamento di cui al decreto del presidente della Repubblica n. 357 del 1997, volto a fissare i criteri per l’immissione di specie e di popolazioni non autoctone nel territorio italiano e ad accelerare quanto più possibile le altre fasi dell’iter autorizzatorio, anche in considerazione dell’ampia sperimentazione già condotta sulla vespa samurai, in modo da consentire l’azione in campo contro la cimice asiatica già durante la campagna agricola 2019.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: difesa cimice asiatica

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