BASF ha lanciato negli Stati Uniti il riso Provisia. Un evento atteso da molti risicoltori che hanno seminato per anni con successo il riso Clearfield e che oggi possono contare su Provisia per combattere l'insorgenza di erbe infestanti graminacee resistenti agli erbicidi Als.

Quindici anni fa l'introduzione della tecnologia Clearfield ha rappresentato una svolta per molti risicoltori. Le sementi messe a punto da BASF sono infatti resistenti a Beyond, l'erbicida a base di imazamox che inibisce l'enzima acetolattato sintetasi-Als. "Tuttavia negli anni si sono selezionate alcune graminacee resistenti a questo meccanismo d'azione", spiega ad AgroNotizie Claudio Pivi, responsabile riso di BASF.

"Il riso Provisia è resistente all'erbicida Verresta, a base di cycloxidim. Questo principio attivo è un graminicida che possiede un meccanismo d'azione diverso, quindi, è in grado di controllare il riso crodo e tutte le graminacee, come i giavoni, compresi quelli resistenti agli erbicidi ALS inibitori".
Questo meccanismo d'azione lo rende sinergico al sistema Clearfield, allungandone la vita e mettendo al riparo i risicoltori dalle infestanti.

Insomma, i due sistemi si completano a vicenda. E infatti la multinazionale tedesca ha suggerito ai risicoltori statunitensi di utilizzare Provisia in una rotazione almeno triennale con Clearfield e soia per massimizzare l'efficacia del diserbo e allontanare lo spettro delle infestanti resistenti.

Ma quando sarà disponibile il seme per i risicoltori italiani? Da BASF fanno sapere che ci vorranno uno-due anni per la registrazione delle varietà in Italia. L'azienda intanto procederà alla moltiplicazione del seme, ma non è prevedibile quanto seme sarà effettivamente disponibile per gli agricoltori dopo la chiusura della procedura di registrazione.

Poche notizie invece sul costo del prodotto. "Non possiamo fare previsioni perché si tratta di una semente con un nuovo tratto di resistenza che è complementare e non sostitutivo di quello delle sementi Clearfield. Possiamo però dire che la sostenibilità economica di questa nuova tecnologia sarà garantita e che consentirà ai risicoltori italiani di valorizzare al meglio le loro produzioni", spiega Pivi.
 

Un po' di storia...

Il cruccio principale per i risicoltori è rappresentato dal riso crodo, che ha caratteristiche genetiche molto simili a quelle dell'Oryza sativa, il riso destinato al consumo umano. E' difficile dunque individuare un erbicida che sia selettivo per il riso ed efficace contro il crodo. Negli anni Novanta, nell'Università delle Louisiana, iniziarono le prime ricerche basate sulla mutagenesi indotta per ottenere varietà di riso resistenti ad erbicidi efficaci invece su altre infestanti, come il crodo.

A dare i risultati più interessanti fu una pianta selezionata nel 1993 che aveva sviluppato una tolleranza all'imazethapyr, della famiglia degli imidazolinoni (a cui appartiene l'imazamox), che porta all'inibizione dell'enzima acetolattato sintetasi (Als). Efficace contro il crodo e altre infestanti, poco tossico per gli animali e con un profilo ambientale positivo.

Per ottenere il seme resistente, i ricercatori statunitensi erano partiti da una varietà commerciale, AS 3510, trattata con etil-metil-sulfonato, sostanza utilizzata per indurre mutagenesi. A partire da questa pianta tollerante sono state selezionate differenti varietà resistenti agli imidazolinoni, le sementi Clearfield. Visto il successo, BASF si è affidata alla mutagenesi anche per indurre nuovi tratti di resistenza, arrivando a selezionare piante resistente al cycloxydim, che presto arriveranno in Europa sotto il nome Provisia.