Cimice asiatica, reti protettive e predatori naturali per fermarla

Presentati i risultati del progetto triennale finanziato dalla Regione Emilia-Romagna e coordinato dal Crpv, che ha coinvolton il coinvolgimento di strutture di ricerca e d realtà produttive cooperative

cimice-asiatica-pere-fonte-crpv-2019.jpg

E' stato denominato 'Halys' il progetto triennale (2016/2018) sviluppato dal Goi

Nuovi approcci di difesa nella lotta alla cimice asiatica (Halyomorpha halys) sono stati presentati nell'ambito del progetto triennale avviato nel 2016 denominato "Halys" da tecnici, ricercatori e imprese agricole, associati in un Gruppo operativo per l'innovazione, Goi, promosso dal Centro ricerche produzioni vegetali, Crpv, e finanziato dalla Regione Emilia-Romagna nell'ambito del Piano di sviluppo rurale 2014-2020.

E' stato costituito un team di esperti di alto livello tecnico-scientifico, che coinvolge l'Università di Modena e Reggio, con la professoressa Lara Maistrello, e Astra, che hanno operato in stretto collegamento con le attività del Consorzio fitosanitario di Modena e del Servizio fitosanitario regionale, rappresentato da Stefano Boncompagni della direzione. Si tratta di un pool creato per fornire strumenti efficaci e affidabili a tecnici e agricoltori così da affrontare il monitoraggio in campo della cimice asiatica e applicare strategie di difesa sostenibili, che tengano conto dell'etologia e ecologia di questo insetto esotico limitando l'impiego di prodotti chimici.

"Il progetto - spiega la coordinatrice, Maria Grazia Tommasini, del Crpv - ha permesso innanzitutto di conoscere con esattezza la biologia e l'ecologia dell'insetto e il suo adattamento al nostro territorio, evidenziando che il picco delle presenze in uscita dallo svernamento degli adulti si verifica tra aprile e metà maggio e si registrano due generazioni complete, sovrapposte. A metà maggio inizia l'ovideposizione per la generazione svernante con un potenziale riproduttivo fino a 285 uova/femmina, mentre per la generazione estiva l'ovideposizione comincia a metà luglio con un potenziale riproduttivo fino a 215 uova".
 

Difesa: reti multifunzionali, predatori naturali, trappole, insetticidi

"E' stata dimostrata l'utilità di tecniche di prevenzione fisica come l'impiego delle reti multifunzionali, che attualmente rappresentano uno degli strumenti più performanti per proteggere le produzioni frutticole dalla cimice asiatica laddove applicate correttamente, vale a dire con copertura tempestiva dopo la fioritura. Il progetto – rileva la ricercatrice del Crpv – ha inoltre mostrato il contributo offerto da alcuni predatori naturali presenti nei nostri ambienti (appartenenti alle famiglie Reduvidae, Nabidae, Tettigonidae), in grado di combattere efficacemente soprattutto gli stadi giovanili della cimice asiatica. A questo proposito, appare quindi determinante preservare l'integrità e la funzionalità degli agroecosistemi per far fronte alla diffusione di specie invasive".

"Nel triennio – aggiunge Tommasini – sono state valutate anche alcune trappole a feromoni, che hanno evidenziato una buona capacità di attrazione nei confronti di tutti gli stadi di sviluppo mobili della cimice asiatica. Questi dispositivi hanno mostrato una forte variabilità nella cattura, imputabile a diversi fattori esterni, quali l'attrattività e la vigoria delle piante circostanti e il portamento della pianta su cui sono installati. L'impiego delle trappole è comunque utile per rilevare i picchi di presenza dell'insetto nei pressi del campo e il momento in cui fanno la loro comparsa le forme giovanili".

La ricerca ha anche provveduto a saggiare diversi formulati insetticidi per valutarne l'attività contro uova, forme giovanili e adulte di Halyomorpha halys. "I prodotti più attivi – continua Tommasini – sono risultati quelli appartenenti alle classi degli organofosfati, piretroidi e neonicotinoidi; l'efficacia è basata principalmente sull'attività di contatto (effetto abbattente). Tra i prodotti testati ad oggi non è stata osservata una marcata azione ovicida, mentre più soddisfacenti sono le performance nei confronti degli stadi giovanili, anche per i prodotti biologici. Gli adulti risultano meno sensibili agli interventi insetticidi e mostrano una parziale capacità di recupero inseguito all'applicazione. Tra l'altro – conclude la coordinatrice – lo studio ha poi comprovato che la presenza di cimici nelle uve non determina danni significativi sulla produzione e non influenza le qualità chimico-fisiche ed organolettiche dei vini Lambruschi e Sangiovese, ma anche Merlot e Lugana".
 

La ricerca non si ferma

"Occorre – ricorda Raffaele Drei, presidente del Crpv – potenziare gli strumenti di supporto alla produzione, come l'azione di coordinamento dei tecnici di assistenza alle coltivazioni, con ulteriori mezzi per rispondere alle domande ancora aperte sulla cimice asiatica e su altri fronti".
La "guerra" contro la cimice asiatica è tutt'altro che vinta e a tale proposito in Cina è stato raggiunto un equilibrio attraverso la diffusione massiva di un antagonista naturale, la "vespa samurai". Attualmente, la sua importazione in Europa è vietata per motivi di carattere burocratico/precauzionale ma quest'anno la sua presenza è stata segnalata accidentalmente, per cui è opportuno chiedersi se non si possano prendere in considerazione per il futuro adeguamenti alla normativa vigente.

"Le strategie e i protocolli messi a punto in questo progetto triennale vanno nella giusta direzione, così come confermato da uno dei massimi esperti della materia, Tim Haye presente all'incontro Crpv, da qui l'impegno della struttura che presiedo – conclude Drei – di proseguire nello sviluppo di un nuovo progetto, perché la ricerca non si deve fermare".

Ti è piaciuto questo articolo?

Registrati gratis

alla newsletter di AgroNotizie
e ricevine altri

Unisciti ad altre 185.464 persone iscritte!

Leggi gratuitamente AgroNotizie grazie ai Partner