La rogna dell'olivo è una infezione di origine batterica, causata dal batterio Pseudomonas savastanoi, diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo. È una malattia che le piante contraggono attraverso ferite causate ad esempio da potature, grandine, gelate, vento o dalla pratica della abbacchiatura.

I batteri che penetrano nelle lesioni, dopo un periodo di incubazione di trenta, novanta giorni, proliferano causando deformità tumorali a carico degli organi colpiti e da lì si spostano nella pianta attraverso i tessuti vascolari. La rogna dell'olivo porta ad un indebolimento della pianta che si ripercuote sulla sua produttività in termini di olive prodotte. Se l'infezione viene contratta da piante giovani oppure malate, il batterio può portare anche alla morte dell'intero olivo.

Climi miti e umidi favoriscono l'infezione in quanto il batterio che vive sulla superficie delle piante si diffonde attraverso il film liquido raggiungendo le ferite causate dal vento o dalla pioggia. Ma può penetrare anche attraverso gli utensili utilizzati per la potatura o ancora tramite gli insetti come vettore. È questo il caso della mosca dell'olivo, il nemico numero uno degli olivicoltori, in grado di trasmettere il batterio tra una pianta e l'altra.

"La rogna dell'olivo è una malattia che si conosce fin dal lontano passato ma contro la quale ci sono poche armi a disposizione", spiega Stefania Loreti, ricercatrice del Centro Crea di Difesa e Certificazione. "La difesa è basata su misure preventive ed agronomiche. Per questo motivo è necessario mettere in campo una serie di precauzioni per evitare che le piante contraggano l'infezione".

Come per tutte le altre malattie di origine batterica, anche per la rogna dell'olivo non esistono interventi curativi specifici: i prodotti a base di rame (ad esempio l'ossicloruro) non sono in grado di debellare il microrganismo patogeno una volta entrato nella pianta. Per essere efficaci gli interventi a base di rame devono essere tempestivi ed è quindi importante monitorare gli eventi che favoriscono la diffusione del patogeno (temperature miti, pioggia, grandine, attacchi di insetti, interventi di potatura). Una volta effettuato il trattamento, questo deve essere ripetuto dopo una settimana.

 

Non esistendo una cura per la rogna dell'olivo, è essenziale evitare il contagio.

 

Ecco dunque le cinque buone pratiche da adottare per evitare che le piante si ammalino.

 

Potatura

La potatura degli alberi è essenziale per mantenere produttivo un oliveto. Deve essere effettuata evitando ristagni di umidità e favorendo la penetrazione dei raggi solari nella chioma. Nel caso in cui ci sia una pianta infetta è necessario sterilizzare gli strumenti adoperati con una fiamma o attraverso l'uso di prodotti a base di rame. In questo modo si evita che il batterio passi da un olivo all'altro sfruttando le ferite causate dalla potatura.

 

Distruzione dei rami

I residui di potatura devono essere opportunamente allontanati dall'oliveto attraverso il trasporto in appositi inceneritori. In questo modo si distrugge il batterio che altrimenti potrebbe diffondersi nell'ambiente.

 

Protezione

Dato che il batterio penetra all'interno della pianta attraverso le ferite nel legno è buona cosa proteggere i tagli effettuati durante la potatura con mastice.

 

Niente abbacchiatura

L'utilizzo di lunghi pali per battere i rami dell'ulivo e causare la caduta dei frutti è sconsigliata, crea infatti delle lesioni alla pianta che sono la porta d'ingresso per il batterio Pseudomonas savastanoi. Meglio dunque usare scuotitori meccanici.

 

Piante certificate

Riconoscere una pianta affetta dalla rogna dell'olivo è piuttosto semplice per via delle deformazioni tumorali causate dal batterio. Tuttavia, esiste un lasso di tempo variabile tra la contrazione dell'infezione e la formazione delle escrescenze nel quale la malattia appare asintomatica. Per questo è necessario che per i nuovi impianti l'agricoltore si rivolga a vivai affidabili che certificano la sanità delle piante. Esistono infatti oggi dei test diagnostici rapidi che in poco tempo sono in grado di rilevare la presenza del batterio all'interno della pianta.

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