I nematocidi scarseggiano? Un biostimolante e un po’ di modelli matematici ci salveranno

Fitoiatria futuribile: pubblicata una ricerca sul contenimento dei nematodi dei cereali tramite la tecnica dell'RNAi (RNA interference) nella pianta.

nematodi-microscopio-by-jarun011-fotolia-750.jpeg

Pubblicata una ricerca su prodotti di origine naturale in grado di indurre la resistenza ai nematodi
Fonte foto: © Jarun011 - Fotolia

Anche se la procedura di approvazione UE dell’1-3 dicloropropene è ancora in corso e probabilmente presto non ci sarà più bisogno di autorizzazioni in deroga per emergenza fitosanitaria, da sempre nel mirino della Ue, sono numerosi i filoni di ricerca verso soluzioni di origine naturale e/o microbiologica in grado di assicurare un’efficacia comparabile a quella garantita dal chimico.

Tra i contributi recenti ci ha particolarmente incuriosito un lavoro sul contenimento del nematode dei cereali (Heterodera avenae) mediante somministrazione di biostimolanti derivati dal metabolismo di attinobatteri del suolo appartenenti al genere Streptomyces che, oltre a favorire lo crescita e lo sviluppo delle piante di grano trattate, sembrano in grado di indurne la resistenza al nematode mediante RNAi (RNA interference) nella pianta.

La RNA interference avviene quando frammenti di RNA (siRNA – small interference RNA e miRNA – micro RNA) vengono a contatto col mRNA (RNA messaggero) del nematode, silenziandone alcuni geni responsabili della sintesi di proteine essenziali per il parassita che di conseguenza viene limitato e reso inoffensivo. Il team multidisciplinare ha studiato le modalità con cui il biostimolante viene assorbito dalla pianta, induce la produzione di pezzi di RNA adatti a interferire con la traduzione delle informazioni contenute nell’RNA messaggero del nematode e come questi siRNA e miRNA riescono a interagire con il materiale genetico del fitoparassita.

Al di là dell’importanza agronomica del fitoparassita oggetto della ricerca, che potrebbe sicuramente essere estesa anche ad altri nematodi di maggiore interesse economico, quali quelli delle orticole, sono particolarmente interessanti i livelli di contenimento vantati dai ricercatori, che si aggirano sul 73-83% rispetto al testimone non trattato. Altra particolarità emersa dalla ricerca è che l’efficacia di contenimento del nematode non è tanto influenzata dalla quantità di siRNA che la pianta è indotta a produrre, ma dalla sua affinità all’RNA messaggero del fitoparassita. E’ sicuramente presto per affermare che una nuova generazione di nematocidi sta per nascere, ma se sono rose...

Approfondimenti per studiosi, addetti ai lavori o semplicemente curiosi

Ti è piaciuto questo articolo?

Registrati gratis

alla newsletter di AgroNotizie
e ricevine altri

Unisciti ad altre 186.986 persone iscritte!

Leggi gratuitamente AgroNotizie grazie ai Partner