Cimice asiatica, la speranza di debellarla in un imenottero

Ricercatori del Crea hanno individuato un imenottero in grado di parassitare le uova della cimice asiatica impedendone la proliferazione. Una speranza per gli agricoltori colpiti da questo insetto infestante

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

Questo articolo è stato pubblicato oltre 4 anni fa

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L'Ooencyrtus telenomicida è un imenottero in grado di parassitizzare le uova della cimice
Fonte foto: © Crea - Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria

Si chiama Ooencyrtus telenomicida ed è la speranza di migliaia di agricoltori del Nord Italia flagellati dalla cimice asiatica. Si tratta si un imenottero, più piccolo di un millimetro, che ha la capacità di parassitare le uova della cimice.
La femmina inocula le sue uova in quelle della cimice annientando la progenie dell'insetto e salvando le colture.

"Abbiamo selezionato l'Ooencyrtus telenomicida per la sua efficacia nel parassitare la cimice asiatica", spiega ad AgroNotizie Pio Federico Roversi, ricercatore del Crea - Centro di ricerca e certificazione che ha portato avanti lo studio.
"Abbiamo cercato in natura quali fossero gli antagonisti della cimice nostrana e tra i molti che abbiamo selezionato e studiato in laboratorio alla fine abbiamo scelto l'Ooencyrtus".

Il lavoro è stato portato avanti dal Centro di ricerca e certificazione del Crea che lavora con il Servizio fitosanitario del Mipaaf e delle Regioni in un progetto finanziato il ministero che si chiama Aspropi - Azioni a supporto della protezione delle piante. Il progetto prevede che al verificarsi di una emergenza fitosanitaria il Crea possa operare da subito alla ricerca di una soluzione.

Ad oggi il lavoro del Crea ha visto lo sviluppo di una fase in laboratorio con alcune prove in campo prima dell'arrivo dell'autunno. Prove che i ricercatori valutano estremamente positive.
Nel 2017 ci dovrebbero essere prove estensive in aziende agricole per valutare meglio l'efficacia dell'imenottero, ma soprattutto le modalità e le tempistiche con cui deve esse distribuito in campo per sortire il massimo effetto.
Se tutto andrà secondo i piani nel 2018 dovrebbero essere disponibili per gli agricoltori le prime soluzioni da applicare direttamente in campo.

Per la lotta biologica è probabile che si seguirà il metodo utilizzato per il contrasto alla piralide del mais. Anche in questo caso è stato individuato un parassita, il Trichogramma brassicae, che colpisce la piralide inoculando le sue uova all'interno di quelle del lepidottero. Il problema è che la distribuzione di questo parassita non è sempre agevole.

Ad oggi il metodo più veloce è tramite drone. Nel momento in cui le condizioni ambientali sono favorevoli allo sviluppo della piralide, il drone, il cui pilota deve essere allertato per tempo dall'agricoltore, sgancia nel campo secondo un piano di volo prestabilito dei contenitori all'interno dei quali sono presenti migliaia di uova dell'insetto parassitante.
Uova che poi si schiudono liberando il Trichogramma brassicae che va a colpire le uova della pialide. Gli agricoltori lamentano però la gestione complessa di questi contenitori, che devono essere tenuti in fresco prima del lancio, e l'efficacia non sempre costante.

"A differenza della piralide, che può essere controllata con agrofarmaci specifici, ad oggi non esistono delle soluzioni per debellare la cimice asiatica", spiega Roversi.
"Dai test che abbiamo effettuato in laboratorio risulta un'elevata capacità di parassitizzazione dell'Ooencyrtus, con il 35% delle uova colpite da una sola femmina in 24 ore e la completa parassitizzazione in presenza di più femmine. Inoltre la femmina causa una mortalità complessiva maggiore a causa delle punture effettuate per alimentarsi.
Bisogna ricordare infine che da un uovo di cimice parassitizzato nascono diversi individui del parassita: in questo modo la popolazione aumenta più velocemente di quella della cimice"
.

Un aspetto positivo è che l'Ooencyrtus telenomicida è un imenottero autoctono e dunque può essere sfruttato, allevandolo in biofabbriche, senza particolari precauzioni. La legislazione italiana vieta infatti di importare specie estranee destinate alla lotta biologica.
"I predatori della cimice asiatica in natura si nutrono anche di altre specie. Importandoli in Italia correremmo dunque il rischio di creare ulteriori problemi".

Secondo i dati diffusi dal Crea nel solo 2016 il comparto ortofrutticolo ha registrato gravi perdite che vanno oltre il 40% in settori come la produzione di pere e kiwi. Ma sono coinvolti anche mele, pesche, uva, pomodori, noci, nocciole, mais, soia e molti altri prodotti agricoli.

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